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BARDI BOCCIATO PER LA QUARTA VOLTA

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Come tutte le spacconate istituzionali a cui ci ha tristemente abituati la sua retorica del nulla, il settantenne governatore Vito Bardi già dal 2020 aveva solennemente annunciato ai magistrati della Corte dei Conti che il “bilancio dell’Ente sarà sempre più leggibile, trasparente, improntato ad esporre con veridicità, chiarezza e correttezza i fatti amministrativi e gestionali”. Ora tanto per far capire ai lucani che ne è stato di quelle belle promesse, basterà leggersi l’impugnativa che il Consiglio dei Ministri ha avviato per evidenti profili d’illegittimità alla Corte Costituzionale contro la legge di assestamento del bilancio di previsione finanziario per il triennio 2021-2023, approvata solo lo scorso dicembre. Eppure a scorgere le motivazioni ci si rende conto che il problema è ormai seriale, trattandosi della quarta bocciatura rimediata e che la sequela terminologica di “violazione”, “difformità”, “errate registrazioni” non è evanescenza contabile su cui insabbiare la testa delle responsabilità perché a rimetterci, questa volta, non è la parola, ormai volatile, di Bardi, ma la stessa Basilicata. Ha scritto Fabrizio Caramagna: “Ebbe abbastanza senso morale da presentare il bilancio in rosso, ma non abbastanza da arrossirne”.

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