È GIUSTO INFORMARE 

Esplosione del 9 dicembre, oggi la commemorazione: cordoglio per le vittime

Calenzano, presidio dei sindacati: “Fermiamo la strage”
Pm indaga su “manutenzione straordinaria”

L’omaggio alle vittime nel comune di Calenzano e il lutto regionale


Disposte le autopsie e gli esami del Dna per l’identificazione dei corpi. ll deposito Eni sotto sequestro. Oggi indetto sciopero generale. Carabinieri nella sede Sergen per 10 ore

11 dicembre 2024

L’esplosione avvenuta lunedì 9 dicembre nel deposito Eni di Calenzano (Firenze) ha causato cinque morti e ventisei feriti, tre dei quali ancora ricoverati in ospedale in gravi condizioni.

L’intero deposito è stato posto sotto sequestro dalla procura di Prato per svolgere le indagini tecniche necessarie per stabilire le cause dello scoppio alle pensiline di carico.

Eni, si apprende da fonte inquirente, ha chiesto di intervenire per smaltire correttamente acque potenzialmente inquinanti, ma tutta l’attività di approvvigionamento, stoccaggio e distribuzione carburanti “deve restare ferma” fino a che sarà necessario.

Procura:

“Chiara inosservanza rigide procedure”

Una fuoriuscita di carburante nella parte anteriore della pensilina di carico “in qualche modo dovuta alla chiara inosservanza delle rigide procedure previste”, e “le conseguenze di tale scellerata condotta non potevano non essere note o valutate dal personale che operava in loco”. Lo scrive la procura di Prato, come anticipato da Repubblica, nel decreto di perquisizione nell’ambito dell’inchiesta sull’esplosione. e che ha causato cinque morti e ventisei feriti, tre dei quali ancora ricoverati in ospedale in gravi condizioni.

I Carabinieri del Comando provinciale di Potenza sono stati per quasi dieci ore nello stabilimento di Grumento Nova (Potenza) della Sergen, l’azienda dei due lavoratori lucani – Franco Cirelli, di 50 anni, di Cirigliano (Matera) e Gerardo Pepe, di 45, di Sasso di Castalda (Potenza) – morti nell’esplosione del deposito Eni di Calenzano. Secondo quanto si è appreso a Potenza, i militari dell’Arma sono arrivati nell’azienda ieri pomeriggio e ne sono usciti nella notte scorsa: hanno acquisito numerosi documenti, tra i quali quelli relativi alla trasferta di Cirelli e Pepe. 

Oggi il presidio dei sindacati:

“Strage annunciata”

Una trentina di persone con le bandiere e lo striscione “Fermiamo la strage di vite e diritti sul lavoro” hanno animato il presidio che Usb, Cobas e Cub Firenze hanno tenuto oggi davanti alla sede di Firenze dell’Inail, in segno di protesta dopo l’esplosione al deposito Eni di Calenzano.   “Abbiamo deciso di fare questo presidio oggi per denunciare l’ennesima strage sul lavoro”, ha affermato Paola Sabatini (Cub Firenze), secondo cui è stata “una strage comunque annunciata, perché un deposito dell’Eni con questa alta nocività, considerata una struttura con rischio elevato, in una zona che è stata fortemente antropizzata, è comunque una bomba a orologeria, e questa situazione era già stata denunciata qualche anno fa. Sarà la magistratura ad accertare le cause: speriamo che stavolta non si parli di errore umano, perché comunque ci sono norme di sicurezza molto rigide per questi impianti, e non sappiamo se sono state rispettate”.  “Non vorremmo che accadesse quello che sta accadendo per la strage di via Mariti – ha detto Alessandro Nannini (Cobas) -,dove dopo dieci mesi ancora non c’è un indagato e non si sa dichi è la colpa del crollo: la nostra paura è che, quando ci sono di mezzo multinazionali come l’Eni, o come l’Enel per il caso di Suviana, tutto venga messo a tacere”. Per Dario Furnari (Usb)”c’è un disastro ambientale che va denunciato, dovuto a questo tipo di impianti: non abbiamo paura di opporci all’Eni, e a un governo che ancora una volta mostra di essere succube”.

