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CASA POPOLARE OCCUPATA DAI VICINI

I familiari denunciano l’incubo e sperano nell’Ater che però prende tempo per intervenire. Serpentone, anziana in Emilia Romagna per cure mediche: al ritorno si ritrova senza abitazione

Partire, andare in un’altra regione a curarsi e farsi accudire durante il periodo di convalescenza dai propri figli e poi scoprire che non puoi più tornare a casa perchè questa è stata occupata abusivamente. Questo è quello che è successo ad una signora di Potenza che dal 1986 è assegnataria di un alloggio di edilizia popolare a rione Cocuzzo. Una brutta storia di abusivismo come molte se ne sentono in Italia e che la donna mai avrebbe immaginato di vivere sulla sua pel- le. La signora messa duramente alla prova dalla vita, vedova molto presto e sopravvissuta alla morte prematura del figlio, ha lavorato per crescere dignitosamente i propri figli e ora arrivata alla pensione avrebbe voluto soltanto vivere in tranquillità nella sua ca- sa, tra le sue cose e con i suoi ricordi. È invece pochi giorni fa le cade il mondo addosso: qualcuno è entrato con la forza nel suo appartamento e se ne è impossessato. Ma andiamo per ordine. Poco più di un mese fa, la signora parte per l’Emilia Romagna, dove risiedono i suoi figli e dove si reca per affrontare un percorso terapeutico. Chiede al fratello che abita a Potenza di andare a controllare l’appartamento di tanto in tanto e di assicurarsi che fosse tutto in ordine. Trascorso il periodo di convalescenza, la signora è pronta a tornare a casa sua, alla sua quotidianità e normalità. Il fratello, allora, si reca nell’appartamento e scopre che la serratura è stata cambiata. Prova a suonare ma nessuno risponde. Pare che l’abitazione sia stata aperta con la forza, sia stata cambiata la serratura e l’intestatazione delle bollette. Ma quel che è peggio, pare che questo “atto di forza” sia stato commesso da amici di famiglia. Persone che vivono nello stesso palazzo e che conoscendo la situazione hanno “aiuta- to” una ragazza, che non è assegnataria di nessuna casa e che parrebbe non sia nemmeno inserita in una graduatoria, a prendere possesso dell’appartamento e a “violare la privacy” dei legittimi assegnatari. La famiglia, privata dei propri ricordi, si è rivolta ai Carabinieri per denunciare l’accaduto e all’Ater, proprietario degli alloggi. Il referente dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale l’ha rassicurata: entro un mese circa potrà rientrare nel suo appartamento. Nel frattempo la persona che si è stabilita nell’immobile ha “denunciato” la sua presenza all’Ater, adducendo una serie di motivazioni con la speranza che venga legittimata ad abitare lì dentro. La signora è ora fortemente provata da questa situazione. Lei non ha mai lasciato incustodito il suo appartamento, ha sempre paga- to l’affitto e non ha mai perso il diritto di abitarci e ora si ritrova senza un tetto sulla testa. Una “violenza” perpetrata da chi si professava amico. È questa forse è la cosa che fa più male. L’unica speranza è che l’Ater possa realmente liberare l’appartamento il prima possibile e restituirlo al “legittimo beneficiario”. La carenza di alloggi di edilizia popolare, i ritardi negli espletamenti dei bandi e nelle re- dazioni delle graduatorie è un tema molto sentito anche in una piccola città come Potenza. Impossessarsi di una casa senza averne il diritto è purtroppo qualcosa che accade anche nel capoluogo di regione e lo si vede tanto nei prefabbricati disabitati di Bucaletto quanto nelle palazzine dell’Ater sparse nella città. A sostegno della famiglia, gli amici di una vita e i parenti che chiedono a gran voce «al Sindaco, all’Ater, e alle forze dell’ordine di prendere provvedimenti perché c’è una povera donna che sta piangendo per aver perso ogni suo piccolo affetto e ricordo ormai sequestrato da gente senza vuore».

Rosamaria Mollica

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