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NICOLA BENEDETTO ha una “IDEA” per la Basilicata

Si tratta, insomma di un percorso per rendere la sfida dell’autonomia non un terreno divisivo ma un’occasione di rilancio per l’intero Paese in un quadro di coesione e sussidiarietà

IDEA – UN’ALTRA BASILICATA : PRESENTATI PROGETTO E CANDIDATI

L’idea di un’altra Basilicata è molto chiara ed ha preso corpo nell’estate scorsa quando per primo Nicola Benedetto ha presentato il progetto politico che oggi è condiviso e sostenuto dalla lista “Idea – Un’altra Basilicata” per le regionali del 24 marzo 2019

A presentare oggi a Potenza programma e candidati, insieme a Benedetto, il senatore Gaetano Quagliariello e il candidato presidente per il centrodestra Vito Bardi.

Una Regione capace, in ogni campo, di diventare protagonista di un Mezzogiorno finalmente competitivo; che dice basta alle politiche clientelari e assistenziali e si fa promotrice di investimenti mirati a dare alle comunità e alle imprese l’opportunità di innescare uno sviluppo produttivo e buona occupazione; che opera per creare una rete di collegamenti veloci, scuri, capillari ed ecostenibili; che punta a valorizzare tutte le risorse paesaggistiche, artistiche e naturalistiche: è questa l’idea centrale illustrata da Benedetto.

La priorità resta il lavoro che è la prima emergenza da affrontare.

Le imprese lucane – ha affermato – vivono da tempo una grave crisi strutturale conseguenza di una paralisi di programmazione industriale. Solo nel comparto edile negli ultimi dieci anni sono stati persi ben 5mila posti di lavoro. Tra le altre idee programmatiche di Idea – Un’altra Basilicata ampio spazio è stato dedicato alla tutela dell’ambiente e al petrolio.

A novembre scorso – ha detto il consigliere – è scaduta l’intesa di programma Regione-Eni che risale al 1998 senza che sia accaduto nulla. Ho sempre ritenuto – ha aggiunto – che petrolio ed ambiente possono coesistere perché esistono mezzi, strumenti tecnologici per consentirlo, salvaguardando prima di tutto ambiente, salute e attività del territorio. Siamo per un petrolio che arricchisce e non inquina, un obiettivo da raggiungere attraverso una gestione oculata impostata sul medio periodo e non sul breve.

Bisogna avviare – ha aggiunto – una politica di rispetto dell’ambente che non mortifichi però l’attività imprenditoriale perchè lavoro e salute devono andare di pari passo. Tra le indicazioni di una “politica economica dalla parte dei cittadini”, inoltre, l’impiego intelligente e strategico dei fondi comunitari, statali e regionali in modo da ridare dignità sociale ai tanti a cui la crisi economico-finanziaria e sociale ha tolto tutto. Le ricchezze della regione – ha affermato – vanno distribuite sull’intero territorio con più equità ed equilibrio ed utilizzate per realizzare opere che portino a una reale crescita economica. 

Secondo il sen. Gaetano Quagliariello per la Basilicata come per tutte le altre Regioni italiane la sfida da raccogliere è l’autonomia.

“La risposta per il Sud alla sfida dell’autonomia può essere il reddito di cittadinanza? Noi – ha detto – crediamo di no, e abbiamo le idee chiare per un intervento strutturale che miri allo sviluppo e non all’assistenzialismo. Abbiamo in testa un’altra idea di Sud, per raccogliere in chiave non di conflitto ma di opportunità la sfida dell’autonomia differenziata. Il tutto in differenti “step”: intervento straordinario, agenzia commissariale ad hoc, autonomia in chiave di regionalismo differenziato”

Il primo passo, partendo dal presupposto che “in una visione sussidiaria il rapporto tra Stato ed enti territoriali deve variare a seconda delle esigenze dei diversi territori” è “un nuovo intervento straordinario per il Sud, per creare le condizioni di contesto irrinunciabili per rilanciare l’economia meridionale: infrastrutture materiali e immateriali; sicurezza e contrasto alla criminalità; formazione del capitale umano; procedure amministrative praticabili; costo del lavoro competitivo”.

Per realizzarlo si immagina un’agenzia ad hoc, “una struttura commissariale realmente efficiente, transitoria e con poteri di emergenza, alternativa ai ‘carrozzoni’ di conclamata inutilità, che coordini l’intervento straordinario, censisca e integri le risorse disponibili anche con riferimento ai fondi europei (il cui mancato utilizzo è uno scandalo che ben rappresenta il fallimento dell’attuale modello regionalistico) e le concentri su progetti strategici di ampio respiro, evitandone la distribuzione a pioggia e scongiurandone la dispersione.

Si tratta, insomma – conclude – di un percorso per rendere la sfida dell’autonomia non un terreno divisivo ma un’occasione di rilancio per l’intero Paese in un quadro di coesione e sussidiarietà”

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