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SE CSX DIVISO, ECCO CHI ELEGGEREBBE

Chiorazzo e Speranza al momento potrebbero puntare all’argento per “governare” l’opposizione.

Cambio di rotta obbligato per Speranza e Chiorazzo: ora la sfida, in un mix di orgoglio e tattica, potrebbe essere per la medaglia d’argento. Senza campo largo e con tantissimi potenziali alleati che hanno abbandonato il tavolo, l’obiettivo si ridimensiona: difficile la presidenza della Regione, si virerebbe sulla leadership di quella che sarà l’opposizione. Lo schema, del resto, è tipico di quella sinistra che da anni è maestra a tramutare in oro le sconfitte a favore di brillantissime carriere personali. Dopo una strategia abbastanza rabberciata con tanta prosopopea e poca lungimiranza, con tanta autocelebrazione e poca pazienza ad ascoltare, il quadro è chiaro: il centrosinistra è spaccato e Chiorazzo pare voglia insistere e non si ritirerà. Eppure è stata una lunga, lunga, lunghissima rincorsa quella di Angelo Chiorazzo verso la Presidenza della Regione. Rincorsa partita con ben altri auspici.

LA CAVALCATA DI CHIORAZZO

Era maggio quando da queste colonne avevamo anticipato che “l’imprenditore bianco” di Senise stava pensando in grande. E poi a giugno ci fu la conferenza del Cral in cui veniva presentato un documento programmatico e nella quale Angelo Chiorazzo seduto in prima fila, uscì dalle retrovie per mettersi al centro della scena. Da quell’esatto istante Chiorazzo non ha più smesso di recitare il ruolo di candidato governatore in pectore. La “narrazione” è proseguita prima con “l’uomo della provvidenza” che si sacrificava per il bene dei lucani pur di “salvarli” dal centrodestra e poi con uno schema politico in cui da Roma i big del Pd e del Movimento 5 stelle lo avrebbero “consacrato” a guida della coalizione del centrosinistra allargato per sconfiggere il centrodestra.

LA VISIONE DEI CONTRARI CON IN TESTA MARGIOTTA

Questo avveniva a inizio autunno con il Pd che, in effetti, in una Direzione di partito approvò un documento – dopo l’uscita polemica dalla sala di alcuni dirigenti guidati da Salvatore Margiotta – con il sì di tutti i presenti. Il fronte del no a Chiorazzo non si fece contare. Ma da allora lo stesso fronte è cresciuto. Le “veline” rosse però, non han- no ceduto di un centimetro assicurando che Conte non poteva che incoronare il lucano e cattolico Chiorazzo come candidato presidente. Sono passati i mesi nel frattempo. Da Marcello Pittella ai duri e puri pentastellati, dai socialisti di Valvano ai progressisti di matrice rossa sono arrivati “consigli” a cambiare nome del candidato presidente per ritrovare l’unità. Ma nulla. Pure il metodo delle primarie è stato messo in pasto al dibattito tranne poi non farne nulla. Da parte sua Chiorazzo però, continua a riempire l’agenda con incontri e manifestazioni e non sembra curarsi delle divisioni. E il leitmotive nel frattempo è diventato: “Andiamo avanti tanto “loro” non avranno alternativa”. Un messaggio per addetti ai lavori che rischia di essere solo un “perverso” gioco delle parti a farsi male tra “amici” e “compagni”. Anche perché quello è il campo in cui le regole elettorali sono ben conosciute e dove non manca certo il fiuto per sapere che il centrodestra può essere impensierito (e non si sa se basterebbe) solo se dall’altro lato ci fosse piena armonia e compattezza tra tutte le forze dal centro fino all’estrema sinistra.

PERCHÉ INSISTERE?

Da qui la domanda: ma allora perché lo fanno? Semplice: perché in politica non si ragiona mai solo sull’oggi. Spesso le votazioni più importanti non sono le prossime ma quelle che devono ancora venire. Insomma un posto in Parlamento o in un Ministero possono ben valere una sconfitta annunciata alle regionali. Posizionando come pedoni in Consiglio gli uomini e le donne “giusti”.

ECCO CHI POTREBBERO ESSERE GLI ELETTI

Il piano B sarebbe pronto: governare la sconfitta elettorale e mettere a via An- zio oltre alla stesso Chiorazzo, eletto come candidato governatore sconfitto, altri 4 consiglieri nello stesso schema di 5 anni fa. E cioè i primi due della lista del presidente e quindi “Basilicata casa comune” (con Federica D’Andrea di Avigliano per il seggio di Potenza e Lindo Monaco per quella di Matera naturali favoriti) e i primi due della lista del Pd con i favori del pronostico che pendono tutti sullo speranziano Antonello Molinari per il Potentino (con Angelo Summa magari che proverà a ribaltare il risultato a suo favore) e con una sfida tra Roberto Cifarelli e Piero Marrese per il Materano. Visioni? No, è tecnica elettorale di una legge, quella regionale, che non consente voli pindarici ai candidati delle liste della seconda coalizione che si piazzano dal terzo posto a scendere. Del resto basterebbe chiedere a Piero Lacorazza e allo stesso Molinari per conferma: nonostante i buoni risultati personali, 5 anni fa si trovarono fuori dal Consiglio per cervellotici calcoli basati su una legge regionale che premia il risultato di lista e non quello del numero di preferenze dei singoli candidati.

Di Giovanni Nero

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