CALLMAT, 350 FAMIGLIE MATERANE TIRANO IL FIATO LE VOCI DI GIORDANO E LETTERELLI: «NO PROROGHE»

CALLMAT, 350 FAMIGLIE MATERANE TIRANO IL FIATO LE VOCI DI GIORDANO E LETTERELLI: «NO PROROGHE»

La vertenza CallMat, che da tempo tiene con il fiato sospeso Matera e 350 famiglie, trova un primo, fondamentale spiraglio. Niente lettere di licenziamento a novembre, basta contratti di solidarietà e, soprattutto, lavoro garantito almeno fino a giugno 2027.

È il risultato dell’incontro del 23 ottobre scorso tra Sindacati e azienda, arrivato a poche ore dalla mossa decisiva del Ministro Urso che ha strappato a TIM l’impegno a restituire commesse al sito lucano.

«Un risultato importante», a detta di tutti i Sindacati, «ma non ancora una vittoria. Non confondiamo un’apertura con una vertenza risolta».

La palla passa ora al Tavolo regionale, tanto atteso da tutte le sigle sindacali, ma non ancora convocato. Sulla questione, è intervenuto Pino Giordano, segretario di UGL Telecomunicazioni Matera.

Raggiunto telefonicamente da Cronache, Giordano ha fatto il punto sugli ultimi aggiornamenti inerenti alla vertenza Callmat.

Cosa vi aspettate concretamente dal Tavolo regionale sulla vertenza CallMat? Cosa chiederete a Regione, Azienda e TIM?

«Come UGL Telecomunicazioni Basilicata, ci aspettiamo che il Tavolo regionale si traduca certamente in un’assunzione concreta di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti.

Chiederemo alla Regione di svolgere un ruolo attivo di coordinamento e di garanzia, all’Azienda di tututelare tutti i livelli occupazionali e a TIM, in qualitò di committente della CallMat di assicurare prospettive produttive e volumi di attività adeguati a garantire la continuità lavorativa.

L’incontro in Regione già calendarizzato ma non ancora concordato con noi, dovrebbe avvenire presumibilmente la prima settimana del mese di novembre.

Chiederemo la salvaguardia di tutti i posti di lavoro, senza lasciare indietro nessun lavoratore. Noi ci siamo battuti e ci batteremo affinchè tutti i 350 lavoratori rimangano.

La vertenza CallMat non riguarda soltanto un’azienda, ma è il futuro di centinaia di lavoratrici e lavoratori. Riguarda, inoltre, la tenuta occupazionale di un territorio che non può permettersi assolutamente di perdere ulteriori opportunità.

Servono certamente da parte della Regione impegni chiari, tempi certi e un Piano industriale credibile. Come UGL non acceteremo che venga semplicemente rinviato».

L’incontro del 23 ottobre scorso ha confermato lo stop ai licenziamenti collettivi. A suo avviso, si può parlare di una vittoria a tutti gli effetti o semplicemente di una tregua?

«È un risultato certamente importante che riconosciamo come frutto della mobilitazione e della determinazione dei lavoratori e dell’azione unitaria sindacale.

Tuttavia, come UGL Telecomunicazioni Basilicata, non possiamo parlare di una vittoria definitiva. È un passaggio che consente di proseguire la battaglia, di ottenere garanzie occupazionali strutturali.

Non basta evitare i licenziamenti oggi, se domani permangono le stesse incertezze sul futuro produttivo dell’azienda.

La vera vittoria, per noi UGL, sarà assicurare continuità lavorativa, stabilità contrattuale e prospettive concrete a tutte le maestranze coinvolte.

Per cui, adesso continueremo a incalzare TIM e le Istituzioni affinchè agli impegni seguano dei fatti verificabili e duraturi. Il lavoro non può essere gestito attraverso continue emergenze e proroghe, ma servono programmazione industriale e responsabilità sociale».

In merito a un possibile ripristino dello smart-working e a una maggiore flessibilità su riposi e permessi, a oggi quanto pesa su un lavoratore tornare in sede tutti i giorni con i costi del carburante?

