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CAPOLUOGHI LUCANI, CITTÀ ANTI JOB

Le città in cui si lavora meglio in Italia: fuori dalla fascia alta sia Potenza che Matera

Potenza non svetta tra le migliori città per il lavoro in Italia. È quanto emerge dalla classifica dei 110 capoluoghi di provincia, stilata dalla Fondazione Aidp (promossa dall’Associazione Italiana per la Direzione del Personale). La prima classifica italiana sulle migliori Città del Lavoro 2023 è suddivisa in tre fasce cromatiche: verde, gialla e rossa. Nella prima fascia (verde) i 40 promossi; in quella gialle le città che si attestano su valori intermedi; la terza fascia, infine, è quella a cui appartengono le città con i punteggi più bassi. Il capoluogo lucano si piazza insieme a poche altre città del Sud, tra cui, sempre in Basilicata Matera. In particolare, la classifica ‘Città del lavoro 2023’, elaborata con la collaborazione scientifica di Isfort. I due capoluoghi lucani rientrano dunque tra le città in cui si lavora mediamente. Ma va veramente tutto così bene? Al di là della metodologia di questa ricerca, spiegata più in basso, non manca chi – come i sindacati – fa notare da tempo l’indice di occupazione deve andare di pari passo con la stabilità e uno stipendio adeguato. Le cessazioni dei rapporti di lavoro nei primi dieci mesi del 2022 in Basilicata sono state 43.157 (26.498 in provincia di Potenza e 16.659 in provincia di Matera)su un totale di 6,28 milioni, in aumento rispetto allo stesso pe- riodo dell’anno precedente (+21%) per tutte le tipologie contrattuali. Sono dati dell’Osservatorio Inps sul precariato che – per la segreteria regionale della Uil – confermano la necessità di contrastare il precariato in tutte le sue forme. In dettaglio, le cessazioni più numerose riguardano i contratti a termine con 20.147 contratti non rinnovati (12.434 nel Potentino e 7.713 nel Materano) a conferma – secondo la Uil – chela flessibilità e la precarietà infinita sono due concetti da tenere separati. L’uso indiscriminato dei contratti a termine, che stiamo registrando, non si può classificare come “normale flessibilità”. Va fatta una riflessione profonda sulla riduzione della precarietà e sulla necessità di riportare solo alla contrattazione le causali dei contratti a termine. Liberalizzare le causali dei contratti a termine, a prescindere dalla contrattazione e da un’azione di riduzione drastica della precarietà, porterebbe solo a un ulteriore aumento dei con- tratti a termine stessi. Decisamente alto anche il numero dei licenziamenti dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato: 9568 (6295 per la provincia di Potenza e 3273 per quella di Matera) che – sempre a parere della Uil – introduce un nuovo allarme per la tenuta dell’occupazione. Inoltre, sempre gli stagionali sono quelli che pagano pesante- mente la precarietà: in 5130 hanno smesso di lavorare anche in molti casi dopo poche settimane (2754 nel Materano e 2376 nel Potentino) Per la segreteria della Uil il Patto per il Lavoro, proposto da troppo tempo alla Giunta regionale insieme a Cgil e Cisl, non è più rinviabile.

LA CLASSIFICA

Le 40 città della fascia verde che otterranno il riconoscimento “Le città in cui si lavora meglio in Italia 2023” della Fondazione Aidp: Milano, Trieste, Udine, Bergamo, Pordenone, Cagliari, Gorizia, Padova, Siena, Cremona, Bolzano, Verbania, Trento, Treviso, Sondrio, Modena, Monza, Brescia, Pavia, Pisa, Firenze, Bologna, Belluno, Lodi, Parma, Prato, Macerata, Lecco, Torino, Ancona, Vicenza, Genova, Forlì, Mantova, Venezia, Ravenna, Piacenza, Novara, Roma, Lucca. Le 40 città della fascia gialla. Cesena, Cuneo, Reggio Emilia, La Spezia, Verona, Sassari, Ascoli Piceno, Ferrara, Livorno, Aosta, Oristano, Biella, Savona, Varese, Perugia, Pesaro, Rovigo, L’Aquila, Vercelli, Nuoro, Lecce, Arezzo, Bari, Viterbo, Fermo, Grosseto, Potenza, Matera, Rimini, Como, Massa, Rieti, Pescara, Imperia, Terni, Latina, Alessandria, Carbonia, Teramo, Asti. Le 30 città della fascia rossa: Palermo, Brindisi, Pistoia, Frosinone, Taranto, Ragusa, Caserta, Campobasso, Chieti, Vibo Valentia, Catanzaro, Trani, Cosenza, Benevento, Siracusa, Agrigento, Reggio Calabria, Isernia, Salerno, Catania, Caltanissetta, Avellino, Messina, Barletta, Trapani, Foggia, Napoli, Enna, Crotone, Andria.

LA METODOLOGIA

Per la definizione della classifica nazionale delle migliori città del lavoro in Italia sono stati presi in considerazione sette parametri: i fondamentali economici (livello dei redditi e costo della vita); servizi di cittadinanza (sociale e sanità, offerta formativa, trasporti e accessibilità); cultura e tempo libero (offerta culturale e tempo libero); sicurezza (incidentalità stradale, criminalità, sicurezza sul lavoro, sicurezza sul territorio); vivibilità ambientale (inquinamento, produzione rifiuti, verde pubblico, condizioni climatiche); inclusione, diritti e pari opportunità (qualità della vita delle donne, qualità della vita dei bambi- ni, qualità della vita dei giovani, qualità della vita degli anziani); futuro e innova- zione (demografia, impresa, digitalizzazione). Sulla base della media di tali parametri è stata definita la classifica generale. Nel complesso sono stati utilizzati 57 indica- tori. «La ricerca – spiega Isabella Covili Faggioli, presidente Fondazione Aidp -si è posta l’obiettivo di esplorare il tema delle aree territoriali dove si lavora meglio intendendo con questa espressione la valutazione dei fattori interni ed esterni alla condizione lavorativa, analizzando il lavoro come parte integrante della vita. Questi fattori influiscono innegabilmente sulle scelte localizzative di occupazione e professione. Ma l’obiettivo è che la classifica si muova e che le città che hanno spazi di miglioramento lavorino con questo scopo in modo da poter vedere e auspicare, poi, risultati differenti e di soddisfazione per molti. Tra i fattori che influiscono sul- le scelte localizzative di occupazione quelli intrinsechi di qualità del posto dì lavo- ro, ci sono i livelli retributivi, l’offerta dì prospettive professionali, la reputazione azienda e la qualità degli ambienti lavorativi, delle mansioni da svolgere, i sistemi di welfare territoriale, la dinamicità del mercato del lavoro, una sorta di urbanistica del lavoro, e così via. Abbiamo quindi voluto ca- pire, con la collaborazione di Isfort, come tutte le componenti esogene vadano a contribuire sulla qualità del lavoro, facendolo diventare un bel lavoro, non solo un buon lavoro. Alle città più virtuose verrà assegnato il bollino di città dove si lavora meglio della fondazione Aidp lavoro e sostenibilità, ma il nostro obiettivo è che questa classifica si muova, che le tante città che hanno spazi di crescita più o meno ampi lavorino per un miglioramento dei vari aspetti in modo che nel prossimo rapporto possiamo vedere risultati nuovi ed entusiasmanti».

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