Ieri, dopo le riprese delle ricerche, i corpi dei tre dispersi che ancora mancavano all’appello sono stati ritrovati nell’area delle pensiline di carico, dove è deflagrata l’esplosione che era stata segnalata: poco prima dell’incidente, infatti, un operatore che era al deposito aveva dato l’allarme, ma nel giro di pochi secondi si è verificato il grande boato con il successivo incendio. Erano le 10.21 e 30 secondi, questo l’orario registrato.   

Le vittime

Gli operai deceduti hanno tutte un nome e cognome ma solo uno è stato identificato ufficialmente: si tratta dell’autotrasportatore 51enne Vincenzo Martinelli, originario di  Napoli ma da anni residente a Prato. Per le altre quattro vittime, anche loro autotrasportatori, l’identificazione appare al momento più complessa:Carmelo Corso, 57 anni, nato a Catania e anch’egli residente a Prato; Gerardo Pepe, 46 anni, nato in Germania da genitori italiani; Franco Cirielli, 46 anni, originario di Matera; Davide Baronti, 49 anni, nato ad Angera, provincia di Varese, ma cresciuto a Livorno, residente a Bientina, in provincia di Pisa. Saranno l’autopsia e gli esami del Dna a rendere chiara l’identificazione delle salme.

Tutti e cinque gli operai morti erano alla guida di autocisterne e si trovavano nell’area della pensilina di carico ed erano stati registrati come “visitatori” dai dipendenti del sito, che poi hanno girato la lista ai carabinieri del comando provinciale di  Firenze sotto il coordinamento del procuratore Tescaroli.

Le cinque vittime dell’esplosione nel deposito di carburanti dell’Eni. Prima fila da sinistra: Gerardo Pepe, Vincenzo Martinelli. Seconda fila da sinistra: Davide Baronti, Franco Cirelli, Carmelo Corso

La commemorazione a Calenzano. Sindaco:

“Sito strategico, ma va fatta riflessione”

“Abbiamo chiesto che si apra una riflessione e un tavolo di confronto per capire come questo sito può coesistere con questo stato di cose, con il contesto infrastrutturale urbanistico che c’è qui”
Lo ha detto questa mattina il sindaco di Calenzano (Firenze) Giuseppe Carovani a margine della commemorazione per le vittime dell’esplosione al deposito Eni in occasione del lutto regionale.  

“Crediamo che debba essere affrontato questo tema anche consenso di responsabilità e con lungimiranza, cercando di capire cosa succederà nei prossimi decenni e se avrà ancora senso avere un impianto di questo tipo – ha aggiunto – È il tema, so che ci sono difficoltà già oggi da un punto di vista logistico per gli approvvigionamenti, sappiamo benissimo che è un sito nevralgico e strategico, tuttavia la riflessione deve essere fatta perché avremo per alcuni giorni, alcune settimane una sospensione delle attività visto anche il sequestro che è stato disposto dall’autorità giudiziaria, quindi questo lasso di tempo può essere usato anche utilmente per fare alcune riflessioni insieme a livello di istituzioni”.

Giani: “Segnalazioni delle ditte che non sanno come fare a ripartire”

“È paradossale, se uno entra dentro la palazzina, vi è un cartello elettronico”, “un messaggio agli operatori che indica come da 5mila giorni qui non è successo niente che possa anche solo minimamente ipotizzare problemi di sicurezza. Fino a quando non accade qualcosa è come se per inerzia c’è una situazione che porta ad avere qui questo deposito, ma nel momento in cui l’incidente mette in evidenza cosa significano le operazioni di carico delle autobotti, il pericolo che pongono, è evidente che oggi tutto non può rimanere come prima”

Lo ha detto il presidente della Toscana Eugenio Giani parlando a margine della commemorazione a Calenzano.

“Oggi – ha esordito – è un momento di sofferenza da un punto di vista umano. Vi è una commozione che coinvolge tutti”.  Da ieri pomeriggio poi, aggiunge, sta ricevendo “segnalazioni del disagio, della tristezza per quanto accaduto” ma anche “segnalazioni del fatto che qui ci sono imprese piccole e medie che non sanno come fare a ripartire, perché si è sfasciato tutto, le catene produttive sono in difficoltà. Ci dovremo porre anche questo problema”.

