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L’ASCESA E LA CADUTA DELLA LUCANA COLANGELO

Il caso di Paride Leporace

Ad Episcopia, suo paese natale, dove è nata 53 anni fa, i compaesani preferiscono non commentare su Giulia Colangelo. C’è sconcerto e incredulità a leggere i coltelli di carta dei giornali e le notizie dei siti che hanno dato la notizia che la Direttrice generale della Provincia di Savona è sottoposta all’obbligo di dimora per maltrattamenti e atti persecutori nei confronti dei suoi dipendenti, ma è anche sospettata di aver favorito l’assunzione di alcuni candidati ai concorsi per la selezione del personale dipendente in complicità con il responsabile dell’ufficio legale, l’avvocato Maurizio Novaro. I due al- ti burocrati pubblici su decisione della magistratura hanno l’obbligo di dimora per 15 giorni per evitare l’inquinamento delle prove e la continuità dei reati. All’interrogatorio svoltosi in Procura a Savona la Colangelo si è avvalsa della facoltà di non rispondere; il Ministero dell’Interno ha disposto la sospensione cautelare attendendo gli esiti di un’inchiesta che sarà lunga e controversa e che vede indagate altre cinque persone. Giulia Colangelo ormai ad Episcopia torna solo nelle feste comandate, d’estate e a Natale. L’ultima volta ad agosto neanche l’hanno vista in paese, è rimasta a casa della sua famiglia molto stimata in area Sud della Basilicata. Il papà commercialista ora in pensione, il fratello segretario comunale come lei, la mamma insegnante anche lei in pensione come il marito, è una delle guide del Premio Siris che ad Episcopia ravviva il momento dell’estate quando nel borgo i circa 1500 abitanti accolgono quelli che sono andati via. I giornali nazionali hanno scritto che Giulia Colangelo è di Lagonegro. Invece vi è soltanto nata, perché è in quel centro di riferimento del circondario c’è l’ospedale e c’è anche l’Istituto tecnico per ragionieri dove Giulia si è diplomata prima di avviare una brillante carriera. Difficile raccontare la realtà per i giornalisti se non conosci luoghi e contesti, persone e antefatti. Il processo mediatico contro Giulia Colangelo ha trovato racconto sulla base del testo scritto nell’ordinanza del provvedimento. Secondo Giulia Mietta del Corriere della Sera «un personaggio da romanzo vittoriano», con lei nobile potente che maltratta i sottoposti, oppure ancora reinterpretazione della perfida Miranda Prestley, protagonista de “Il diavolo ve- ste Prada” resa celebre dal- l’attrice Glenn Close. Giulia Colangelo viene definita «eccentrica», «dispotica», «autoritaria», il locale Secolo XIX la chiama «zarina». Nell’ordinanza emergono a corredo le frasi proferite ai dipendenti: «zitto o ti faccio licenziare», «sto aspettando che tu mi vada a fare la spesa» e pure «guai a chi non viene alla mia festa» o «tu oggi vieni a pranzo con me»; e quest’ultime va capito in che contesto sono state espresse, perché potevano essere anche frasi affettuose nel voler fare squadra con i dipendenti. E nonostante il mantra giu- ridico dei nuovi tempi reciti: «L’ordinanza è stata emessa sulla base degli atti di indagine raccolti dai soli inquirenti; soltanto le successive fasi processuali, caratterizzate dal contraddittorio con la difesa degli indagati consentiranno la verifica dell’ipotesi accusatoria, stante la presunzione di innocenza delle persone sottoposte ad indagini preliminari, nonché la possibilità per le medesime di far valere, in ogni fase del procedimento, la propria estraneità ai reati per cui si procede», il pro- cesso mediatico si svolge a senso unico. Il buonista Massimo Gramellini, infatti, alla lucana Colangelo le ha dedicato il suo Caffè di prima pagina sul Corriere della Sera dandole del Megadirettore galattico di fantozziana memoria e sostenendo che se eserciti un incarico per undici anni «finisci per considerarlo di tua proprietà». Tesi opposta a quella dell’avvocato dell’alta burocrate lucano che annuncia: «Chiameremo a testimoniare i dipendenti, li costringeva a lavorare bene, infatti grazie a lei l’ente provinciale è progredito». Cerchiamo di capire meglio questa inchiesta che a Savona si teme si allarghi ad altro e che ha visto concentrare i fari mediatici sulla lucana Colangelo, ma forse è meglio partire proprio da lei, Giulia da Episcopia. Una carriera di grande livello. Laureata in Giurisprudenza a Salerno, abilitata come ragioniere, commercialista e revisore, poi vince il concorso per segretaria comunale. Gavetta in Calabria e che gavetta considerato che ha esercitato a Platì, uno dei comuni a maggiore penetrazione ‘ndranghetista. Prosegue la carriera in altri comuni calabresi e del centro Italia. Un master alla Bocconi la lancia verso il Nord come revisore di due società, approda al Comune di Grugliasco, poi all’azienda della Mobilità di Torino. Si è fatto un nome e arriva nel 2012 a Savona come direttore della Provincia. Dieci anni che la vedono protagonista nel rapporto con il potere. Esercita nella provincia di Imperia, mette sotto la sua ala diversi comuni di Savona. In Provincia qui entra con la presidenza di centrodestra di Angelo Vaccarezza, oggi consigliere regionale di quota Toti. Quando arriva la presidente di sinistra, Giuliano. tutti ritengono che scatti lo spoil system, e invece Giulia resta e crea un forte asse con la nuova guida dell’ente, che tra l’altro approderà al partito di Centro di Toti, secondo i rumors proprio grazie alla Colangelo. All’elezione del presidente di centrodestra Olivieri, il sindaco di Savona del Pd mostra il pollice verso, ma la Colangelo resta al suo posto. Sul montare dello scandalo oggi Pierangelo Olivieri ha dichiarato ai giornali: «Non mi aspettavo questa situazione. In passato ho avuto una vertenza sindacale dove erano stati evidenziati anche aspetti relazionali, non avevo però riscontro assoluto di certe situazioni, non mi aspettavo che si potesse arrivare a un tale radicamento». C’è da dire che nel 2016 la lucana Colangelo era stata indagata per turbativa d’asta e abuso d’ufficio ma fu prosciolta solo con un rilievo in cui il suo comportamento fu definito “disinvolto” dai giudici. Da allora è montato il malumore tra i dipendenti divisi tra bianchi e neri. Neo assunti sarebbero subito stati premiati, vecchi impiegati rimasti al palo. E quindi il decisionismo che è finito per essere rubricato come mobbing e vessazioni. Figli e figliastri ci sarebbero stati in quell’ufficio. A gravare anche le assunzioni sospette di politici in vista che sono finite nel fascicolo. Giulia Colangelo, bella, elegante, molto curata si è forse anche fatta notare per il suo apparire dove voleva accanto i suoi sottoposti. Ogni anno per il suo compleanno organizzava una festa a bordo piscina, dove stando all’accusa avrebbe preteso la presenza dei suoi impiegati. In Consiglio Provinciale, scrivono i giornali locali, ha organizzato la festa del suo secondo matrimonio celebrato dalla presidente Monica Giuliano, sua grande sponsorizzatrice politica. Ora Giulia Giuliano è costretta nella sua casa di Torino. Ad Episcopia si aspetta come vada a finire la storia di Giulia. Il sindaco Egidio Vecchione si dice sicuro con Cronache che tutto finirà in una bolla di sapone. Restano quei titoli di giornale che la dipingono come una megadirettrice galattica che trattava i suoi dipendenti come epigoni di Fantozzi e Filini.

Di Paride Leporace

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