Le Cronache Lucane

«SE S’ORGANIZZANO, SIAMO FREGATI»


L’INTERVISTA AL DIRETTORE DI CONFAGRICOLTURA CHE INVOCA L’ESERCITO PER ARGINARE LA PESTE SUINA


POTENZA. In un momento in cui tutta l’attenzione del governo nazionale e regionale è focalizzata sul contrasto del Covid-19, non va però trascurata un’altra problematica che a gran voce viene segnalata dall’intero comparto agricolo lucano. Si tratta della peste suina e degli emergenti danni causati a produttori e cittadini dalla fauna selvatica, in particolar modo dall’ “invasione” di cinghiali e dai letali attacchi dei lupi ai capi di bestiame.

A stigmatizzare la grave criticità e a chiedere urgenti provvedimenti da parte delle istituzioni competenti, è il Direttore di Confagricoltura Basilicata, Roberto Viscido che, in una intervista esclusiva a Cronache Lucane ha spiegato le dinamiche del problema, lo stato attuale della situazione e gli interventi necessari e urgenti da mettere in campo per prevenire una criticità che, per ora solo in fase iniziale, rischia tra qualche mese di mettere davvero in ginocchio tutto il settore agricolo lucano e arrecare danni irreversibili alla produttività zoo agricola della Basilicata.

Direttore Viscido, per iniziare, ci può spiegare in cosa consiste il problema?

«Partendo dalla peste suina va detto che si tratta di un problema che si sta in qualche modo sottovalutando e pur premettendo che, come attestano gli studi scientifici, la peste suina non colpisce l’uomo, di certo però la preoccupazione sulla diffusione di tale virus si va ad aggiungere a quella già causata dal coronavirus, creando apprensione nei cittadini».

Come si trasmette questo virus e che danni provoca?

«Questo virus contro il quale non c’è cura, quando arriva in un allevamento suinicolo provoca la morte del bestiame e inoltre può essere veicolato sia sui vestiti che sotto le scarpe o sotto le macchine o sotto le ruote delle biciclette. Ma soprattutto la peste suina danneggia enormemente il turismo agricolo che è una delle principali risorse economiche della Basilicata».

Strettamente collegata alla peste suina e altrettanto dannosa è l’invasione dei cinghiali. Come ci difendiamo?

«Per entrare nel tema desidero citare una battuta del famoso e talentoso cabarettista lucano Dino Paradiso che in proposito ha detto: “In Basilicata il Dipartimento Agricoltura ha censito 800mila cinghiali, gli abitanti invece sono 560 mila, non so se mi spiego. Se i cinghiali si organizzano noi siamo fregati!”»

È una battuta ma descrive bene il problema perché il dato sui cinghiali è corretto. Vero?

«Esatto, Dino Paradiso come tanti altri artisti lucani valorizzano molto la nostra regione e queste sono frasi che in realtà dicono una grande verità è segnalano una criticità cui occorre subito far fronte».

Ma come si riesce a far fronte a 800 mila cinghiali selvatici?

«In realtà in Basilicata è stato fatto un “Piano di contenimento” per i cinghiali da parte della regione che ha innalzato l’abbattimento dei capi da un po’ più di 5000 a 7000 capi, ma quest’ultimo numero, per una regione come la Basilicata in cui di capi ce ne sono 800mila, è del tutto irrisorio e non risolve affatto il problema».

Per quanto riguarda invece le misure previste per proteggere le aziende agricole dai cinghiali?

«Purtroppo anche in questo caso le misure nazionali e regionali sono del tutto insufficienti perché ad esempio il “Piano di contenimento” stabilisce che le aziende devono essere recintate e devono ricorrere ad altre misure di sicurezza, ma onestamente come si fa a recintare o mettere in sicurezza un’azienda di 100 o 200 ettari quali sono quelle rappresentate da Confagricoltura?

Fare una recinzione elettrica per un’azienda di 100 ettari significa dover mettere due persone fisse per tenere bassa l’erba tutt’intorno perché altrimenti se un solo filo d’erba tocca l’elettricità, questa scarica pericolosamente a terra e quindi bisogna tenere per forza sotto la recinzione sempre pulito. E comunque i cinghiali sono diventati talmente duri che io dubito che la corrente gli faccia qualcosa.

Oppure penso al problema dei lupi che attaccano il bestiame uccidendo numerosi capi e creando danni irreparabili alle aziende e recando paura nei frequentatori degli agriturismi. E anche a questo riguardo le misure previste dalla regione non sono ancora sufficienti. Anche perché l’azienda agricola deve fare il proprio lavoro, non può preoccuparsi di andare a caccia di lupi o cinghiali!»


Che ruolo svolgono in merito gli Ambiti Territoriali di Caccia?

