REDDITO CITTADINANZA: SI STUDIA LA BASILICATA

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Sui tavoli ministeriali ai quali lavorano gli esperti del Governo per trovare la quadra sul reddito di cittadinanza c’è anche il report annuale 2018 dell’Istituto Einaudi che ha studiato proprio, relativamente a misure simili, il modello Basilicata. La Basilicata è stata scelta poichè insieme con la Campania rappresenta la prima regione a statuto ordinario in Italia ad aver introdotto strumenti di contrasto a povertà e all’esclusione sociale. In relazione ai lavoratori socialmente utili (Lsu), ai Copes e al reddito minimo di inserimento e a misure simili emergono per il caso lucano molte ombre e poche luci. Per il Centro studi Einaudi in relazione al decennio 2005-2015 «è interessante notare come il tasso di disoccupazione di lunga durata, che qui consideriamo in termini di percentuale del totale dei disoccupati, sia aumentato di oltre 10 punti percentuali sia in Basilicata che in Campania». La «disoccupazione perenne» riguarda in Basilicata il 65,2 per cento di chi si trova senza lavoro.  Gli analisti dell’Istituto Einaudi sottolineano anche «l’approccio paternalistico e talvolta clientelare, diffuso soprattutto nei piccoli comuni, che ha determinato un’impostazione “assistenzialistica” di questi interventi, e la destinazione di risorse monetarie verso i poveri veniva percepita dalla popolazione come un atto caritatevole nei confronti della comunità». Stando al rapporto della Regione, per esempio al 2014 il programma Copes aveva prodotto “0 occupati”. Emerge – chiosano alla fine gli analisti dell’Istituto Einaudi – purtroppo con chiarezza la poca incisività dei percorsi di attivazione lavorativa, che faticano da soli ad incidere positivamente sulla futura occupabilità dei beneficiari». Con doppio svantaggio, si può aggiungere, che il reddito minimo di inserimento in Basilicata è finanziato con le royalties delle estrazioni petrolifere.

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Ferdinando Moliterni

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