Non intendiamo neanche per un momento interrompere o sospendere la nostra linea editoriale e culturale garantista e, quindi, come sempre facciamo lasciamo agli organi competenti il ruolo di analizzare le vicende giudiziarie in tutti i loro aspetti. Come sempre, però, non possiamo esimerci da una analisi sociale e politica di quanto emerge dalle indagini conclude dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza guidata dal facente funzione dottor Maurizio Cardea che hanno portato a sgominare una vera e propria organizzazione delle Lauree false e titoli di studio vari contraffatti.
UN RISCHIO SOCIALE
Fatta salva la presunzione di non colpevolezza e la necessità del vaglio giudiziario degli elementi accusatori raccolti dalla pro- cura, infatti, quello che emerge dalle indagini è che nel nostro sistema economico e sociale è immesso un quantitativo stupefacente di titoli di studio falsi. Una vera e propria bomba ad orologeria che inserisce nel mercato delle libere professioni, nel mondo del lavoro intellettuale persone che esibiscono un titolo di studio che non hanno. Non si creda che questo sia una questione esclusivamente legale o formale. Questo significa che ci sono ingegneri, architetti, medici, avvocati etc..che esercitano professioni e attività delicatissime senza averne le competenze. Tutti i giorni quando noi ci rechiamo in uno studio professionale o quando le imprese assumono qualcuno per un incarico tecnico, lo facciamo convinti che quel titolo di studio esibito nei curricula o sulle pareti dello studio sancisce il riconoscimento pubblico di una conoscenza. Da quel titolo di studio nasce la nostra fiducia. Oggi apprendiamo che in qualche caso era solo un pezzo di carta, un falso che ha prodotto una relazione fiduciaria mendace e ha messo a rischio la nostra salute, i nostri diritti, i nostri rapporti economici. Una situazione potenzialmente esplosiva e dannosa anche se dovesse essere ridotta soltanto all’acquisizione di titoli necessari per avanzamenti di carriera.
UN’OFFESA A CHI STUDIA
Una situazione, questa dei titoli contraffatti che, se dovesse essere confermata, sarebbe un’offesa grave anche nei confronti di tanti figli della nostra terra che per laurearsi hanno fatto e fanno sacrifici immani. Un’offesa alle famiglie che spendono e fanno rinunce per tenere i propri figli fuori sede e che, poi, sono costretti a concorrere alla pari (se non in condizione si svantaggio) con chi questi titoli li ha semplicemente comprati falsi. Una situazione sulla quale, al di là degli aspetto giudiziari, è necessario fare chiarezza. Anche se riguarda un’altra materia e non costituisce elemento neanche ipotetico di reato, nella direzione di una maggiore chiarezza e parità di condizioni, bene ha fatto il Governo Meloni a dare una stretta anche alle troppe facoltà telematiche che, seppur rappresentano una valida ed efficace alternativa all’università classica, devono avere crismi di chiarezza e di competenza inattaccabili.
OPERAZIONE SICUREZZA SOCIALE
Noi non sappiamo come finiranno i processi e affermiamo con la nostra fermezza abituale che tutti gli indagati, ancorché detenuti, godono della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva. Sappiamo, però, che la Costituzione Repubblicana, oltre alla affermazione della presunzione di non colpevolezza, tutela anche la libertà della ricerca e il valore della conoscenza. Sappiamo che la scuola e l’Università sono state e possono ancora essere anche importanti ascensori sociali fondati sul merito. Sappiamo, però, che tutto ciò avviene se la competizione culturale non viene falsata e la nostra sicurezza e la nostra fiducia non viene tradita da falsari. Ecco perché facciamo il nostro plauso al dottor Maurizio Cardea e agli inquirenti ai suoi “ordini” per aver indagato con fermezza e chiarezza nella direzione di chi falsifica il mercato e mette a rischio le nostre vite. La speranza è che si vada fino in fondo e che si continui nella ricerca della verità. Lo meritano i nostri figli che si laureano tra tanti sacrifici, lo meritano le famiglie, lo merita la nostra società.
Di Massimo Dellapenna
