Le Cronache Lucane

LE COMUNALI LUCANE IN UN TWEET

Dopo il voto delle amministrative in Basilicata, l’analisi post elezioni e gli scenari che si delineano

Bardi caccia il mantello da Superman e mostra che i lucani ormai li ha capiti fin troppo bene mentre il Pd, almeno quello ufficiale, che ‘tafazzianamente’ continua ad aspettare Godot, perde con alchemica precisione quasi dappertutto.

Questa in estrema sintesi potrebbe essere l’analisi del voto delle amministrative in Basilicata. A essere più prolissi, invece, si potrebbe senz’altro dire che il centrodestra sta imparando in fretta. Non siamo (ancora?) a un modello di Partito Regione (anche se ne ha ereditato rapidamente i vizi) ma è evidente che quelli delle stanze dei bottoni in via Verrastro hanno capito come esercitare il proprio fascino (ma soprattutto il proprio potere) nei territori (Corleto su tutti). L’unico che sembra spaesato pare essere Gianni Rosa che ‘signore dei voti’ comunque non lo è mai stato: è l’unico assessore esterno in Giunta proprio perché alla fine le preferenze gli mancano. Ma al netto di una forza crescente e che si radicalizza del centrodestra c’è una inevitabile e sempre più netta propensione all’errore sistematico da parte degli ‘altri’. Avigliano e Matera plasticamente rendono bene l’idea di un Pd e di un centrosinistra masochisticamente dilaniati sempre dalle stesse partigianerie e con candidati sbagliati e scelti con vecchie logiche che nulla hanno a che fare con la ‘real politik’. E così anche a Lagonegro la bandierina va al centrodestra che pur se litigioso alla fine prevale in uno storico feudo della sinistra. E a proposito di perdite queste comunali lucane consegnano una novità: i Cicala sembrano aver perso il tocco ‘magico’ in Val d’Agri. Il voto però va letto anche in un contesto sociale più ampio con una sorta di sindrome della ‘guida sicura’. Non si può non considerare che i lucani siano stati – al pari degli italiani – precipitati nell’epoca della pandemia e dell’incertezza da futuro. E quindi ‘W l’uomo forte’ che comanda, redige decreti anche sfidando il Governo centrale su mascherine tamponi e frontiere regionali, e rassicura con atteggiamento paterno (nel nostro caso anche un po’ borghesemente marziale) i cittadini spaesati e spaventati dai bollettini giornalieri su contagiati, allettati, quarantenizzati e deceduti (sic!). Il risultato delle regionali trasferisce un dato su tutti: vincono gli uscenti o comunque quelli più rassicuranti. Non è il tempo delle cambiali al buio. Il rischio non è contemplato in una fase in cui di rischi ce ne sono già troppi. Uscenti sì ma solo se detengono in qualche maniera il potere. Niente (o quasi) per chi rappresenta, invece, l’usato sicuro: il voto premia chi declina nel presente la gestione del potere. Eccezion fatta per il nuovo di zecca. La novità di qualità e di moderazione è stata premiata (Lagrotta, Mecca, Rubino, Scattone su tutti) dove le alternative erano tutte rappresentate da aspiranti sindaci già ben noti e testati in passato dagli elettori. Segnali di nuovi cantieri politici anche nella Città dei Sassi dove i 5 Stelle abbandonati i panni dei ‘puri ma soli’ provano a scalare la vetta in compagnia di socialisti, ex comunisti e ambientalisti ma comunque devono dir grazie a un Pd (ed ex Pd) dove oltre alla divisione dell’atomo non resta che cercare di risalire almeno al fondo del barile prima di ricominciare a scavare. Così tra un centrodestra ormai padrone del proprio destino sempre più destrorso e un Pd in caduta libera uno spazio al sole pare profilarsi per chi ragiona su vie alternative ‘moderate e centriste’ o di ‘rottura calcolata’.

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