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CARROZZONE, L’INESORABILE VOGLIA

“Acque del Sud SpA” via per rilanciare gestione e investimenti, ma in Basilicata prima l’ingrasso ora le lacrime di coccodrillo. Cratere Eipli, decine e decine di milioni di passività: fantasia “scippo dell’acqua”, debiti reali

I nostalgici dell’EIPLI, risvegliati tardivamente dal torpore in cui si erano relegati continuano a raccontare la meravigliosa età dell’oro in cui tutto era pubblico e tutto era lucano. Un età dell’oro che non è mai esistita perché, come abbiamo più volte scritto con documenti alla mano, l’EIPLI non era lucana, gli invasi neanche, l’acqua era ed è demanio necessario dello Stato e la Corte Costituzionale ha più volte ribadito che la materia di gestione delle acque è competenza esclusiva dello Stato. Ci piacerebbe confrontarci con carte e dati alla mano con chi parla di “scippo dell’acqua” ma ci rendiamo conto che chiedere ad anziani signori che parlano della loro giovinezza il sacrificio di misurarsi con documenti e non con i ricordi è una richiesta un po’ eccessiva.

UNA RIFORMA NECESSARIA

Siamo stati i primi a parlare della riforma che il Parlamento stava preparando, parlando dell’emendamento Urzi’ quando era in discussione. Abbiamo registrato il silenzio dormiente di chi oggi si oppone. Appena iniziata la discussione e l’evocazione posticcia di una “nuova Scanzano” abbiamo iniziato a parlare con sentenze, documenti e leggi per spiegare che l’EIPLI non era della Basilicata, che la Corte Costituzionale ha definito i parametri costituzionali della normativa sull’acqua per spiegare che lo “scippo dell’acqua” non esiste. Ora proviamo a spiegare con parole semplici perché il Ministro Lollobrigida, il Governo Meloni e Fratelli d’Italia, nell’approvare la Legge, hanno compiuto un’operazione di grande rinnovamento, di grande potenziamento degli investimenti pubblici in Basilicata e nel Sud e, soprattutto, hanno approvato una misura inevitabile.

QUASI 1OO MILIONI DI DEBITI

Le cattive gestioni dell’EIPLI hanno maturato una debitoria di quasi cento milioni di euro. Solo nei confronti del Consorzio del Sinni(impresa edile che ha realizzato i lavori della diga del Sinni e delle condutture), la debitoria ammonta a 43.000.000 di euro solo in sorte capitale. Ogni anno soltanto questo debito produce interessi pari a circa 800.000 euro. Parliamo di un debito già riconosciuto come con sentenza per il quale il creditore già può avviare e avvia le azioni esecutive. Cosa significa questo. Significa che se lo Stato decidesse di mettere sul con- to corrente di EIPLI 100 milioni di Euro per il potenziamento della rete idrica, quella somma sarebbe interamente aggredita dai creditori. In pratica i creditori avrebbero l’immediata possibilità di fare un pignoramento presso terzi. Se lo Stato versasse qualsiasi somma sul conto corrente di EIPLI questo sarebbe immediatamente prelevato dai creditori. In pratica, la cattiva gestione del passato impedisce ogni ipotesi di investimento di dighe, invasi e condotte. Non è un caso se nella Legge perfettamente approvata in Parlamento, con grande intelligenza è stato scritto che Acque del Sud Spa subentra nei contratti ma non nei debiti che restano ad EIPLI. Insomma la tanto vituperata SPA consentirà di realizzare le opere di cui il Sud e la Basilicata hanno bisogno e di cui parlava Giorgia Meloni in campagna elettorale quando doveva di sostituire il reddito di cittadinanza con le infrastrutture di cittadinanza. Da uomo del Sud non posso che essere contento che finalmente esiste una società che può investire e non pagare i debiti dell’età dell’oro di cui vaneggiano i nostalgici.

LA FIDEIUSSIONE E L’ILVA

Dopo aver cercato dispiegare con parole elementari e semplici, comprensibili oltre ogni ipotesi di malafede sulle motivazioni economico-giuridiche che rendono l’operazione Acque del Sud Spa un’operazione perfetta e non migliorabile, proviamo anche a spiegare perché la fideiussione per le forniture è assolutamente necessaria. EIPLI non ha solo debiti, ha anche crediti. Uno dei crediti più importanti è nei confronti di ILVA. La vecchia società tarantina deve a EIPLI circa 5 milioni di euro. L’ente pubblico che gestisce gli invasi, però, non vedrà mai quelle somme perché ILVA non esiste più. La società ILVA è fallita come tutti sanno e gli amministratori di EIPLI non si sono insinuati nel passivo. In pratica lo Stato ha regalato 5 milioni di acqua all’ILVA. Se ci fosse stata una fideiussione EIPLI avrebbe recuperato quei soldi. Una fideiussione, infatti, è una garanzia per conto terzi con la quale una banca o una assicurazione garantisce un debito. In pratica una banca e una assicurazione dice al creditore: se il debitore non paga pago io. Chiunque faccia pubblici appalti sa che è prevista per legge per qualsiasi appalto e per qualsiasi fornitura. Solo la cattiva gestione di EIPLI che i nostalgici dei tempi d’oro continuano a vantare poteva consentire di regalare 5 milioni di acqua pubblica ad una società privata. Diciamo che, come spesso accade, dietro la retorica difesa del pubblico per principio si nasconde la pratica tu- tela del privato. Del resto pecunia non olet.

Di Massimo Dellapenna

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