AttualitàBasilicataBlog

CASO NICASTRO, SPERA RINUNCIA ALLA DIFESA

Sulla nota diffusa su volere di Bardi e Calenda, mazzata dal Garante. Lo spettro del danno erariale: così il San Carlo becca 70.000 € di multa

POTENZA. San Carlo, il dg Spera ne combina un’altra delle sue: rinuncia alla difesa davanti al Garante per la protezione dei dati personali e costringe alla condanna il nosocomio che ora per questa “leggerezza” dei suoi attuali vertici dovrà sborsare ben 70.000 €. Per Spera ora la scure della Corte dei Conti potrebbe essere dietro l’angolo.

I FATTI

Dopo la morte del giornalista freelance, il pensionato poco meno che settantenne Antonio Nicastro, deceduto con il coronavirus il 2 aprile dell’anno scorso, monto’ una grande polemica. Il presidente della regione Vito Bardi, l’assessore regionale alla sanità Rocco Leone e il direttore generale del Dipartimento sanità Ernesto Esposito, furono messi alla gogna mediatica proprio dai familiari di Nicastro.

Questo perché nonostante le diverse denunce fatte via social proprio dal defunto giornalista, oltre che dalla sua famiglia, questi non ebbe per tempo il necessario tampone, pur in presenza di sintomi gravissimi di infezione da Covid-19.Solo il solerte intervento delle direttore generale dell’ASP di Potenza, Lorenzo Bochicchio, fece sì che dopo la polemica, Nicastro ebbe il test che risultò poi positivo. Però secondo l’accusa dei familiari, che nel frattempo sempre sui social network avevano diffuso la cronistoria clinica del parente defunto, la morte di Nicastro era da imputare ai ritardi nell’effettuazione del tampone. Di lì si aprì un fascicolo giudiziario che in un primo momento aveva addirittura ipotizzato l’autopsia sulla salma, che poi non si fece a causa delle direttive del ministero della salute, diretto proprio dal potentino Roberto speranza, sul non effettuare gli esami autoptici ai deceduti per coronavirus.

LA PREOCCUPAZIONE DI BARDI E LE PRESSIONI DI CALENDA

Della vicenda giudiziaria si preoccupò molto il presidente Bardi che istituì una commissione di inchiesta interna per valutare il caso, insieme a quello di Palmiro Coronati, deceduto in circostanze analoghe a quelle di Antonio Nicastro. La questione della gestione dell’opinione pubblica era in quel momento per Bardi priorità. Al punto che al San Carlo forti furono le pressioni di Massimo Calenda, Capo Ufficio Stampa della giunta, che espressamente chiese, e poi ottenne, che dalla direzione del nosocomio potentino fosse diramato un comunicato che raccontasse, anche con dovizia di particolari clinici, visto che la famiglia aveva sui social network già rappresentato lo stato delle cose. A quel punto, l’allora direttore sanitario e Sisto, appronto’ la nota. E mentre questa era la vaglio del direttore generale, all’epoca Barresi, il San Carlo veniva compulsato dalla Regione, attraverso sempre Calenda, a che fosse pubblicata quanto prima e in quei termini. E così dal San Carlo ubbidirono all’ordine arrivato da viale Verrastro. Il presidente in persona ci teneva, vista anche l’indagine penale in corso, che si facesse subito chiarezza raccontando i fatti con dovizia di particolari. Almeno questo era l’indicazione arrivata all’ospedale.

LE REAZIONI DELLA FAMIGLIA E LA DIFESA DAVANTI AL GARANTE DEL SAN CARLO

Il figlio di Nicastro scrisse un esposto al Garante dei dati personali per denunciare la diffusione del comunicato all’indomani della morte del padre. L’organo di controllo invito’ quindi l’azienda ospedaliera a dare informazioni sulla vicenda, l’Aor si difese sostenendo che il comunicato era stato diffuso, dopo che gli stessi familiari sui social avevano già dato notizia della vicenda, con l’unico obiettivo di «garantire il diritto di informazione» anche in considerazione dell’«attuale grado di apprensione dell’opinione pubblica giustificata dalla diffusione del virus sul territorio nazionale e dalle stringenti misure di contenimento».

