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IN BASILICATA “LA STRADA LUCANA DEI COLORI”

Mostra diffusa di Eva Fischer a Potenza, Muro, Avigliano e Ruoti con oltre 70opere; Levi ne scrisse vita e arte

Sarà la Basilicata ad ospitare quest’anno una particolare mostra personale, anzi quattro, di alcune opere di Eva Fischer.
Si farà nelle sale del Comune di Potenza ed in quelle di Ruoti, Avigliano e Muro Lucano – più di 70 opere litografiche e di incisioni della famosa pittrice italiana venuta a mancare a Roma nel 2015, a quasi 95 anni di età.
Le opere per la prima volta sono esposte in Basilicata dopo i successi in oltre il centinaio di personali in giro per il mondo.
Verranno esposte anche le opere di un artista ruotese, Gennarino Sileo, grande amico e medico della famiglia di Eva, ma nello stesso tempo e ad insaputa perfino di molti ruotesi, validissimo e particolarissimo pittore.
Litografie ed Incisioni, spesso erroneamente confuse come semplici “fotocopie”, sono invece il frutto di duri lavori. Quasi tutta l’opera della Fischer verrà esposta in quest’occasione.
La mostra che si terrà fino al 20 agosto 2023 è stata patrocinata dai Comuni di Potenza, Ruoti, Avigliano e Muro Lucano.

𝐑𝐔𝐎𝐓𝐈 Vernissage 𝟓 𝐀𝐆𝐎𝐒𝐓𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟑
Chiesa del Rosario- ore 18:00
Orari: matt. 9:30 – 13:00 – pom. 18:00 – 20:30

AVIGLIANO Vernissage  6 AGOSTO 2023
Chiosco Palazzo di Città – ore 11:00
Orari: matt. 9:30 – 13:00 – pom. 16:00 – 19:00

POTENZA Vernissage 7 AGOSTO 2023
Palazzo della Cultura e Turismo – Via Cesare
Battisti, 1 – ore 18:00
Orari: matt. 9:30 – 13:00 – pom. 16:00 – 19:00

𝐌𝐔𝐑𝐎 𝐋𝐔𝐂𝐀𝐍𝐎 Vernissage 𝟖 𝐀𝐆𝐎𝐒𝐓𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟑
Nuova sede UNITRE – ore 11:30
Orari: matt. 10:30 – 13:00 – pom. 18:00 – 20:30.

Di lei scriveva così CARLO LEVI: «Eva Fischer la conosco, si potrebbe dire, da sempre:  è infatti una figura sempre esistita nel suo aspetto permanente, nel suo nobile consistere attuale di una tradizione secolare. Ma, nella realtà storica e geografica, è apparsa a Roma nell’immediato dopoguerra (in quel tempo gremito, tutto
pieno, dell’« Orologio », dove le cose non si svolgevano, ma apparivano subitanee, come vere apparizioni, o con il moto istantaneo degli angeli). Eva Fischer comparve allora per la prima volta con la madre, che le è identica.

Anche lei come tanti altri approdava da un mare oscuro, veniva da un suo spaventoso esilio. Il padre non ne era tornato: scomparso, ucciso in non si seppe mai quale dei Lager tedeschi. Eva, jugoslava di nascita, in una zona di frontiera (forse per questo la pensavo sempre rumena), dopo gli anni dello studio della pittura in Francia, riparata con la madre in Italia, internata con lei nell’isola di Curzola, poi nascosta a Bologna, era giunta, con la Liberazione, a Roma, dove rimase poi sempre.
Aveva allora, come ora, un viso dolce e oscuro e nell’ombra folta dei capelli appena un po’ crespi; e due occhi di nera, quasi invisibile fiamma, come le braci nascoste e custodite nelle chiuse stanze dopo il coprifuoco dei ghetti, e un sorriso gentile come un ricordo viennese, di graziosa compostezza austroungarica. 

A Roma, come tanti altri allora, era rinata, dopo l’atroce medioevo della guerra razzista. Era rinata, ma si era portata dietro tutta una eredità secolare e recente: la sua
educazione mitteleuropa, i suoi studi francesi, le prove della servitù e della morte, e la fedeltà indistruttibile del popolo ebraico nella sua dispersione e nella sua difesa
attraverso le generazioni, nella sua finale speranza. 

E poiché il destino di Eva Fischer, il suo modo di espressione, era la pittura, nelle sue opere tutti questi elementi, i precedenti e via via i più recenti, andarono
naturalmente riunendosi e fondendosi, trovando le loro somiglianze e risolvendo i problemi delle loro diversità. Sia che si trattasse di quadri o di opere grafiche, di invenzioni di colore o di linea di disegno, questi vari elementi o tradizioni o filoni o eredità o scoperte sonotuttavia riconoscibili, anche nella raggiunta fusione  unitaria». 

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