Le indagini

Ieri, martedì 10 dicembre, su disposizione del procuratore Luca Tescaroli, i carabinieri hanno perquisito il deposito in cui è avvenuta la tragedia e la Sergen di Potenza, la ditta incaricata di lavori di manutenzione nell’impianto di Calenzano e per cui lavoravano i due tecnici Gerardo Pepe e Franco Cirelli, morti insieme ai tre autisti Vincenzo Martinelli, Carmelo Corso e Davide Baronti. I reati ipotizzati dalla procura, ancora contro ignoti, sono omicidio colposo plurimo e lesioni colpose,entrambi aggravati dalla violazione delle norme per la sicurezza sul lavoro. 

Non ci sono al momento conferme ufficiali invece su altre ipotesi di reato, di cui parla la stampa locale, quali la rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e il disastro colposo. Secondo quanto riporta Repubblica nel decreto di perquisizione inoltre è scritto che la ditta Sergen “stava eseguendo dei lavori di manutenzione nei pressi dell’area destinata al carico del carburante: in particolare avrebbero dovuto rimuovere alcune valvole e tronchetti per mettere in sicurezza una linea benzina dismessa da anni” e “la circostanza che fosse in atto un’attività di manutenzione di una linea di benzina corrobora l’ipotesi che vi siano state condotte connesse al disastro”.

Il procuratore Luca Tescaroli ha nominato tre medici legali che dovranno effettuare l’autopsia sulle salme delle cinque vittime e due consulenti per rispondere ai quesiti che ruotano attorno all’innesco e alle procedure di sicurezza del deposito Eni: sono due esperti in esplosivo, Roberto Vassale e Renzo  Cabrino, che hanno tra l’altro già lavorato come periti nella strage di Capaci, inchiesta di cui si è occupato Tescaroli quando era pubblico ministero a Caltanissetta.  

I feriti, due in gravi condizioni

La Procura segue anche il fronte delle lesioni provocate dall’esplosione. Sono tre le persone ferite ancora ricoverate: un operaio all’ospedale di Careggi a Firenze e due operai all’ospedale Cisanello a Pisa, considerati in gravi condizioni per le ustioni riportate. I presidi ospedalieri della zona (Careggi, Prato, Torregalli, Santissima Annunziata di Ponte a Niccheri e Empoli) hanno prestato soccorso nella giornata di lunedì 9 dicembre ad altri 24 feriti, già tutti dimessi, 16 dei quali si sono presentati autonomamente.

https://www.rainews.it/video/2024/12/esplosione-a-calenzano-perquisizioni-nel-deposito-eni-e-nella-sede-di-sergen-4d806e67-d3b2-480c-b64f-abd8ecbb1a24.html

NON CAMBIA MAI: STRAGE SENZA FINE, DA FIRENZE A CALENZANO, 299 GIORNI PASSATI INVANO

Le parole dei segretari Cgil della Toscana e di Firenze

Rossano Rossi: “Le leggi sbagliate della politica hanno costretto le persone ad accettare il lavoro purchessia, senza tutele”

Bernardo Marasco: “Dove il lavoro è svalutato, lì si annida il rischio”

di GIORGIO SBORDONI su COLLETTIVA

Da Via Mariti al deposito Eni.

Dalla città di Firenze a Calenzano, poche decine di chilometri più in là, in quello stesso territorio.

299 giorni, tra quel maledetto 16 febbraio e quel maledetto 9 dicembre

È l’inverno del lavoro che non finisce mai, quello della politica in letargo da…vediamo… più o meno sempre, se è vero che si muore oggi come cinquant’anni fa.

E in questo angolo di Italia adesso si riflette increduli sul 2024 e su questi dieci martiri strappati con violenza alle loro vite nell’ingiustizia della morte sul lavoro.

Un monito questa Firenze delle stragi, di quanto può essere cattivo e brutto questo Paese con chi lo manda avanti, con i lavoratori, persino nel posto in cui si possono ammirare le cose più belle cui la nostra storia ha dato vita.  

All in, il meglio e il peggio della nostra cultura

Dal 16 febbraio al 9 dicembre è il lungo inverno delle regole congelate da un’impotenza consapevole, che scaturisce dalla mancanza di volontà, quella di investire sulla sicurezza come se fosse davvero importante, al di là del cordoglio e dei comunicati copincollati da una strage all’altra, stucchevoli, che ogni volta si ripetono.