LA CORRETTEZZA DELLA VECCHIA GOVERNACE E IL LASSISMO DI QUELLA NUOVA

Il San Carlo, all’epoca guidato da Barresi, diligentemente, per più precisamente argomentare la difesa e per meglio inquadrare anche il contesto convulso di quelle ore che aveva portato a quella nota voluta con tanta pressione da viale Verrastro, chiese di poter ulteriormente difendersi attraverso un’audizione, contestualmente depositando alcune ulteriori precisazioni in cui si diceva che l’azienda «aveva il dovere di esporre la verità per evitare mistificazioni di sorta», tra l’altro in un così delicato momento. Ma e’ qui che casca l’asilo e che il Garante decide di multare il San Carlo: da poco insediatosi alla guida del nosocomio, con una decisione del tutto incomprensibile, a ottobre dello scorso anno, però, il nuovo direttore generale dell’azienda ospedaliera Spera ha ha rinunciato alla difesa comunicando di non voler più essere audito.

SPERA RINUNCIA ALLA DIFESA E CONDANNA IL SAN CARLO. COSA C’È DIETRO?

Ma perché in pieno contenzioso, con una decisione ancora da prendere da parte del Garante che si era reso anche disponibile all’ascolto con una ulteriore audizione, sintomo che evidentemente non aveva intenzione di condannare per forza il San Carlo, Spera rinuncia alla difesa?In questa storia c’è qualcosa che non va, i conti non tornano. Il San Carlo è un’azienda ospedaliera regionale, non una ditta individuale personale. Non può valere il principio secondo cui cambiata la governance, con l’avvicendamento del Dg, chi subentra decide di non difendersi e lasciare così di fatto condannare la struttura. Saranno nuovamente arrivati ordini dall’alto? Come per la difesa di Barresi al Tar prima e al Consiglio di Stato poi, la Regione ha dato il diktat di non difendersi per indebolire ancora di più l’immagine di Barresi? C’entra ancora la manina di Bardi e di Calenda? Sono ipotesi, probabilmente anche fantasiose, ma sono quelle che sorgono spontanee quando c’è un comportamento tanto incomprensibile quanto contrario ad ogni norma di buona amministrazione. Un amministratore, codice alla mano, è chiamato ad agire come un buon padre di famiglia. E rinunciare alla difesa dell’ente non è il comportamento di un amministratore cauto. Su questo ci riserviamo di ulteriormente approfondire nei prossimi giorni. Spera deve necessariamente delle spiegazioni all’opinione pubblica, ma soprattutto alla Corte dei Conti, dove il caso è destinato ad approdare. Perché è evidente che in una situazione di tal guisa il danno erariale c’è, ma più di chi ha diffuso la nota, la eventuale responsabilità è di chi ha rinunciato alla difesa, condannando di fatto l’azienda ospedaliera.

L’IPOTESI DI DANNO ERARIALE: SPERA, BARDI E CALENDA NEL MIRINO

Detto dell’astruso, incomprensibile e dannoso per l’azienda agire di Spera che, rinunciando alla difesa, ha generato in astratto e per ipotesi il danno erariale da almeno 70.000 €, devono passarsi in rassegna i comportamenti del presidente della Regione Vito Bardi e del suo capo ufficio stampa Calenda. Un’altra domanda che sorge spontanea in questo kafkiano caso e’ come mai Calenda, evidentemente compulsato da Bardi, non abbia esercitato oggi sull’azienda ospedaliera le stesse pressione che esercito’ per far diffondere la nota ad aprile sull’iter della vicenda Nicastro? Perché oggi da viale Verrastro non sono arrivate a Spera le stesse pensioni per difendere quello operato? Cui prodest?Domande alle quali difficilmente si potrà avere una risposta su queste colonne, ma alle quali, come al solito, risponderà il solerte lavoro degli inquirenti contabili.

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
error: Contentuti protetti