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QUELLA DEMOCRATURA CHE GIRA IN BASILICATA

La riflessione di Antonella Pellettieri

In Basilicata vi è una forma di democratura che imita le democrature europee, tipo Ungheria e Polonia, per le quali è stato coniato questo neologismo da Eduardo Germán María Hughes Galeano, noto scrittore e giornalista paraguayano che si intendeva molto bene di queste situazioni. Per democratura, leggiamo sul dizionario Treccani, si intende un «regime politico improntato alle regole formali della democrazia, ma ispirato nei comportamenti a un autoritarismo sostanziale». Questo significa che se è democratico far votare tutte e tutti, la preparazione delle liste e le decisioni sono determinate da un ristretto gruppo di oligarchi che poi si vantano di comportamenti virtuosi e di scelte chiare e palesi. Insomma convivono alla perfezione elementi democratici e autoritari in una sorta di “democrazia ristretta” o “dittatura costituzionale” che è presente in tutti i partiti nella gestione di ogni vicenda dalle nomine RAI alle nomine di partito del più sperduto villaggio della Gallia, parafrasando Giulio Cesare. Per avere un incarico bisogna essere vicini al gruppo degli oligarchi e lo stesso per entrare in una lista elettorale. Non vi dico cos’altro serve per essere candidato a sindaco o, peggio ancora, a presidente di Regione. Quando esistevano i partiti del ‘900 o meglio del XX secolo, vi erano Scuole di partito nelle quali si formavano i dirigenti che, dopo una adeguata formazione e dotati di una spiccata capacità “politica”, venivano inseriti nelle liste e, pian piano, secondo uno strambo cursus honorum, da consigliere di- ventavano assessori e poi sindaci o presidenti di qualche Ente. Oggi non esistono più le Sezioni di partito, i luoghi dove si incontravano e si formavano i futuri dirigenti: conosco di- rigenti del Partito Democratico che non si sono mai laureati e non hanno mai lavorato ma hanno ricoperto incarichi politici importantissimi, direi inspiegabilmente per uno Stato democratico… Oggi le sinistre dicono che il problema delle destre è la mancanza di una classe dirigenziale ma, ormai, lo stesso problema vi è anche a sinistra. Ai nostri tempi si viene chiamati nelle liste elettorali perché parenti di qualcuno, vicini a qualche oligarca di partito, di qualsiasi partito, per eredità e chi è in ballo non vuole smettere di ballare anche “se la musica è fini- ta, gli amici se ne vanno e tu rimani solo”, secondo una coltissima cita- zione! Prima la democratura era la paura che una democrazia potesse diventare autoritarismo: oggi è uno stato di fatto con cui bisogna fare i conti. Pertanto l’audio sulla riunione del Pd lucano non è niente di scabroso: succedeva nelle migliori riunioni della Democrazia Cristiana (o Democratura Cristiana…), dove ci sono interessi economici non vi sono regole di buona educazione ma vince e vive il più forte, secondo la legge naturale della sopravvivenza! Nell’audio non vi è una sola voce femminile…e meno male! Ciò che è grave e va anche oltre la Democratura è aver continuato a decidere anche quando la riunione era stata sciolta e alcuni erano andati via: una sorta di democratura dentro la democratura, la democratura raddoppiata? Qualcuno potrebbe obiettare e dire che quelli del Pd, duri e puri (di solito maschi Alfa), non prendono ordini da Roma e fanno ciò che vogliono…mica come quelli di destra che, invece, aspettano ordini dall’alto e non muovono foglia che Giorgia non voglia. Perché anche la scelta del candidato di destra è stata molto violenta e vi sono stati morti e feriti ma si sono saputi ricompattare. Unitisi vince con malumori, rospi ingoiati, “buon viso a cattivo sangue”. In molti si chiedono come andrà a finire ancora più curiosi di conoscere l’esito della storia d’amore dei Ferragnez… In Sardegna ha votato il 48% degli elettori e lo stesso potrebbe succede- re in Basilicata: qualcuno dovrebbe ricordarsi anche le altre percentuali tipo il Pd ha avuto il 13,8% di voti e il Movimento 5 Stelle il 7,8, Fratelli d’Italia il 13,6 e Forza Italia il 6,3 e Lega Salvini il 3,7. Spero di non aver scritto percentuali troppo sbagliate ma non cambia il senso: nella democrazia vince chi ha più voti, nelle democrature vincono e comandano i portatori di basse percentuali. Anzi costoro credono di poter decidere i nomi da candidare come sindaci e presidenti perché ritengono determinante la propria presenza nella coalizione per vincere. Quanto scritto ci rende molto chiaro il motivo per il quale non viviamo in democrazia e bisogna cambiare i metodi e i sistemi elettorali che non la garantiscono più: può chiamarsi democrazia se a votare sono solo la metà dei votanti?

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