SCIOPERO DELLA FAME, BOLOGNETTI: «QUI È IN BALLO LA DEMOCRAZIA»95 firme affinchè sospenda l’azione nonviolenta

SCIOPERO DELLA FAME, BOLOGNETTI: «QUI È IN BALLO LA DEMOCRAZIA»

È calato su questa tua ennesima azione nonviolenta uno scandaloso silenzio; un silenzio assassino», è questo uno dei passaggi dell’appello a Maurizio Bolognetti affinchè sospenda lo sciopero della fame iniziato lo scorso 5 ottobre per tutelare la propria salute senza rinunciare alle battaglie civili e politiche che porta avanti da anni.

«È tutta colpa dell’informazione o l’informazione è condizionata, o peggio, dalla politica?», si legge nel testo dell’appello, denunciando la scarsa attenzione riservata alle battaglie del segretario dei Radicali Lucani e il silenzio sia dell’Ordine dei giornalisti della Basilicata sia di quello nazionale.

A lanciare l’appello, con una lettera aperta a prima firma di Francesca Tiboldo, è un gruppo di 95 persone che condivide le ragioni della protesta e pone l’accento sul silenzio che continua a circondare le iniziative nonviolente. «Crediamo che non si possa aspettare ancora, mettendo a rischio la tua salute», si legge nell’appello, che chiede a Bolognetti di prendere in considerazione una nuova sospensione dello sciopero, per poter successivamente rilanciare le rivendicazioni tutte condivise dai firmatari.

Un segno di vicinanza che ha portato Bolognetti a riflettere sulla possibilità di sospendere e ne parliamo proprio con lui.

Maurizio, lei è in sciopero della fame da più di 20 giorni con l’intento di richiamare l’attenzione sul diritto all’informazione e alla libertà di denunciare. Di fronte a quello che i firmatari dell’appello definiscono un «silenzio assassino», che cosa chiedi concretamente alle istituzioni e all’Ordine dei giornalisti?

«All’Ordine e al CDT chiedo di occuparsi con urgenza del “Caso Ruggi”.

Un Presidente dell’ODG che dichiara di non poter esprimere la propria solidarietà a un collega, minacciato, intimidito, aggredito e diffamato, credo sia una cosa che non abbia precedenti nella storia dell’Ordine fin dalla legge istitutiva dello stesso, che è datata 1963.

Quel“li hai provocati e quindi non ti esprimo solidarietà” è una motivazione scandalosa e vergognosa. E quindi, sì, chiedo l’intervento dell’ODG Nazionale e del CDT (Consiglio di disciplina territoriale) che per statuto, e per ragioni fin troppo ovvie,non può essere il CDT lucano.

Qui è in ballo la democrazia, la libertà di stampa, il diritto di cronaca, di critica e anche di satira. Qui parliamo della concreta applicazione dell’art. 21 della Costituzione.

Una stampa imbavagliata e intimidita è una stampa che fa comodo a chi vuole che non si faccia luce, ma che ci siano solo ombre.

Se per Istituzioni intendi anche le Istituzioni del nostro Stato, non posso che chiedere un vero concreto rispetto del diritto alla conoscenza che è sinonimo di democrazia».

L’appello, firmato da oltre 95 persone, con professioni diverse e provenienti da territori differenti, testimonia una solidarietà ampia e tra- sversale nei confronti della tua battaglia. I firmatari riconoscono il valore delle tue rivendicazioni, ma ti chiedono di sospendere il digiuno per tutelare la tua salute e rilanciare la tua iniziativa. Come rispondi a questa richiesta?

«Per la precisione siamo giunti quasi a 90 firmatari e la cosa di certo mi nutre e mi conforta. Ho iniziato questo sciopero alle 23.59 del 5 ottobre; darò una risposta dovuta e doverosa il 30 ottobre, giorno del mio 62° compleanno e lo farò attraverso una diretta dal mio canale Facebook.

È verissimo, i firmatari riconoscono e si riconoscono nelle ragioni che mi hanno indotto a nutrire il mio Satyagraha (insistenza per la verità) ancora una volta attraverso lo sciopero della fame.

Con un pizzico di amarezza devo constatare che nel corso degli anni il potere ha sviluppato i suoi anticorpi verso questa forma di lotta e di dialogo. Hanno paura non della violenza, anzi, ma della nonviolenza.

C’è il concreto rischio, considerato che dialogo con troppi sordi, che questa azione debba durare ancora molto a lungo e ogni giorno sta iniziando a diventare una montagna da scalare.

Ovviamente in questo scenario avvilente ci sono eccezioni che nutrono la speranza: i quattro giornalisti dell’Odg lucano che, capitanati da Donato Pace, si sono espressi senza se e senza ma; il giornale che dirigi, Radio Libertà del direttore Cainarca e tanti cittadini che, quando riusciamo ad informarli, restano a dir poco sorpresi da autentiche bassezze.

Dovrò, nelle prossime ore, valutare con attenzione i rischi che sto correndo e quelli collegati ad un ulteriore prosieguo.

Potrei accogliere l’appello e sospendere, sottolineo sospendere, o potrei decidere di andare fino in fondo. Ho bisogno di tempo per riflettere.

Una sola certezza: questa azione è stata di certo resa clandestina e assassinata dai grandi oligopoli televisivi».

 

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