Ha detto la Cgil con la rabbia di chi combatte da sola questa battaglia di resistenza in vita. 

“Le lacrime del giorno dopo sono inaccettabili”

Tra le due stragi, il cantiere Esselunga che, collassando su se stesso, ha sepolto cinque operai, e il deposito Eni esploso in un inferno di fiamme che hanno dilaniato i corpi di altri cinque lavoratori, ci sono le vittime, tante, che non hanno neanche l’onore delle cronache, una breve, un quarto di pagina con foto, perché magari muoiono nell’ora sbagliata, troppo tardi per i giornali già in stampa, ma troppo presto per fare ancora notizia 24 ore dopo.

ROSSANO ROSSI, CGIL TOSCANA: “LA POLITICA DA ANNI RENDE IL TERRENO FERTILE PERCHÉ LE PERSONE ACCETTINO IL LAVORO PURCHESSIA”

Il 2024 è stato un anno nero, si sono affrettati tutti a constatare. Perché le stragi, tra Firenze e Firenze, sono state tante… Suviana, Casteldaccia, Ercolano…ma i conti tornano, sono sempre gli stessi, tre morti al giorno.

Commenta Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana:

“Si conferma questa triste media che in Italia va avanti da anni, quella di oltre tre morti al giorno tra le persone che vanno a lavorare. Un dato inaccettabile perché il mondo progredisce, ma questo numero non c’è verso di farlo calare”

Spiega il suo punto di vista il segretario:

“È una costante che viaggia su due binari Quello tecnico, quello su cui si dovrebbe intervenire con normative più stringenti, modifiche di legge, la formazione ai lavoratori, più controlli e incrociati, fatti da più persone e da vari enti.

Da questo punto di vista si potrebbe migliorare.

Varando anche leggi che siano diverse dalla patente a punti creata da questo governo che è molto simile a quella del codice stradale, per cui se uno ha possibilità e risorse può recuperare molto velocemente”

Prosegue Rossano Rossi:

“L’altro binario è quello politico. Secondo me gli incidenti sul lavoro oggi succedono perché le condizioni di lavoro sono assolutamente inadeguate per essere il 2024 e in alcuni casi persino peggiori di qualche tempo fa. Perché da una parte abbiamo un mondo del lavoro deregolamentato, frastagliato, sfregiato dalle leggi che i vari governi che si sono susseguiti hanno fatto fino a oggi, a partire dal Jobs Act di Renzi, tanto per citarne una”

Continua Rossi:

“Un mondo del lavoro umiliato e caratterizzato anche da bassi salari, inserito in un contesto di povertà assoluta che ormai riguarda cinque milioni di persone e di povertà relativa in cui versano oltre dodici milioni di cittadini.

Una miscela che diventa una bomba esplosiva e rende il terreno fertile perché si accetti il lavoro purchessia. E quando si accetta il lavoro purchessia, non si accetta quel lavoro che dovrebbe essere una cosa nobile, che ti permette di inserirti nella società, di metter su famiglia, di comprare una casa e crearti una vita, ma si accetta una forma di lavoro che spesso rasenta lo sfruttamento e spesso è carente proprio dal punto di vista della sicurezza. In questo contesto, creato dalla politica, ci sguazzano molto bene gli imprenditori”

BERNARDO MARASCO, CGIL FIRENZE: “DOVE IL LAVORO È FRAMMENTATO, DIVISO, SVALUTATO, SI ANNIDA IL RISCHIO DI QUESTE STRAGI”

Ci ha detto Bernardo Marasco, segretario generale della Cgil gigliata:

“Per la seconda volta quest’anno accade una strage sul lavoro a Firenze. Questo ci strazia, ma allo stesso tempo ci impedisce di restare zitti

La prima risposta domani con lo sciopero. Una reazione a questo ennesimo atto che mortifica la dignità del lavoro. Anche in questo caso, pur nella grande diversità tra le due vicende, il problema avviene dove ci sono intersezioni di lavoratori esterni ed interni al luogo di lavoro. 

A via Mariti c’erano gli addetti in appalto, qui c’era la dinamica del ‘carico scarico’.

