OGGI LA MELONI IN AULA PER LA POSIZIONE DELL’ITALIA
Oggi Giorgia Meloni sarà alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo che si terrà il 15 e il 16 ottobre. Tra le questioni di cui si dovrà necessariamente parlare ci sarà l’Ucraina e il sostegno economico e militare a Zelensky.
Il Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa è stato chiaro nel dire che questa è una delle priorità della riunione.
IL CAMPO LARGO IN CRISI
Se appare scontata la posizione del centrodestra che da tempo ha scelto di sposare la linea politica occidentale ed europea di sostegno a Kiev, la stessa cosa non può dirsi nelle opposizioni.
La politica estera continua a lacerare la coalizione alternativa a Giorgia Meloni e questa divisione potrebbe emergere brutalmente durante la riunione delle Camere in cui si dovrà discutere proprio di questo.
Elly Schlein prova disperatamente una ricomposizione che allo stato attuale è impossibile. All’interno del PD i riformisti spingono per dichiarare apertamente il sostegno dell’Italia a Kiev anche con invio di armi.
Sul lato opposto il Movimento Cinque Stelle punta ad una posizione di completo disimpegno ita- liano sul fronte ucraino.
Conte ospite di Porta a Porta ha detto che se è vero che Putin ha attaccato è anche vero che Zelensky non è un agnellino.
Una posizione che ha provocato lo sdegno di Filippo Sensi, esponente dell’aria riformista dem che su X ha scritto “sento uno che vorrebbe guidare il centrosinistra dire che Zelensky e Putin sono sullo stesso piano.
Una vergogna che non so dire, che non ha bisogno di commenti”. Una presa di posizione netta che non lascia adito a dubbi.
IL NODO NON PIÙ RINVIABILE
Quello della politica estera è uno dei nodi il cui scioglimento non è più rinviabile.
La politica è soprattutto politica estera e non si può immaginare l’esistenza di una coalizione che non abbia una collocazione e una posizione comune.
La frattura sulla collocazione internazionale dell’Italia, del resto, ha riverberi importanti anche su altre questioni oltre quella ucraina.
Basti pensare, per esempio, al ddl contro l’antisemitismo sul quale il PD ha preferito non votare fino ad ora per non scontentare né gli amici né i nemici di Israele.
Il centrosinistra deve decidere se essere parte del fronte occidentale scaricando Conte e AVS o tenersi sulle stesse posizioni di Vannacci e dell’estrema sinistra.
Una decisione che fino ad ora è stata evitata ma che non può più essere rinviata.
Roberto Lamattina