«Sicuramente, il ritorno quotidiano in sede comporta un aggravio economico significativo per molti lavoratori, soprattutto per chi deve percorrere diversi chilometri per giungere sul posto di lavoro.

Tra carburante, manuntenzione dell’auto e tempi di percorrenza, una parte crescente del salario viene assorbita dai costi necessari per lavorare. In una fase segnata da incertezza occupazionale e dalla pressione sul potere d’acquisto, questa è una situazione che pesa ulteriormente sui bilanci familiari.

Per me e per UGL Telecomunicazioni, il ripristino dello smart- working laddove compatibile con l’organizzazione del servizio e una maggiore flessibilità nella gestione dei riposi, turni e permessi, rappresentano temi concreti della tutela e della qualità della vita.

Non chiediamo e non chiederemo assolutamente privilegi, ma condizioni di lavoro sostenibili e rispettose delle esigenze delle persone.

La modernalizzazione del settore non può tradursi in un arretramento dei diritti.

Come UGL, difendere l’occupazione significa anche difendere il salario reale e la dignità del lavoro. Aspettiamo subito questa convocazione della Regione Basilicata e poi valuteremo i passi ulteriori da fare.

Noi puntiamo a una stabilizzazione che sia duratura con un progetto industriale di lungo respiro e non di breve durata».

Dopo la voce di UGL, abbiamo rivolto le stesse domande a Giovanni Letterelli, segretario regionale UILFPC Basilicata, altro Sindacato in prima linea sulla vertenza CallMat.

Una lettura, questa, che guarda allo stesso obiettivo: trasformare lo stop ai licenziamenti e la proroga fino a giugno 2027 in una soluzione concreta per i 350 lavoratori coinvolti.

«È importante avere un incontro in Regione perchè vogliamo certezze per i lavoratori. TIM si è impegnata a prorogare le commesse, e il quadro dirigenziale resta in continua evoluzione.

Noi chiediamo che questa assicurazione venga ufficializzata. Non abbiamo risolto strutturalmente il problema, ma lo abbiamo spostato in avanti e, a oggi, non ci sta altro di concreto. Speriamo vivamente che la Regione convochi TIM. Ciò che mi preme sottolineare è che non abbiamo risolto tutti i problemi.

Fino a questo momento, non abbiamo avuto un supporto concreto dal governatore Bardi. L’unica presen- za effettiva è stata rappresentata dall’arrivo della Direttrice generale per lo Sviluppo Economico, il Lavoro e i Servizi alla Comunità della Regione Basilicata, Giuseppina Lo Vecchio, alla riunione sulla procedura di raffreddamento.

Lo Vecchio ha posto l’attenzione sui 10 milioni di euro previsti per eventuali soluzioni. Ma adesso mi chiedo, fino a quando resteranno lì? Ci auguriamo che al Tavolo regionale sia presente TIM e che si possa fare un ragionamento strutturale.

I lavoratori restano la nostra priorità». Insomma, quella di CallMat si conferma una vertenza sospesa tra sollievo e incertezza.

Lo stop ai licenziamenti e il ritorno all’orario pieno dal 1° novembre sono un risultato concreto, frutto di mesi di mobilitazione e del lavoro unitario di CGIL, CISL, UIL e UGL, ma non possono bastare.

La proroga garantita da TIM fino al 1° semestre 2027 allontana lo spettro più immediato per le 350 famiglie materane, ma sposta solo in avanti la domanda di fondo: quale futuro industriale per il sito di Matera?

È questo il nodo che, ora, dovrà sciogliere il Tavolo regionale e, a livello nazionale, il Tavolo di settore del 12 novembre al MIMIT.

Come sottolineano sia Giordano che Letterelli, «senza un Piano strutturale che trasformi i volumi tampone in commesse stabili, la vertenza non potrà dirsi davvero chiusa».

Per Matera, è una boccata d’ossigeno importante, ma la partita è ancora aperta.

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