Le Cronache Lucane

SALANDRA, RIFIUTI: L’APPALTO MILIONARIO CHE FA GOLA AL SINDACO

Bonifica discarica, appena eletto Soranno blocca l’aggiudicazione: l’Ue osserva e prepara la multa

Se al Dipartimento regionale dell’Ambiente ci fosse un Direttore generale opportunamente operativo, al Comune di Salandra sulla discarica ancora interessata dalla procedura di infrazione comunitaria non ci sarebbe nessun giallo amministrativo. Invece il giallo c’è, così come anche al Dipartimento c’è un Dg, Michele Busciolano, che, però, o non vede o finge di non vedere. Gli estremi per intervenire con un Commissariamento sembrano esserci tutti, eppure nulla si muove. Proprio Busciolano, poco più di un mese fa, ha inviato, sua la firma in calce, alla Struttura di missione per le procedure di infrazione del ministero per gli Affari europei, l’ultimo aggiornamento lucano, datato al «15 settembre», discarica per discarica.

Scorrendo l’elenco si arriva a Salandra, località Piano del Governo. Nell’informativa inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Busciolano rassicurava: il 2 luglio scorso il Comune aveva trasmesso alla Stazione unica appaltante (Sua) Provincia di Matera la determina a contrarre con cui è stato stabilito di «procedere all’appalto dei lavori». Dopo l’affidamento, prevista la realizzazione dell’intervento entro 12 mesi. A settembre, però, le elezioni amministrative: eletto sindaco una vecchia conoscenza della politica lucana, già consigliere regionale, Giuseppe Soranno. Neanche 15 giorni, il 5 ottobre scorso, ecco arrivare la «revoca in autotutela» del bando. Per il Comune le presunte «ragioni», riportate in maniera apodittica e non specificate se non in un leggero accenno a un non perfezionamento del «Cig della gara», sono collegate «al mutamento della situazione di fatto», «non prevedibile al momento dell’adozione della citata determinazione a contrarre». Realmente di fatto, una cosa, invece, è cambiata a Salandra: il sindaco è adesso Geppino detto “codino” Soranno. L’appalto ha un valore a base di gara di 3milioni e 230mila euro. Per questo, essendo l’importo superiore al milione di euro e non essendo Salandra un Comune capoluogo, a gestire la pratica, la Sua della Provincia di Matera.

Per Soranno, la Sua è “Mia”: di qui la revoca. Difficilmente, se non del tutto impossibile, Soranno riuscirà come Comune a gestire “in proprio” l’appalto. Tra le altre cose, pur volendo con cavillo scavallare quel limite massimo di 1 milione di euro, per la discarica di Salandra il frazionamento dell’appalto appare inverosimile. Non è, seguendo il quadro normativo, nè possibile e nè «economicamente conveniente», la suddivisione in lotti funzionali o lavorazioni, poichè si tratta di «lavorazioni strettamente collegate» ed «è bene che l’esecuzione rimanga in capo ad un unico soggetto, che ne dovrà così rispondere globalmente». La suddivisione «può rischiare di rendere l’esecuzione eccessivamente difficile dal punto di vista tecnico o troppo costosa», così come, sempre da Codice degli Appalti, «l’esigenza di coordinare i diversi operatori economici per i lotti rischierebbe seriamente di pregiudicare la corretta esecuzione dell’appalto», con, inoltre, «i costi di transazione e di gestione dell’appalto con più appaltatori potrebbero comportare oneri tali da compensare gli eventuali benefici ottenibili dalla suddivisione in lotti». Il paradosso nel modus operandi del Comune di Salandra emerge in tutta la sua evidenza dalla lettura di un passaggio.

Per i burocrati dell’Ente, la revoca in autotutela è avvenuta con l’intento di «adottare procedura più celere per l’affidamento dei lavori soprattutto in considerazione che la Regione Basilicata ha richiesto la procedura di urgenza in considerazione che la discarica è tra quelle individuate a procedura di infrazione comunitaria». Per cui, imprimere, sulla carta, perchè nella realtà è l’opposto, un’accelerata, avrebbe consentito «l’immediata conformità della discarica censurata alla norma onde evitare una nuova sentenza di condanna e l’emanazione delle conseguenti sanzioni pecuniari». Se il sindaco Soranno e il tecnico comunale fossero rimasti fermi, la finestra temporale per la presentazione delle offerte, come da bando pubblicato il 25 settembre scorso, si sarebbe chiusa il 21 ottobre, due settimane fa. A distanza di un mese dalla revoca in autotutela e dopo 15 giorni dalla non avvenuta scadenza citata, a Salandra è tutto fermo, altro che «più celere». Il Dg Busciolano continua a girarsi dall’altro lato, e il sindaco Soranno prosegue nel temporeggiare a trovare una soluzione a un problema che non esisteva. Sulla discarica di Piano del Governo, il giallo amministrativo, come pure l’infrazione comunitaria, si protrae con buona pace dell’interesse pubblico. Basilicata, paese che vai: autocrate che trovi.

Ferdinando Moliterni

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