Che non è mai finita.
E ha avuto due periodi di recrudescenza.
L’ultimo dei quali è praticamente arrivato al suo picco, con la curva dei contagi che mostra chiari segnali di rallentamento.
Mentre, purtroppo, continua a salire quella dei decessi. Davide Tosi, 42 anni, ricercatore all’università dell’Insubria, esperto di big data e ideatore della pagina Facebook “Predire è meglio che curare”, analizza con noi l’attuale andamento della pandemia.

Professore, quando sarà il picco dell’attuale ondata?
E adesso dove ci troviamo?

“Per quanto riguarda la Lombardia i dati sui contagi ‘normalizzati’ (resi indipendenti dai tamponi effettuati giorno per giorno, ndr) ci dicono che siamo già al picco.
Per quanto riguarda il dato nazionale, invece, dovrebbero mancare tre o quattro giorni”


Cosa dobbiamo attenderci per il futuro?

“L’ingresso di gran parte dell’Italia in zona rossa porterà a un abbassamento della curva. Del resto, anche l’introduzione delle misure precedenti, le zone arancioni rafforzate o l’anticipo delle restrizioni per quanto riguarda alcune regioni, come la Basilicata, hanno portato a una riduzione del contagio.
Anche la chiusura delle scuole ha avuto un impatto sulla diffusione del virus”


E allora perché sono state introdotte nuove limitazioni ancora più rigorose, se la curva sta rallentando?

“Perché la curva deve scendere in maniera marcata.
Non è più accettabile contare 300 morti di media al giorno.
È stato corretto, quindi, introdurre nuove zone rosse.
Che porteranno a una discesa.
Lieve, inizialmente. Poi più rapida. Purtroppo per le curve di ospedalizzazioni e decessi si prevedono tempi più lunghi


La curva della terza ondata ha seguito un andamento simile a quella delle prime due?

“I numeri dicono che la seconda ondata, in realtà, non si è mai conclusa.
Dopo le difficoltà dell’autunno si è riattivata intorno al 7 gennaio. E l’aumento di casi che stiamo affrontando è una recrudescenza di quella prima riattivazione”


L’allarme adesso è sulle terapie intensive. Cosa ci dobbiamo attendere nei prossimi giorni?

“Avevo calcolato una decina di giorni fa che al 20 marzo avremmo avuto 3.300 persone in Terapia intensiva a livello nazionale (oggi sono 3.028, ndr).
A questa data il trend dei ricoveri si dovrebbe invertire.
Questo si tradurrà in circa 500 decessi al giorno, che dovremmo raggiungere a fine marzo, con una curva della mortalità che continua a salire. In Lombardia, sempre al 20 marzo, avremo fra le 750 e le 760 persone in Terapia intensiva e 7.400 ospedalizzazioni.
Questo vuol dire che a fine mese dovremmo toccare i 150 decessi al giorno”.


C’è qualche zona della Lombardia più colpita delle altre?

“All’inizio Brescia ha sicuramente avuto numeri molto alti.
Poi tutte le province hanno scontato un’esplosione dei casi, oltrepassando la soglia di 1 nell’indice Rt. Oggi Milano è a 1.07, Brescia è scesa a 1.01 dato che è entrata per prima in zona arancione. Pavia ha un andamento in leggera crescita a 1.18, il dato più alto attualmente. Mantova è 1.13”

Capitolo vaccini. S’inizia a sentire un effetto dell’avvio della campagna?

“È percepibile in modo significativo fra gli operatori sanitari e sui medici, categorie in cui c’è stato un drop (calo, ndr) significativo dei contagi. Sul resto della popolazione, fasce di età avanzata e personale docente, ancora non si può notare nulla.
Difficile dire quando potremo osservare qualche cambiamento.
Dipende dalla velocità che le Regioni metteranno in campo nel somministrare i vaccini


Allarme AstraZeneca. Ha effettuato analisi sulla percentuale di vaccini che ha creato problemi?

“Abbiamo visionato il report ufficiale compilato in Gran Bretagna che ha raccolto tutti gli eventi avversi sul campione integrale dei vaccinati.
Si tratta di numeri molto bassi.
È giusto che si faccia luce sugli eventi che si sono verificati ma bisogna respingere qualsiasi allarmismo sui vaccini perché porta a un calo della fiducia sulla campagna”

FONTE

https://www.ilgiorno.it/cronaca/numeri-covid-1.6134977?fbclid=IwAR3DVViuEQyeTkt5mriainGhECkZhlAT9QutMCtjpv8bY4rOWueFZZizYoY

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