Le Cronache Lucane

PICCOLE CONFESSIONI SUL GIRARE IL MONDO

Lettere lucane

Sento tanti amici che mi raccontano dei loro viaggi all’estero, del loro bisogno di scoprire nuovi posti, di vedere luoghi lontani. Li ascolto con ammirazione, ma anche con un sentimento di estraneità, perché io non ho mai amato viaggiare. Riflettevo l’altro giorno sul fatto che l’aereo io l’ho sempre e solo preso per motivi di lavoro, mai di piacere. Tendenzialmente sono uno spartano, un abitudinario, un fedele, uno che fa variazioni su tema, un pigro, ecc. Da sempre trascorro le vacanze natali, pasquali ed estive a Rotonda; al massimo vado in qualche paese del Sud a parlare di libri. Sono semplicemente felice quando ritorno nei posti che amo – il mio paese, Napoli, la Basilicata, ecc. Solo un sogno io ho: di andare con mio figlio per un mese nel Sud degli Stati Uniti d’America, e vivere con lui “on the road” tra motel e rodei. Le donne con cui sono stato nella mia vita me ne hanno sempre fatto una colpa. Perché, mi dicevano, non possiamo viaggiare anche noi come tutti gli altri? Davo loro ragione, ma proprio non ci riuscivo. Mi sembrava di tradire qualcosa, di allontanarmi da un lago caldo che a volte è solo un pantano. E tuttavia mi sento a casa solo da Roma in giù, quando rivedo amici, parenti, scrittori, giornalisti e politici che condividono con me una certo modo di essere. È il motivo per cui non sono mai riuscito ad avere al mio fianco una compagna “moderna” – una volta, da ragazzo, mi ero fidanzato qui a Roma con una critica d’arte d’avanguardia che amava andare alle mostre di mezzo mondo, e io alla sola idea di seguirla da Amsterdam a Parigi mi sentivo male. Sono rimasto un contadino, un montanaro. Un po’ lo ammetto con orgoglio, un po’ con vergogna. Il mio sogno di felicità è leggere attorno al fuoco del camino di casa mia, dormire in alberghi di provincia circondato di giornali, mangiare in ristoranti rustici con amici che mi sentono e mi capiscono.

diconsoli@lecronache.info

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