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“LISTA DEI VESCOVI” SEMPRE PIÙ ALLA DERIVA

Caso Claps da congregazione laicale solidarietà a Ligorio e odio per chi si oppone: ormai è dichiarazione di guerra. Mescolanza politica clericale e civile, si teme il contraccolpo elettorale

La fu “penna” quasi prete, l’imprenditore delle Coop bianche, Angelo Chiorazzo, l’Arcivescovo di Potenza Ligorio ed il caso Claps: la combriccola della “Lista dei Vescovi” non sa più come uscire dall’ingorgo che ha creato e che rischia di soffocarla, e ritiene che pur di stare quotidianamente sulla scena, sia sufficiente continuare ad oltranza, sono trascorse quasi 2 settimane, con le solidarietà a Ligorio. Proprio da Democrazia cristiana, bene o male basta che se ne parli. Così, gli ultimi fraterni abbraccia a don Salvatore, dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo. In questa mescolanza di politica clericale e civile, con qualcuno, come può esserlo l’indicato, e dal Pd accettato, candidato presidente alla Regione, Chiorazzo, preoccupato dal contraccolpo elettorale che le uscite di Ligorio stanno sortendo, si tira fuori all’occorrenza il “jolly” delle aggregazioni laicali. Al di là delle sigle, Cdal o Cral, il soggetto da sconosciuto, ha fatto irruzione nel dibattito politico soltanto di recente partorendo la trovata del fondatore di Auxilium, il ricorso alle aggregazioni laicali appare sempre più come la soluzione da ultima spiaggia della “Lista dei Vescovi”. Tentativi di ribaltare la percezione delle cose, alquanto disperati e piuttosto sballati. La «chiave costruttiva» offerta dal Cdal citato, per alcuni dei passaggi distruttivi, sembra costruttiva solo di muri ancora più alti e più spessi di quelli già esistenti tra la Chiesa e la città di Potenza. La chiesa della Chiesa della Santissima Trinità nel centro storico di Potenza, dove la 16enne Elisa è stata uccisa da Danilo Restivo nel 1993 e poi ritrovata, nel sottotetto dello stesso edificio religioso, nel 2010 a distanza di 17 anni, è stata riaperta al culto dallo scorso agosto e due settimane fa la celebrazione della prima messa domenicale. Per Ligorio e quelli che lo «circondano», come li ha chiamati don Marcello Cozzi specificando che lo mandano «come un agnello al macello», il dato di un cadavere rimasto occultato per 17 anni all’interno di uno spazio in gestione della Chiesa, non fa testo. Forse chissà che, oltre che pauroso, come Ligorio ha dipinto don Mimì Sabia, chissà che il potente don Mimì, da prima del caso Claps ed a prescindere da esso, non fosse anche molto distratto. Un dubbio che è separato, come d’obbligo, anche solo dalle allusioni a complicità dirette nel caso Claps. Il cadavere di Elisa è rimasto nel sottotetto della chiesa per 17 anni: è un dato della vicenda, non rientra in quelle «dicerie pruriginose» alle quali si appellano quelli della Consulta diocesana delle aggregazioni laicali Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo. Così come è un elemento non rientrante in quelle «dicerie pruriginose» il fatto che all’interno della Santissima Trinità c’è una targa per don Mimì, ma nulla, come invece chiede la famiglia Claps, per Elisa. Non solo non si comprende il perché, ma la parte, quelli della “Lista dei Vescovi”, neanche lo spiegano. Tutto ciò giusto per citare due dettagli che non hanno bisogno di sentenze perché con la Giustizia e «con i fatti accertati» nulla centrano. La Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali è arrivata anche a bollare come «inoculatori di odio che stanno alacremente lavorando in questi giorni», chi manifesta il dissenso contro la posizione dell’Arcivescovo nella chiesa. Arcivescovo Ligorio che non sapendo che non sapendo come evadere a certi interrogativi, è arrivato al fallo di mischia con quel «i Claps chiedevano soldi, abbiamo detto no». «È comprensibile – conclude la Congregazione laicale – che i troppi anni passati dalla tragedia di Elisa possano aver sfuocato i ricordi di alcuni, ma suggerisce, per acquisire un’opinione consapevole, di attenersi a fatti accertati e non a infondate ed anche, a volte, pruriginose dicerie» Proprio sulle dicerie, sarebbe da chiedere a Ligorio e quelli che lo «circondano» come fanno a dire, in riferimento al fiume di gente radunatosi davanti alla Trinità in occasione della prima messa domenicale, che «molta di quella gente non era di Potenza». Non sarà pruriginosa, ma diceria appare anche questa. La città va da una parte, la Chiesa dall’altra.

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