TIBERIO FIORILLI: SCARAMOUSCE

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di Leonardo Pisani
Come bella l’avventura.

Un cavallo e una chitarra
Ogni punto della terra
Per fermarsi o per andar
Come bella questa vita
Senza ieri ne’ domani
Tutto il mondo fra le mani
Per fermarsi o per andar
E se l’amore verrà sono qui
Io le offrirò tutto quello che ho
Ma è più bella l’avventura
Senza ieri ne’ domani
Tutto il mondo fra le mani
Per fermarsi o per andar
Così cantava Scaramousche, ops meglio così cantava Domenico Modugno a cavallo tra alberi e strade di un immaginario 1600, nell’omonimo sceneggiato che raccontava la vita romanzata di Tiberio Fiorilli chiamato anche Fiorillo o Fiurelli, oppure monsieur Fiorilli, per il successo avuto nella Francia di Re Luigi XIII. Nato a Napoli il 9 novembre 1608, era figlio di un militare, un capitano di cavalleria ma abbandonato, visse per strada e di espedienti, finchè nei suoi vagabondaggi arrivò a Fano, dove entrò in una compagnia di comici. Esordì nella commedia dell’arte con “Il Convitato di Pietra” e prese il nome di Scaramuccia. «Il successo si rinnovò a Mantova, a Bologna, e nuovamente a Napoli, dove il F. lasciò la vecchia compagnia, in cerca di maggior fortuna: correva così nuove e pericolose avventure a Malta e a Palermo. Quivi sposò Lorenza Elisabetta del Campo, che egli stesso educò alla scena, con il nome di Marinetta. Il suo nuovo e corretto modo di vivere gli procurò la stima generale, tanto che fu invitato a Vienna dall’imperatore e a Parigi dal Mazzarino – scrive Alberto MANZI –nell’Enciclopedia Italiana (1932) – Si decise per Parigi (1640), acquistandosi le simpatie del piccolo Delfino (poi Luigi XIV) e del pubblico. Scaramuccia non porta la maschera: egli ha la pancetta, e una spalla più alta dell’altra, ma le sue mosse sono così aggraziate che la figura appare elegante; mirabile è la sua agilità e stupendo il suo spirito d’improvvisatore. Nel 1645 fa parte della Compagnia dei comici italiani diretta dal Bianchi, che recita nella sala del Petit-Bourbon; ma alla fine del 1647 o ai primi del 1648, per i torbidi della Fronda i comici italiani sono costretti a lasciare la Francia». Si esibì a Roma, ma il suo destino si chiamava Francia, ritornò a Parigi dove ormai Luigi XIV era diventato il Re Sole ma si ricordava di quell’attore che quando era piccolo e orfano, andava ogni sera a trovarlo per divertirlo. Il ritorno alla corte borbonica fu l’apice del successo per Tiberio Fiorilli, il re di Francia gli assegnò una dotazione di 15 mila lire l’anno. Il napoletano fu un innovatore della commedia dell’arte. Abbandonò la maschera e usò l’espressività del suo volto anche grazie ai suoi grandi occhi e sopracciglia e un lungo naso e si fece crescere i baffi alla maniera del periodo di Luigi XIII con un pizzetto sottile e corto.
Ebbe una grande amicizia con Moliere e lo influenzò, tanto che come scrive l’Enciclopedia Britannica, il grande commediante francese fu accusato “di essere la scimmia di Scaramouche. Un’incisione mostra Molière che imita le smorfie di Scaramouche con l’aiuto di uno specchio”. Nel 1666 ritorna in l’Italia, ma poi cambia idea e va a Parigi, dove morì il 7 dicembre 1694.

Scaramuzza, una maschera partenopea in origine. In oblio per secoli, poi resa famosa da cinema e tv

Il grande pubblico ha conosciuto Scaramouche grazie al cinema con un film muto del 1923 diretto da Rex Ingram e uno del 1952 diretto da George Sidney tratto dal romanzo omonimo (1921) di Rafael Sabatini e ha come interpreti Stewart Granger, Eleanor Parker, Mel Ferrer e Janet Leigh, passato alla storia per il duello più lungo del cinema nel suo finale. In Italia, il personaggio riprese una notevole fama con lo sceneggiato televisivo diretto da Daniele D’Anza con Domenico Modugno nella parte di Tiberio Fiorilli/Scaramouche e con Carla Gravina, Liana Orfei, Raffaella Carrà, Gianni Agus e una adolescente Loretta Goggi. La canzone di apertura, L’avventura diventerà un successo di Modugno. SE Scaramouche fu una portato al successo e innovato di Tiberio Fiorilli, il personaggio aveva origini più antiche. La Treccani nel 1936 scriveva: si ignora: “quale comico abbia assunto per primo il nome di Scaramuccia, ma è indubbia l’origine napoletana della maschera, la quale rappresentava un personaggio continuamente impegnato in piccole battaglie. Prima di essere adottata dal Fiorilli, veniva impersonata da comici che rappresentavano il personaggio di Capitano e che di essa fecero la caricatura del soldato spaccone, vanaglorioso, bugiardo, capace di mirabolanti imprese a parole, ma destinato sempre, nella realtà, a prendere busse. Scaramuccia era quindi imparentato con tutta una serie d’altri tipi (Razullo, Meo Squaquara, Coviello, ecc.), con i quali aveva in comune la millanteria e la poltroneria. Col nome di Scaramuccia qualche attore comico italiano recitò anche a Parigi già nella seconda metà del sec. XVI e della maschera esistono raffigurazioni di artisti francesi (Callot, ecc.). Comunque, essa ebbe scarsa importanza prima del Fiorilli che, conservando il costume nero, mutò il cappellaccio col berretto e la spada con la chitarra. Dopo il Fiorilli si può dire che la maschera di Scaramuccia scomparve”. Derivata dal capitano è una delle più antiche maschere della commedia dell’arte, vanaglorioso, spaccone ma alla fine sempre perdente, assunse le sembianze di un soldato spagnolo dopo l’arrivo di Carlo V in Italia. Secondo alcune fonti la maschera nacque a Napoli con il nome di Scaramuzza, assumendo la forma Scaramuccia (toscana) nel Settecento ma fu Fiorillia portarla al successo, cambiando anche la figura, una chitarra al posto della spada- all’epoca i comici erano anche cantanti e musici- e di caratte arguto e complesso. Anche se Moliere tentò di tenerla in vita, la mascherà finì assieme a Tiberio Fiorilli.

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Leonardo Pisani

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