Le Cronache Lucane

COMMERCIANTI:”IL DPCM È PER NOI UN MACIGNO”

Bella, Civico 28 sostiene l’appello e invita le Istituzioni a “considerare misure discrezionali” nel piccolo centro


«Interessante la nota dell’Amministrazione che fa appello alla discrezionalità nella gestione delle attività scolastiche. L’Amministrazione riceveva anche una lettera dei Commercianti con l’appello a considerare e attivare misure discrezionali per la gestione dei servizi e delle loro attività che stanno patendo» dichiara la capogruppo di “Civico 28” Veronica Turiello da Bella, in merito alle difficoltà che le attività commerciali locali stanno subendo a causa della pandemia in corso.

«L’appello costruiva una ipotesi di gestione allargata almeno all’estensione dell’orario di attività dei nostri esercenti che in più possono controllare che le norme di accesso ai locali seguano i protocolli stabiliti dai decreti – prosegue la consigliera comunale- Per coerenza torniamo a chiedere che questo atteggiamento riguardi le nostre attività commerciali che hanno non solo inviato la loro richiesta al Sindaco ma anche alle attività Regionali».

Nel dettaglio la missiva spiega: «la nostra lettera è un invito a guardare alle persone con lo sguardo che le istituzioni dovrebbero esercitare ogni giorno su ogni persona loro affidata. Il numero ridotto è stavolta elemento utile a chiedere alle Istituzioni locali e Regionali di voler considerare le linee restrittive previste dal testo del Dpcm del 24 ottobre 2020 un macigno insopportabile per ognuno di noi.

Il nostro borgo potrebbe tentare di sopravvivere economicamente, seguendo in maniera rispettosa le norme già previste dal precedente decreto, senza che le attività subiscano le nuove restrizioni. Le chiusure anticipate sono un peso enorme, oggi non più sopportabile se sommato alle gravi perdite già patite dai commercianti e i difficili mesi trascorsi da marzo ad oggi. Se le ore tolte alle nostre attività diventano una condanna, avere la possibilità di poter almeno mantenere gli orari di apertura precedentemente utilizzati potrebbe consentire a tutti noi di non scegliere drasticamente soluzioni definitive che le grandi difficoltà ci imporranno presto.

La chiusura anticipata dei nostri bar e dei ristoranti ridurrà il semplice sostentamento economico risultante dalla frequentazione già attenta alla tutela della salute. Anche parrucchieri, centri estetici e palestre sono stati un modello funzionale e sono testimoni del rispetto di regole ormai interiorizzate. La chiusura di queste attività è solo un mezzo di afflizione per gli esercenti ma anche limitazione ulteriore di un diritto minimo a una parte della salute fisica e mentale di chi le frequenta da avventore -e proseguono- non è nostro compito suggerire modelli, né tracciate percorsi che ad altri aspetta tracciare.

Tuttavia è nostro diritto chiedere ai rappresentanti di guardarci con gli occhi di chi conosce la realtà del territorio e per esso amministra. Sono molteplici gli interventi dei Presidenti di diverse altre regioni italiane a rispecchiare un diffuso malcontento, che si dirige, per ciò che riguarda il nostro lavoro, nella possibilità di poter beneficiare della nostra condizione di piccoli centri abitati sotto i 5000 abitanti, nell’ottenere piccole modulazioni che darebbero al comparto grande speranza. Alle istituzioni chiediamo che modelli dinamici di attuazione delle norme divengano materia di concertazione tra Comune, Regione e Governo e che le comunità vengano considerate unicità sociali e non realtà sovrapponibili e inquadrabili in un modello rigido e inadatto a comprendere le singole identità».

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