Le Cronache Lucane

IL RICORDO DI PINO, UCCISO DA ACQUA E FANGO

Dopo i funerali, continua il calvario: 7anni per chiedere giustizia, e non è finita


«7 ottobre, una data scolpita nella mente di ciascuno di noi. Dopo aver pagato a caro prezzo la fragilità del nostro territorio, abbiamo e portiamo ancora oggi avanti tutte le azioni possibili utili alla mitigazione del rischio idrogeologico, affinché non ci siano più fenomeni di questo tipo. Non vi abbiamo dimenticato, un caloroso abbraccio alle famiglie di Pino, Chiara, Giuseppe e Rossella». Con queste parole il sindaco di Montescaglioso, Vincenzo Zito, ricorda il giovane Pino Bianculli che a soli 32 anni perse la vita nel nubifragio del 7 ottobre 2013 che fece registrare il tragico bilancio di quattro vittime, di cui fu l’ultimo dei dispersi poi ritrovato.

Pino stava rientrando a casa dopo la giornata di lavoro nella clinica riabilitativa di Ginosa dove era impiegato, quando è stato sorpreso dal fango e dalla violenza dell’acqua che ha travolto la sua, come le altre autovetture al momento in transito su quel tratto di strada. Il giovane era solito percorrere la Statale 106 Jonica ma era già bloccata dall’acqua, così decise di imboccare la Strada provinciale 2, nel tarantino. Ma all’altezza del “Pantano di Ginosa” si consumò la tragedia.

Quel 7 ottobre la pioggia scrosciante non risparmiò Pino, che fu cercato per diversi giorni a seguire. Quattro i mezzi escavatori che il giorno del rinvenimento del corpo erano all’opera in tre punti diversi. Due nelle vicinanze della sua auto, uno in un punto centrale e l’altro dove il fango e la melma sembrava avessero rallentato la lunga corsa. Alle 9:40, un volontario della Protezione Civile “Croce Amica” di Montescaglioso, ha fermato l’automezzo, scorgendo una scarpa da ginnastica fuoriuscire da fango, terra e detriti.

Pino fu ritrovato lì, tre giorni dopo, ad un chilometro dalla sua auto, in un vigneto a ridosso di un’arteria interpoderale che collega la strada 175 con quella del Pantano di Ginosa. Straziante il dolore della mamma e del padre, dei fratelli, della fidanzata, ma anche dei tanti colleghi di lavoro, divenuti amici.

All’epoca il sindaco di Montescaglioso, Selvaggi, proclamò il lutto cittadino. Ma la vicenda non si concluse coi funerali ed il dolore dei suoi cari non ebbe pace, iniziando poi l’iter giudiziario che si trascina ancora oggi. È il padre, Michele, a chiedere giustizia in un processo che vede coinvolti circa 30 imputati nell’abito dell’inchiesta in capo alla Procura di Taranto. In 7 anni di carte bollate e ancora non si giunge alla parola “fine”. La prossima udienza è fissata al 25 novembre. “Pino– spiegava già il sindaco Zito in occasione dell’intitolazione dell’Auditorium Comunale- era molto attivo nella vita sociale e sportiva della Città e la sua bontà d’animo ed il suo ricordo sono ancora vivi nelle menti di tutti”.

 

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