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POPOLO LUCANO DELLE PARTITE IVA, PER I “CLASSICI” COSTANTE CALO

Nell’arco temporale dal 2014 al 2022, in Basilicata variazioni percentuali negative per artigiani, commercianti ed agricoltori

Il cosiddetto popolo delle partite Iva è tornato ad aumentare e oggi la platea è stabilmente sopra i 5 milioni di effettivi. Al 31 dicembre scorso, 5 milioni e 45 mila lavoratori indipendenti, ma sebbene il numero sia in leggero aumento rispetto a quattro anni fa, comunque è lontano dai 6,2 milioni registrati agli inizi del 2004. Come evidenziato dall’Ufficio studi dell’associazione Artigiani e piccole imprese Cgia Mestre, «non tutte le categorie appartenenti al mondo del lavoro autonomo godono di buona salute, molte professioni sono in grosse difficoltà e il loro numero sta diminuendo, come i lavoratori autonomi “classici”, quali artigiani, piccoli commercianti e agricoltori». Diversamente, sono in espansione le partite Iva senza albo od ordine professionale, come, per esempio, quelle dei consulenti aziendali e degli amministratori di condominio. Il popolo delle partite Iva, delle micro imprese e i loro dipendenti rappresentano un blocco sociale di oltre 6 milioni di persone che, prima del Covid, produceva quasi 200 miliardi di Pil. Per la Cgia di Mestre «il trend positivo registrato dallo stock di lavoratori autonomi in questi ultimi tre anni è sicuramente ascrivibile alla ripresa economica maturata dopo l’avvento del Covid». Con un Pil che nel biennio 2021 e 2022 ha toccato livelli di crescita molto elevati è aumentata l’occupazione e conseguentemente anche quella indipendente. A seguito del boom dello smart working avvenuto in questi ultimi anni, inoltre, «è probabile che le “finte” partite Iva siano aumentate, anche se, attualmente, il numero complessivo di queste ultime è stimato attorno alle 500 mila unità, soglia già raggiunta una ventina d’anni fa». Tra i fattori giudicati positivi, l’introduzione del regime forfettario per le attività autonome con ricavi e compensi inferiori a 85 mila euro.

IL CALO IN BASILICATA

Nell’ultimo anno, tuttavia, la risalita dei lavoratori indipendenti non tocca tutte le regioni: tra quelle con variazione percentuale negativa, la Basilicata. In riferimento al rapporto 2023-2022, per la Basilicata -4,5%. La variazione percentuale lucana è maggiormente marcata in negativa, se si considera il rapporto 2023-2022: -8,5%. Nell’ultimo anno il Molise (+8,4 per cento), la Liguria (+8,2 per cento), la Calabria e l’Emilia Romagna (entrambe con il +5,6 per cento) hanno registrato gli aumenti più importanti, per contro, la Basilicata (-4,5 per cento), l’Abruzzo (-4,9 per cento), l’Umbria (-5,6 per cento), il Trentino Alto Adige (-8,4 per cento) e le Marche (-10,1 per cento) hanno subito contrazioni significative.

I LAVORATORI AUTONOMI “CLASSICI”

In riferimento alle categorie degli artigiani, dei piccoli commercianti e degli agricoltori, con il confronto tra il 2014 e il 2022, il numero complessivo di queste tre categorie, a livello generale, è sceso di 495 mila unità. Gli agricoltori sono diminuiti di 33.500 unità (-7,5 per cento), i commercianti di 203.000 (-9,7 per cento) e gli artigiani addirittura di quasi 258.500 (- 15,2 per cento). Per la Basilicata la variazione 2022-2014 è nettamente negativa: meno -9,5 per cento. In valori assoluti, in poco meno di 10 anni, meno 3 mila e 646. Il crollo del numero degli artigiani, dei commercianti e degli agricoltori ha colpito maggiormente il Potentino (in valori assoluti dal 2014 al 2022, meno 2mila e 306) che il Materano (in valori assoluti dal 2014 al 2022, meno mille e 340).

LE NEGATIVITÀ LUCANE PROVINCIALI

Per la categoria artigiani, nel Potentino il rapporto 2022-2014 consegna una variazione negativa del – 13,1%. In riferimento allo stesso arco temporale ed alla stessa categoria, più netta la variazione negativa per il Materano: – 14,2%. Per la categoria commercianti, nel Materano, in riferimento al rapporto 2022-2014, variazione percentuale negativa pari a -5,8%, mentre nel Potentino -7,7%. Per la categoria agricoltori, nel Po- tentino, in riferimento al rapporto 2022-2014, variazione percentuale negativa pari a – 7%, mentre nel Materano -10%. Come riportato nello studio della Cgia di Mestre, «il crollo del numero degli artigiani e dei piccoli commercianti è ormai visibile a occhio nudo, nelle città e nei paesi di periferia è sempre più in aumento il numero delle botteghe e dei negozi chiusi definitivamente: va evitato tutto ciò, perché questa desertificazione abbassa notevolmente la qualità della vita di tutti noi». A livello italiano, il crollo del numero degli artigiani, dei commercianti e degli agricoltori ha interessato tutte le regioni, ma in particolare le Marche (- 17,2 per cento), il Piemonte (-15,5 per cento), l’Emilia Romagna e il Molise (entrambe -15,1 per cento), l’Umbria (- 14,9 per cento) e il Veneto (-14,8 per cento). A livello di ripartizione geografica la contrazione più pesante si è registrata nel Nordest (-14,1 per cento). Seguono il Nordovest (-14 per cento), il Centro (-12,5 per cento) e, infine, il Mezzogiorno (-6,9 per cento). A livello provinciale, invece, le realtà più “colpite” sono state Vercelli (- 21,6 per cento), Massa Carrara (-20,1 per cento), Biella (-19,4 per cento), Alessandria (-19,3 per cento) e Rovigo (-18,3 per cento). Tra le 103 province d’Italia monitorate, solo Napoli (+0,6 per cento) in positivo.

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