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MARSICO NUOVO, SOLDI PETROLIO: DANNO ERARIALE

Corte dei Conti, condannato al pagamento di mezzo milione il Rup Colella. Assolti gli altri, tutti difesi dall’avv. Maurizio Spera

A Marsico Nuovo, mega abuso edilizio, con tanto di «cerimonia di inaugurazione», ad opera del Comune e per di più con i soldi delle royalties petrolifere. Per quanto assurda, la vicenda è vera come reale è, adesso, il danno erariale accertato dalla Corte dei Conti di Basilicata: 545mila euro. Questa la somma che, per il ruolo di Rup svolto, Antonio Colella, dovrà riversare nelle casse del Comune di Marsico Nuovo. Il Pubblico ministero Giulio Stolfi in via prioritaria aveva invocato una condanna economica pari a più del doppio di quella poi stabilita: 1milione e 248mila euro. Vicenda così paradossale che il Rup Colella non si è neanche costituito in giudizio, rinunciando a difendersi nel merito delle contestazioni. I fatti, che comprendono un arco temporale che va dal 2009 al 2018, sono quelli relativi alla realizzazione, a Marsico Nuovo, di ascensori pubblici, parcheggi, spazi attrezzati, auditorium, ludoteca e via discorrendo, che, sostanzialmente completati, sono rimasti chiusi ed inutilizzati per via di problematiche legate ad errori e inadempienze in fase progettuale ed esecutiva, le quali hanno fatto sì che l’edificazione dell’opera fosse avvenuta in mancanza delle necessarie autorizzazioni. A pagare solo il Rup, poiché in accoglimento delle tesi difensive, tutti assolti gli altri ex imputati, tutti rappresentati in giudizio dall’avvocato Maurizio Spera e in un caso da Spera con l’avvocato Alfredo Casaletto. Si tratta dell’ex sindaco Domenico Vita e di Daniele Vignola, Maria Cariglia e Pasquale Casaletto. Un maxi progetto che in teoria avrebbe dovuto garantire «una miglior fruibilità turistica del centro storico sviluppando la mobilità verticale e, al contempo, arricchendo i servizi alla collettività nella zona della cosiddetta “villa comunale”», ma che, invece, si è rivelato un maxi buco economico, che «ricade, in primis, sulla comunità locale», che ancora, nonostante la sentenza di condanna, non ha ancora terminato di “succhiare” soldi pubblici. Questo perché, parte delle strutture realizzate «non potranno mai trovare utilizzazione nella sua interezza, poiché sono abusive e andranno demolite, con ulteriori esborsi, ovviamente dannosi, che andranno quantificati ed accertati in futuro, e con ovvi riflessi anche sull’utilizzo delle “parti sane”, che andranno con ogni probabilità riviste ed adeguate». Sui «gravi abusi edilizi», sulla «disutile spendita di ingenti somme di denaro pubblico» e sulle tristemente immancabili «perizie di variante illegittime e foriere di irragionevoli maggiori esborsi», hanno indagato sia i Carabinieri di Marsico Nuovo che il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Potenza della Guardia di Finanza. Sin dalla genesi, i conti sono stati “ballerini” tanto che alla base dell’inchiesta subito riscontrata la sostanziale difformità, «causa di un notevole incremento del quadro di costi», fra il progetto preliminare, approvato dalla Giunta comunale nel 2010 e dell’impegno di 610mila euro, e il progetto esecutivo, approvato l’anno successivo e dell’importo pari a 868mila euro. Il problema dei conti è stato sin dall’inizio nient’altro che la drammatica, ma naturale, conseguenza del fatto che tutto il maxi progetto da realizzare con le royalties petrolifere, fosse, già a monte, viziato da «gravi carenze procedimentali e progettuali». In più, sempre a monte, la valutazione delle tempistiche occorrenti perché si potesse giungere all’appalto dell’opera «era stata condotta in modo irrealistico». Tra l’altro, la Corte dei Conti in aula ha dovuto prendere persino il vocabolario per spiegare un concetto base, assurdamente stravolto a Marsico Nuovo: il progetto definitivo, «come d’altronde suggerisce la stessa terminologia impiegata», è quello che «cristallizza la fisionomia dell’opera da realizzare, e il progetto esecutivo, d’altro canto, deve essere predisposto nel pieno rispetto di questo». In estrema sintesi, che qualcosa non quadrasse era noto, ma si pensava come di “aggiustare” in corso d’opera tanto alla fine, non si sa su quali stime, sul costo non si sarebbe realizzata «una maggiorazione delle spese». Cosa che, puntualmente, non è accaduta: i costi sono lievitati. Tra autorizzazioni mancanti, neanche al Parco nazionale dell’Appennino lucano era stata chiesta, Ente che tra l’altro ha sede proprio a Marsico Nuovo, e una serie di modifiche, ripensamenti e variazioni, «allo scopo di proseguire i lavori e portarli a termine in un modo purchessia, senza ripensare profondamente l’opera, interrompendone immediatamente l’esecuzione»,  le «tante deficienze progettuali», non potevano essere considerate come «imprevisto»: l’«errore progettuale», commesso per «superficialità nelle valutazioni preliminari, tale per cui l’opera per come appaltata rischi di danneggiare beni immobili circostanti», non è un «imprevisto». Sintetizzando laconicamente: l’abuso edilizio a Marsico Nuovo con i soldi delle royalties petrolifere rappresenta una «gravissima distonia dell’agere publicum, nella fattispecie concreta, rispetto alle regole minime che ne presidiano i canoni». Per questi e altri motivi, la Corte dei Conti di Basilicata ha condannato Antonio Colella, in qualità di Rup e quindi di «vero e proprio dominus del procedimento», a risarcire il Comune di Marsico Nuovo della somma di 545mila e 347 euro, da maggiorare della rivalutazione monetaria, nonché degli interessi nella misura legale.

Ferdinando Moliterni

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