«Un ruolo fondamentale, senza dubbio, ma la normativa regionale non li agevola, ecco perché la cosa ci preoccupa e difatti insieme al Presidente Battifarano stiamo pensando come Confagricoltura di ritirare i nostri componenti dagli ATC, gli Ambiti Territoriali di Caccia, perché alla fine stando alle norme regionali di regolamento della caccia dei cinghiali e sul pagamento dei danni da fauna selvatica, la responsabilità su come e cosa pagare, coinvolge proprio gli ATC che già fanno un grande servizio per il territorio, e dunque, perché poi caricarli di ulteriori responsabilità? »

Responsabilità come ad esempio?

«Come ad esempio i danni causati alle persone che camminano per strada e si imbattono in questi animali selvatici, oppure gli incidenti stradali causati dagli attraversamenti di animali selvatici. Ebbene non si può pensare di scaricare questa attività di pagamento in capo agli ATC perché loro non hanno le risorse ».

Oltre ai danni alla produzione, la peste suina minaccia anche l’economia agrituristica e zoo agricola della Basilicata, è vero?

«Senz’altro, la fauna selvatica è diventato un problema che va affrontato e combattuto subito ma senza perdere più tempo per evitare poi di danneggiare il periodo pasquale allorché l’afflusso turistico riprenderà e si frequenteranno gli agriturismi. Occorre inoltre evitare anche di creare una nuova psicosi nella gente anche perché, lo ribadisco, la peste suina non crea problema all’uomo però non è che possiamo pensare di recintare tutta la Basilicata per non far entrare la fauna selvatica che viene da fuori, così come non possiamo pensare di recintare tutte le aziende agricole perché ciò significherebbe un lavoro immane e dalle spese enormi. Ma poi la Basilicata è bella perché è una regione aperta, una regione fatta di donne e uomini che vogliono far vivere il territorio e noi dobbiamo allora sin da subito intervenire proprio per evitare problemi all’economia agricola lucana ».

Esaminate le problematiche, che iniziative suggerisce Confagricoltura?

«Insieme al Presidente di Confagricoltura, Battifarano, io ho scritto una lettera al Prefetto di Potenza chiedendo un incontro urgente con le forze dell’ordine, con i parchi e con la Regione per fare un punto sulla peste suina perché la nostra soluzione è netta e anche drastica: in questo momento bisogna togliere il problema e per togliere il problema bisogna fare l’abbattimento totale del bestiame perché altrimenti si creano incidenti e preoccupazioni nella gente».

E il prefetto come si dovrebbe muovere?

«Beh! Le forze dell’ordine in questo momento possono dichiarare lo stato di calamità su questo problema e la Regione Basilicata a sua volta dovrebbe intervenire con un contenimento più efficace e risolutivo. Inoltre il Prefetto di Potenza ha fatto sapere che loro sono pronti a convocare a breve un tavolo di servizi e discutere della nostra proposta come Confagricoltura che è quella difar intervenire l’esercito. Vale a dire mettere in campo squadre dell’esercito accompagnate dai cacciatori che vanno e fanno un’opera di controllo e abbattimento di questa fauna selvatica e che non può senz’altro limitarsi a soli 7000 capi, ma deve raggiungere la totalità».

Qual è a questo punto l’appello di Confagricoltura alle istituzioni?

«Siamo preoccupati perché la peste bovina se non risolta subito e drasticamente, porterà a un ingigantimento del problema. Infatti ci sono degli stati esteri che hanno chiuso l’importazione dall’Italia. Quindi noi dobbiamo partire immediatamente con una forte attività per far capire che la Basilicata è indenne da questa situazione, e che la situazione della peste suina è assolutamente sotto controllo.

Ma ribadisco, bisogna partire subito con una fase di intervento radicale e risolutivo prima e poi con un programma di promozione delle primizie agricole rurali e zoo agricole della Basilicata e in questo ci vuole il supporto e l’apporto della Regione che appunto deve assolutamente far capire a tutti che la Basilicata è pulita e indenne rispetto a questo virus.

La regione deve ricorrere a tutte le misure necessarie e soprattutto deve in questo stare vicino alle organizzazioni. Un particolare appello lo faccio dunque anche all’assessore all’agricoltura per intervenire con misure più stringenti e sostenere questa posizione presso il governo non aspettando che il problema si aggravi, ma anticipandolo e contenendolo preventivamente ».

Direttore Viscido, pensate anche ad aiuti economici alle aziende?

«Costringere le aziende a chiudere per non aver risolto il problema e poi dare loro un aiuto economico come sopravvivenza, non è una soluzione dignitosa. Anche perché farle chiudere significherebbe porre fine ad anni di sacrifici e tradizioni di famiglia che durano da tempo. Dunque quello che ci vuole è affrontare e risolvere il problema e rilanciare con forza un comparto che costituisce il vanto e l’eccellenza zoo-agricola e rurale della Basilicata».


 

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