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GIACOMO, L’HIPPY ROTONDESE CHE NON CI VEDE PIÙ

Lettere lucane

Alla fine degli anni ‘80, Giacomo era un personaggio mitologico, per noi ragazzini di Rotonda. Era una sorta di hippy, un fricchettone lucano, uno che anche nel modo di vestire era fuori dagli schemi. Di lui si diceva che era stato il primo a indossare le “Converse” dalle nostre parti, e all’epoca cose così suscitavano ammirazione, perché trovare le cose non era mica era facile come oggi. Me lo ricordo magro, coi capelli lunghi, gli occhiali a fondo di bottiglia, e me lo ricordo mentre racconta a noi più piccoli le sue avventure “on the raod”. Una volta ci raccontò che, non avendo i soldi per pagare il biglietto del treno, si fece tutto il viaggio – senza essere scoperto – rannicchiato nella rete delle valigie. Ieri mattina sono sceso in piazza con mia figlia Anna, e a un certo punto, alla villa, l’ho visto mentre camminava con passo incerto tenuto a un braccio da una donna che non conosco. Ho sentito una morsa allo stomaco; e l’ho sentita perché Giacomo, purtroppo, è cieco. Oggi ha i capelli corti, e sembra un signore “normale” che ha avuto la sfortuna di perdere la vista, ma se i giovani che affollano la villa sapessero chi è davvero quell’uomo lento e silenzioso, capirebbero quanta follia e quanta libertà c’è stata anche in noi più vecchi – e, probabilmente, rimarrebbero ammutoliti. Mi sono avvicinato a lui e gli ho detto con la voce strozzata: “Ciao Giacomo”. Lui si è fermato un attimo per registrare la voce, per capire chi fossi – e, da come mi ha risposto, sono certo che mi abbia riconosciuto. Sono rimasto voltato verso di lui per un po’, e mi sono sentito triste, perché Giacomo era la giovinezza, era il coraggio, era la voglia di spezzare i conformismi del nostro paese rurale e moralista, e ora cammina lento, e non può vedere quanto io gli sia grato per ciò che ha rappresentato nella mia vita.

diconsoli@lecronache.info

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