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CONDANNE PER OLTRE 20 ANNI DI CARCERE

Malamovida e «monopolio» sicurezza, assolto Martoccia ma pene dure per A. e M. Scavone, Ciciriello, Luchian e Mastroberti

Con condanne per oltre 20 anni di carcere ed alcune assoluzioni, al Tribunale di Potenza si è concluso il processo di primo grado scaturito dall’inchiesta dell’antimafia lucana, denominata “Senza tregua”, sui servizi di vigilanza nei locali notturni di Potenza e dell’hinterland. Il Tribunale in composizione collegiale presieduta da Rosario Baglioni, ha condannato Alessandro Scavone (difeso dal Prof Donatello Cimadomo) a 8 anni, 10 mesi e 20 giorni di carcere, Michele Scavone (difeso dall’avvocato Gaetano Basile) a 5 anni e 11 mesi, Pasquale Antonio Ciciriello (difeso dall’avvocato Francesco Fabrizio) a 5 anni e 11 mesi, Ionut Luchian a 2 anni e 11 mesi ed Antonio Mastroberti ad 1 anno di reclusione. I due Scavone e Ciciriello, inoltre, sono stati interdetti «in perpetuo» dai pubblici uffici. Ruolo in parte marginale quello di Mastroberti, accusato di avere aiutato gli Scavone e Ciciriello ad eludere le investigazioni dell’antimafia di Potenza poiché, nel 2016, rilasciò «false e reticenti dichiarazioni» su una delle “notti calde” per i bodyguard del capoluogo, quella del dicembre 2015 presso la discoteca Basiliko’s. Mastroberti disse agli investigatori che gli addetti alla sicurezza di Marco Cirenza, costituitosi parte civile nel processo, i giudici hanno condannano gli Scavone e Ciciriello al risarcimento del danno in suo favore che, però, verrà stabilito in sede civile, erano stati sostituiti, anche per il veglione di capodanno 2016 a Ruoti, per mancata affidabilità e capacità, e non per pressioni esterne, nel caso riconducibili al gruppo i cui «capi», come diceva il rumeno Luchian, erano Alessandro e Michele Scavone. Per gli inquirenti, a guidare il “raid” al Basiliko’s, Ciciriello. I testimoni raccontarono di come disse che «lui era un soldato di Alessandro Scavone tanto che aveva tatuato anche il simbolo della croce sulla mano a dimostrazione della sua appartenenza». Obiettivo delle minacce e delle violenze, imporre il proprio servizio di protezione e di sicurezza. In sintesi, l’impianto accusatorio è stato imperniato sui reati di estorsione e danneggiamento aggravati dal metodo mafioso in relazione a minacce e violenze perpetrate a più riprese al fine di impadronirsi e conquistare illecitamente il mercato locale dei servizi di buttafuori. Le indagini iniziarono proprio nel dicembre del 2015. Come sostenuto dall’accusa in dibattimento, il gruppo per acquisire il «monopolio» nel settore, tentò di estromettere alcuni addetti al servizio di vigilanza di locali notturni e discoteche come il Basiliko’s di Potenza, il Cikas di Tito Scalo ed il Centro Polifunzionale di Ruoti. Protagonista dell’episodio del Cikas, Luchian, che nel febbraio del 2016, dopo aver avvisato verbalmente uno dei bodyguard alle dipendenze di Cirenza che «aveva parlato con i capi, Alessandro e Michele Scavone», e di conseguenza «poteva dire e fare tutto perché era coperto da loro», prima lo aggredì con un pugno in faccia e poi continuò percuotendolo ripetutamente anche davanti ai Carabinieri che nel frattempo erano intervenuti sul posto. Originariamente, gli inquirenti hanno anche ipotizzato che il mettere le mani sulla sicurezza potesse es- sere la prima tappa di un progetto più ampio che, in teoria, poteva avere come fine l’impossessarsi dell’intero locale. Su altri binari, l’accusa non ha colto nel segno. Per esempio, assolto Giuseppe Martoccia (difeso dal Prof Cimadomo) coinvolto nelle vicende del bar “Nautilus” che in occasione degli arresti del 2017 venne anche posto sotto sequestro. Per l’accusa, il già condannato Scavone per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione penale e patrimoniale, intestò fittiziamente il Nautilus al cognato Martoccia che lo stesso giorno dell’inaugurazione, nel maggio 2016, assunse proprio Scavone come barista. Martoccia non è l’unico scagionato. Assolto «per non aver commesso il fatto», Donato Diterlizzo (difeso dall’avvocata Loredana Satriani). In maniera analoga, per l’accusa, il servizio di protezione e di sicurezza facente capo all’assolto Diterlizzo, sarebbe stato gestito di fatto sempre da Alessandro Scavone. Assolti, infine, anche Teodoro Tricarico e Michele De Blasio, coinvolti in a un’altra presunta intestazione fittizia dei beni, per occultare l’ipotizzata contitolarità in capo a Scavone, del bar-caffetteria “Al Bar” sito in viale del Basento a Potenza. Nei confronti di Carmela Martoccia, Gerardo Picerno e Paolo Bilancia, il Tribunale di Potenza ha dichiarato estinto per intervenuta prescrizione il rea- to a loro contestato consistente nell’aver manifestato, per l’accusa falsamente, la volontà di assumere Scavone come da istanza avanzata dallo stesso al Tribunale di Sorveglianza di Potenza.

Ferdinando Moliterni

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