AttualitàBasilicataBlog

L’OCULISTA ACCECA LA SINISTRA

Lacerenza non vuole parlare di politica, preferisce concentrarsi sugli interventi chirurgici. Sembrava mollare, poi no. Difficoltà a trovare candidati per lui. Il Pd si spacca, chiesto il ritiro: ecco il documento

«Adoro i partiti politici: sono gli unici luoghi rimasti dove non si parla di politica», deve essersi ispirato a questo aforisma di Oscar Wilde il candidato Presidente del “campo non troppo largo” Domenico Lacerenza quando commentando le parole del segretario nazionale di Azione ha dichiarato: «Strappo di Calenda? Io non voglio concentrarmi sugli aspetti politici. Spero di poter conciliare la campagna elettorale con qualche intervento chirurgico». Un candidato Presidente di Regione che non vuole parlare di politica evidentemente soffre di labirintite, ha perso il senso dell’orientamento e non sa esattamente dove si trova e cosa sta facendo. La cosa appariva abbastanza evidente anche in una sua precedente dichiarazione nella quale prima diceva che era stato proiettato in una sfida molto grande e, poi, chiedeva 24 ore di tempo per riflettere.

LE VEDOVELLE DI CHIORAZZO ALL’ATTACCO

Una frase da temporeggiatore quella di Lacerenza che, immediatamente, dava la stura alle “vedovelle di Chiorazzo” tra le quali spicca l’orfano di partito Fausto De Maria che in uno slancio di entusiastico innamoramento degno di un’estasi religiosa invocava per l’ennesima volta un ritorno in campo del re delle Coop: «Svestitevi dalle casacche di partito, non possiamo essere influenzati da vicende nazionali!!! Ci vuole una rivoluzione popolare e autonomista!!! Incoraggiamo Angelo Chiorazzo a non mollare la sua candidatura a Presidente!!!», ha gridato su Facebook il giovane De Maria. Sul Pacifico fu difficile convincere i Giapponesi rimasti sulle isole che l’Imperatore avesse abdicato. Qualcuno si incarichi di avvisare il sindaco di Latronico che la guerra è finita e l’uomo che aveva annunciato la rivoluzione del territorio ha preferito una resa disonorevole a un Harakiri con coraggio. Chiorazzo non è Mishima e, da buon democristiano, ha preferito tirare a campare che tirare le cuoia.

LA CANDIDATURA PSICOLOGICAMENTE FRAGILE

Quello che appare, al di là di ogni positiva valutazione umana e professionale nei confronti di Lacerenza, è che la sua è palesemente una candidatura debole. Una debolezza che si manifesta non tanto nella quadra politica quanto nella tenuta psicologica. Rino Formica diceva che la politica è «sangue e merda», senza voler scomodare Max Weber e la sua “La politica come professione” è evidente che un po’ di militanza e di esperienza nel campo della lotta politica serve per tenere botta in una campagna elettorale e, ancora di più, qualora si fosse chiamati a governare. Dopo la ridda di voci sulla ritirata, il possibile ripensamento e l’eventuale trattativa non pienamente completata è stato proprio Lacerenza a dire, con un comunicato stampa specifico, che è al lavoro per «tradurre gli impegni in un programma giudicando tutti insieme indispensabile il confronto fattivo con le forze politiche a livello regionale». Il linguaggio complesso e articolato da Prima Repubblica ci sta tutto, l’assenza totale di contenuti e di strategie pure.

LA MORTE DELLA POLITICA

Quello che si registra a sinistra è la morte della politica. Ci chiediamo se tra i tanti amministratori locali, i tantissimi dirigenti e militanti di partito, la moltitudine di attivisti e di simpatizzanti del PD e del M5S non fosse possibile trovare un politico da candidare, qualcuno che avesse vissuto la politica con passione e professionalità e non l’ennesimo medico prestato alla politica. Sembra di rivivere la stessa sitcom che andò in onda esattamente cinque anni fa con la scelta di Trerotola. Il centrosinistra aveva perso il cavallo di razza Pittella, aveva rinunciato a candidare nomi altisonanti e si era dovuto ripiegare sul dott. Trerotola. Anche in quel caso si trattò di un professionista modello e di un uomo di specchiata onestà ma non abituato alla lotta politica, per il centrosinistra fu un disastro vero che dichiarò la fine del Partito Regione, della sua struttura e dei suoi apparati. Questa volta dagli archivi della memoria non usciranno fotografie con Almirante e da via della Scrofa non saranno trovate le tessere del MSI ma, per il resto, la strada sembra essere esattamente la stessa. La sconfitta verosimilmente ci sarà anche nei risultati dello spoglio. Per adesso quello che già si vede è la sconfitta del sistema PD. Praticamente in due tornate elettorali hanno dichiarato di non avere più le vecchie glorie e di non aver allevato cavalli di razza. Le comiche finali sono terminate. Si cali il sipario.

Di Massimo Dellapenna

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
error: Contentuti protetti