Le Cronache Lucane

FDI, MISCHIE PER CRESCERE

Nonostante il boom elettorale all’“assemblea” regionale volano stracci: Latronico s’offende e lascia l’incontro. Al Grande Albergo in scena lo scontro tra i falchi guidati da Rosa e le colombe da Coviello

È un partito sano che non si adagia sugli allori della vittoria elettorale, ma che continua a radicarsi e strutturarsi sul territorio quello che il Coordinatore Regionale di FdI Piergiorgio Quarto ha riunito venerdì nella sala congressi del Grande Albergo a Potenza. La fase straordinaria sembra passata, i due segretari provinciale Giuseppe Giuzio per Potenza e Augusto Toto per Matera sono stati nominati e presentati, a breve verrà nominata la segreteria regionale in modo da avere la perfetta struttura del Partito. È un Partito che progetta di iniziare a girare in previsione della celebrazione del suo decennale con gli eventi organizzati dal segretario provinciale di Potenza Giuseppe Giuzio e con l’ascolto del territorio ideato dal responsabile organizzativo Ivana Smaldini che espone il suo progetto al Partito.

UN PARTITO CHE DISCUTE

Lo ha detto Massimo D’Alema commentando la vittoria di Giorgia Meloni che la sua vittoria è anche la vittoria di un modello politico, di un partito strutturato in cui si parte dal movimento giovanile per arrivare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. A sinistra lo chiamavano centralismo democratico quel sistema che voleva che ogni discussione fosse possibile e necessaria soltanto all’interno senza che all’esterno trapelasse nulla. Forti di questa strutturazione e di questa cultura Fratelli d’Italia non ha paura della discussione interna e venerdì ha avuto il coraggio di farla su tutte le questioni senza temere di confrontarsi a viso aperto.

LA RELAZIONE DEL SEGRETARIO, L’OFFESA DI LATRONICO

Piergiorgio Quarto, nell’introdurre i lavori, non ha fatto mistero della difficile situazione in cui si governa in Basilicata. Due consiglieri regionali sono limitati nella libertà, due consiglieri di maggioranza hanno firmato la mozione di sfiducia, la tenuta del Governo è a rischio. A rappresentare il Governo Regionale all’apertura dei lavori è inizialmente Cosimo Latronico (Galella arriverà dopo) che, però, durante il suo intervento si offende per qualche smorfia sul viso di Rosa e se ne va.

DELLI COLLI, TISCI E ROSA

«Quello che è mancato al Governo Bardi è stata una visione di Basilicata, se c’era non me ne sono accorto e se non me ne sono accorto io che seguo la politica ancora meno se n’è accorto il Popolo» non usa mezze misure l’avv. Delli Colli, storico dirigente della destra potentina, gentiluomo di antico stile recentemente noto anche per essere il difensore di Massimo Barresi, il super teste della Procura nell’indagine sulla malasanità lucana. Gli fa verso Antonio Tisci che, proprio partendo da questa affermazione e riprendendo il binomio bardiano di Etica ed Estetica della Politica ricorda che, secondo la lezione di Bobbio l’etica della politica è il rispetto dell’etica collettiva e del mandato elettorale, «noi dovevamo essere il Governo del Cambiamento – dice Tisci – questo cambiamento non si è visto se non in parte” ed elenca una lunga serie di occasioni secondo lui mancate con in cima i vuoti della sanità “di cui non si è fatta la riforma ma si è nominato un assenteista alla direzione del Crob, per non parlare delle infrastrutture o dell’economia che non ha avuto nessun rilancio». Secondo Tisci «il bonus gas, opera ed intuizione di FdI, non basta anzi, nella sua attuazione dimostra come, a distanza di quattro anni ancora non abbiamo cambiato gli assetti politici di potere della Regione». Tisci non ha fatto mancare poi «il disappunto sulle nomine di uomini che han- no governato col Pd come Perri o le recenti indicazioni dell’ex Segretario Generale della Provincia al Personale e del Dirigente nominato alla Sanità proveniente dal management della Moratti, candidata di Italia Viva alla Presidenza della Regione Lombardia». E sul punto Tisci a infine rincarato la dose: «Il voto di FdI non deve mai sommarsi a quello di Italia Viva». Ancor più intransigente è stato Gianni Rosa: «Eravamo al Governo con De Luca, siamo usciti dal Governo non appena si è palesata l’idea di un allargamento alla sinistra. Fratelli d’Italia non può governare né col Partito Democratico né con qualsiasi altra presenza di sinistra. Il nostro voto è incompatibile ed alternativo a qualsiasi forza di sinistra». Corregge il tiro di Tisci e Delli Colli, Gianni Rosa quando precisa che «non è mancata la visione, è mancato il decisore. Abbiamo un Presidente di Regione che fonda la sua strategia politica sul rinvio, senza mai assumere l’iniziativa, limitandosi a galleggiare. È stato il limite di tutta la legislatura». Fratelli d’Italia, ribadisce Rosa, ha la leadership del centrodestra sia fuori dal Palazzo che nelle istituzioni, «non siamo più il partito con un solo Consigliere Regionale, ora abbiamo tre Consiglieri dobbiamo dettare la linea». Non ha nascosto il suo disappunto sul ruolo di Perri dichiarando «imbarazzo per aver assistito al siparietto sul turismo in cui Bardi ringraziava Perri e Perri ringraziava Bardi», augurandosi «che nessuno immagini di votare una manovra finanziaria decisa solo dai tecnici della segreteria del Presidente».

GALELLA EVITA IL PASSAGGIO POLITICO, COVIELLO ASPETTA ROMA

Non affronta proprio la discussione politica l’assessore Galella. Evidentemente la lacerazione interiore tra la lealtà a Bardi e quella a Rosa lo fa propendere per il silenzio politico. Si limita a svolgere il compito assegnato descrivendo il suo progetto sulla forestazione. In questo è difeso da Quarto e, soprattutto, da Rosa che dice «una riforma così che rischia di essere contestata necessita che Bardi ci metta il petto e non si nasconda». A difesa del Governo Regionale senza se e senza ma si schiera invece il capogruppo Coviello che non disattende la sua funzione, evita polemiche sull’eventuale sostegno di Italia Viva (era stato accusato di esserne l’artefice) e lascia intendere che bisogna andare avanti a tutti i costi, tranne che vi sia contrordine romano.

CAIATA GRANDE MODERATORE

A cercare il punto di equilibrio è a sorpresa Salvatore Caiata che invita ad unire il coraggio con la responsabilità. Serve il coraggio di cambiare e la responsabilità di capire come farlo, dice Caiata che dimostra un taglio da autentico statista e che rimprovera bonariamente la capacità oratoria di Tisci capace di convincere l’auditorio. Caiata e Quarto assumono su di loro il compito difficile di trovare unità tra falchi e colombe, tra autori del coraggio di cambiare e artefici del compromesso per governare.

Di Massimo Dellapenna

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