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«COI PITTELLA NON VOGLIO AVERCI A CHE FARE»

Intervistato da Scanzi, Di Battista incarna l’animo profondo ed originario del partito del cambiamento. Alleanza, il bivio: o il Pd accetta il processo morale ai suoi leader o il M5S rinuncia alla propria identità

Il futuro dei Cinque stelle è a un bivio. Lo è in Basilicata così come nel resto d’Italia. Il Movimento che era nato come nemico della casta, in questi anni si è seduto sulle poltrone, si è accomodato, ha odorato il profumo del potere e ci si è affezionato. Il codice civile ci insegna che quando una associazione o una società ha raggiunto o non può più raggiungere il suo scopo sociale deve sciogliersi. La politica ci insegna che quando si tradisce il motivo per il quale si è stati votati si perde il consenso fino quasi a scomparire. Il tradimento del mandato popolare ricevuto è in politica la causa principale di ogni tipo di sconfitta elettorale. Per i pentastellati è accaduto con il passaggio repentino da “uno vale uno” a “uno vale l’altro”, laddove il primo riguardava il valore delle persone, il secondo la possibilità di allearsi con chiunque, sia essa la destra leghista o la sinistra di Speranza, accada in nome del governo del cambiamento o delle ragioni dell’Europa.

IL BIVIO LUCANO

Come sempre accade la politica pone le classi dirigenti davanti ai bivi e alla scelta tra le diverse opzioni. Fino alle scorse elezioni regionali il Movimento in Lucania ha osservato una linea di condotta coerente e ha evitato ogni tipo di alleanza. Una coerenza che si è rotta con l’elezione di Giordano alla Presidenza della Provincia con i voti del Partito democratico. Era, però, un’elezione di secondo livello, votavano soltanto gli amministratori locali e il grande pubblico non si è accorto della scelta compromissoria. Era un’elezione senza liste e l’accordo si è potuto camuffare. Le prossime elezioni regionali sarà il momento della prova del nove. Il centrosinistra e soprattutto il candidato in pectore Chiorazzo sta cercando in tutti i modi di coccolare il Movimento ed ottenerne il sostegno. Il Movimento si lascia corteggiare senza mostrare nessuna forma di resistenza che superi la mera forma.

L’ANATEMA DI DI BATTISTA

Di Battista è uno dei fondatori del Movimento cinque stelle e, tra tutti coloro i quali furono gli animatori della sua nascita, è quello che maggiormente ha scelto di essere coerente, cercando di mantenere una via di cambiamento anche rifiutando ogni carica politica ed elettiva. Intervistato da Andrea Scanzi, Di Battista per indicare quello che secondo lui è il declino del M5S ha citato proprio il caso Basilicata dicendo che «è il regno dei Pittella e io non voglio avere nulla a che fare con i Pittella». Una posizione chiara che traccia il solco tra il vecchio ed il nuovo Movimento, tra la possibilità di alleanza e la scelta coerente di andare da soli. Una scelta che, in realtà, riguarda anche il Partito Democratico, che deve scegliere se continuare a corteggiare il populismo moralista di Di Battista o costruire un’alleanza con Azione e Marcello Pittella. Perché, se da un lato è chiaro che una eventuale accettazione da parte dei M5S di fare una coalizione alla presenza anche di persone dell’ancient regime significherebbe la morte definitiva della sua storia, dall’altra parte un Partito democratico che accettasse senza battere ciglio il processo ai leader storici della sinistra lucana da parte del Partito di Conte dimostrerebbe tutta la sua impotenza politica.

PITTELLA IL SIMBOLO DEL MALE?

Colpisce nelle parole di Di Battista il riferimento a Pittella come persona con la quale lui non vuole avere niente a che fare. Colpisce perché viene usata una storia come paradigma e lettera scarlatta. Capire la genesi di questo stigma socio-politica sarebbe da cultori della materia psicopolitica. Nel nostro dilettantismo dell’analisi politica grossolana possiamo provare ad abbozzarne una causa. Poiché l’ex governatore è stato assolto da ogni accusa, non possiamo immaginare che la presa di di- stanza riguardi l’impresentabilità giudiziaria. L’unica opzione che abbia un senso logico è quella di identificare con Pittella tutto il brutto della vecchia politica. E così, come in un grande gioco dell’oca torniamo al punto di partenza. Saranno i Cinque stelle ad abbracciare la vecchia politica del Pd rinunciando alla propria identità o saranno i Democratici ad accettare un processo politico alla loro storia? “Tertium non datur” direbbero i cultori della logica. In realtà una terza opzione ci sarebbe ed è quella che, seguendo il vecchio adagio popolare, chi non si assomiglia non si piglia. Un’alleanza tra Pd e Cinque stelle ci può anche stare tra le classi dirigenti attratte dal potere e pronte a rinunciare, in nome di quest’ultimo, a qualsiasi dignità e coerenza. Questa stessa cosa non sembra esserci tra gli elettorati e la base politica. Soprattutto non sembra esserci tra le storie e le letture politiche. Di Battista racconta l’animo profondo dell’elettorato che fu del Movimento. Riuscirà il Movimento a comprenderlo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Di Massimo Dellapenna

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