E quando il lavoro è frammentato, diviso, svalutato, lì si annida la possibilità di eventi luttuosi come questi. Quando svalutiamo il lavoro, gli togliamo la capacità di rappresentarsi, permettiamo che proliferi la precarietà, la differenza tra i contratti all’interno dello stesso luogo, lì può succedere questo”

🔹La manifestazione di Calenzano è stata un momento di grande solidarietà e un segnale chiaro: la sicurezza sul lavoro non può più essere un tema da rimandare

La Cgil ha denunciato la mancanza di interventi concreti da parte delle istituzioni, ma non si ferma e continua a lottare per la dignità dei lavoratori.

Come ha detto Marasco, segretario generale della Cgil Firenze:

“Il lavoro deve essere sicuro e rispettoso della vita”

Le interviste e l’approfondimento su Collettiva 👇🏼

https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/strage-calenzano-manifestazione-video-us1k0750

IL RACCONTO

A Calenzano piazza piena contro l’ennesima strage

La manifestazione si è aperta con la lettura dei nomi delle cinque vittime, Vincenzo Martinelli, Carmelo Corso, Franco Cirelli, Davide Baronti e Gerardo Pepe, seguita da un minuto di raccoglimento concluso da un lungo applauso

TOMMASO GALGANI E IVANA MARRONE su COLLETTIVA

Si è aperta con la lettura dei nomi delle cinque vittime, Vincenzo Martinelli, Carmelo Corso, Franco Cirelli, Davide Baronti e Gerardo Pepe, seguita da un minuto di raccoglimento concluso da un lungo applauso la manifestazione di questo pomeriggio a Calenzano

Piazza Vittorio Veneto si è riempita, oltre tremila persone, secondo i sindacati, sono arrivate per protestare contro l’ennesima strage, unite nel ricordo delle cinque vittime

In città è ancora vivo lo shock per il botto enorme, uno spostamento d’aria così violento da danneggiare oltre cento aziende nel circondario e così violento da essere udito fino a Pistoia a chilometri e chilometri di distanza.

La provincia di Firenze si è fermata per 4 ore di sciopero generale, in tantissimi hanno aderito alla protesta indetta da Cgil Cisl e Uil, per far sentire il loro grido di dolore e di sdegno contro la mancanza di sicurezza sul lavoro.

Lo ha detto il segretario generale della Cgil Firenze Bernardo Marasco, a margine della
manifestazione:

“Gli incidenti mortali crescono in tutta Italia, sono frutto di una dimensione produttiva che cerca di risparmiare sul lavoro. Noi a Firenze abbiamo una
particolarità, che questi incidenti avvengono con grandi committenti, Esselunga ed Eni che sono realtà con cui è indispensabile costruire un elemento di miglioramento delle condizioni di produzione. Serve convocare i grandi player privati che hanno grandi cantieri, noi lì vogliamo costruire elementi di massima garanzia. Questi incidenti stanno avvenendo nei luoghi in cui grandi gruppi introducono elementi di interferenza con altre realtà”

Bernardo Marasco, segretario generale Cgil Firenze, parla in piazza a Calenzano

Bernardo Marasco ha evidenziato che:

“tutte le volte che spacchettiamo il lavoro, che ci sono appalti, bisogna avere maggior attenzione, invece lì si crea uno scaricabile di responsabilità. Fino a che ci sono i fari mediatici è tutto un parlare, appena c’è da fare un lavoro vero e c’è da convocare aziende, allora non è più la priorità. Invece per noi del sindacato è la priorità”

Bernardo Marasco, segretario generale Cgil Firenze, parla in piazza a Calenzano

Bernardo Marasco ha concluso:

“Morire per lavorare è inaccettabile. In questi mesi non è stato fatto molto, non sono stati implementati gli organici per i controlli, non siamo intervenuti sulla precarietà del lavoro. Tutte queste vicende sono situazioni che si creano quando il lavoro è diviso”

è giusto informare con Eugenio Giani governatore Regione Toscana

“Calenzano. Lavoratrici e lavoratori, istituzioni e cittadini uniti nel presidio indetto da Cgil, Cisl e Uil.

Uniti nel dolore, da qui una unica voce: più tutela sul lavoro e della vita umana

Senza sicurezza non c’è lavoro, non c’è dignità, non c’è vita!”

#sapevatelo2024
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