Le Cronache Lucane

Quando l’avvocato donna regala un nome al vino

“L’Avvocata” di Coppo è una complessa e succosa Barbera d’Asti, che ha saputo distinguersi negli anni non solo per il suo elevato livello qualitativo ma anche per lo straordinario rapporto qualità-prezzo. Il nome, curioso ed originale, è una dedica della famiglia Coppo e alla prima proprietaria dei vigneti: una donna avvocato. La sua indole severa, autorevole e rigida, le valsero l’appellativo riportato successivamente in etichetta, sebbene strida con la natura gioviale e spensierata del vino.

Il mondo del vino e quello del diritto, inteso come ambiente nel quale operano persone che in qualche modo entrano a contatto con la giustizia in generale, trovano spesso correlazioni, vuoi per le implicazioni personali degli operatori, vuoi per i nomi dei vini creati dai vinnaioli.

Un esempio di quest’ultimo rapporto è la Barbera d’Asti prodotta da Coppo s.r.l., viticultore di Canelli (CN), chiamata “L’avvocata”.

Il nome di questo vino deriva dal primo proprietario dei vigneti: un avvocato donna. Persona severa, autorevole e rigida, per tutti era semplicemente l’Avvocata. Quasi una stranezza che una Barbera così spensierata e giovane, evochi una figura tanto seria.

Wine Spectator lo definisce “Un vino rosso succulento, con sentori di more e sprazzi di viola, mirtillo e spezie. Complesso, ben bilanciato e lungo. Offre un eccezionale rapporto qualità/prezzo”.
Si tratta di una barbera in purezza, che nasce su terreno di marne argillose-calcaree con prevalenza limo, a circa 250 metri s.l.m., allevata a guyot, con densità d’impianto di 4.000 – 5.000 piante per ettaro. La vinificazione avviene per macerazione a contatto delle bucce, e si svolge tutta in acciaio.

Un vino piacevole, dal colore rosso rubino, che al naso regala intense note di frutta rossa come ciliegia, mora e lampone. Fresco ed equilibratissimo in bocca, sorprende il finale persistente e lungo, di ottima acidità. Uno degli acquisti migliori sotto i dieci euro.

Un vino da servire a 18 gradi con pane e salame, moscardini in guazzetto, polpette di carne con piselli. Magari dopo aver vinto una causa.

Dal sito Callmewine.com:

“L’Avvocata” di Coppo è una complessa e succosa Barbera d’Asti, che ha saputo distinguersi negli anni non solo per il suo elevato livello qualitativo ma anche per lo straordinario rapporto qualità-prezzo. Il nome, curioso ed originale, è una dedica della famiglia Coppo e alla prima proprietaria dei vigneti: una donna avvocato. La sua indole severa, autorevole e rigida, le valsero l’appellativo riportato successivamente in etichetta, sebbene strida con la natura gioviale e spensierata del vino.

La Barbera D’Asti “L’avvocata” proviene da vigneti locati nel sud dell’astigiano, intorno all’areale di Canelli, patria del Moscato D’Asti e della spumantistica italiana. Quando si parla della famiglia Coppo, si fa riferimento ad una delle cantine più antiche d’Italia, fondata nel 1892 e con circa 125 anni di produzione vinicola ininterrotta. Lo stile di casa è sempre stato rivolto a privilegiare la finezza anziché la potenza, con liquidi che sorprendono per fragranza e freschezza senza però rinunciare alla complessità. Le uve che lo compongono provengono da vigneti situati tra i 200 e i 250 metri slm posti su marne argilloso-calcaree. La cernita dei grappoli avviene in modo manuale per selezionare solo quelli migliori, mentre dopo la vinificazione affina in solo acciaio in modo da preservare tutta la sua integrità aromatica.

Il rosso “L’Avvocata” di Coppo ha un colore rosso rubino vivace orlato da riflessi violacei. Fin dalla prima olfazione colpisce per la nitidezza del frutto, che spazia dalla ciliegia al lampone. Sorso che scorre in souplesse, esemplare per capacità di coniugare freschezza e tannino in modo così armonioso. Non rinuncia ad un finale lungo, pur facendo dell’estrema bevibilità la sua dote migliore. Un vino quotidiano a cui è impossibile rinunciare. Una bottiglia potrebbe non bastare!

La storia della cantina

Nei primi anni del ‘900 Piero Coppo fonda l’omonima cantina a Canelli, già fin d’allora capitale del Moscato e del Barbera. La cantina Coppo si consolida e si espande con il figlio di Piero, Luigi, che porta grandi innovazioni ed ammodernamenti tali da renderla sempre più competitiva nei difficili anni del dopoguerra. Saranno i 4 figli di Luigi ad imprimere una svolta decisiva alla produzione della cantina, introducendo nei vigneti di famiglia, coltivati a Moscato, Barbera e Freisa, i vitigni internazionali Chardonnay e Cabernet. Nell ‘84 subentra alla guida della cantina la quarta generazione rappresentata da Massimiliano ed Edoardo, ma la filosofia è sempre la stessa: curare i vini prodotti in ogni dettaglio, con amore e tanta fatica, perché solo in questo modo si possono ottenere vini eccezionali.

I cinquantadue ettari di vigneti della famiglia Coppo si trovano nel territorio di Canelli, radicati su terreni marnoso calcarei, con una perfetta esposizione sud sud-ovest. La cantina, che si snoda nel sottosuolo per chilometri, si divide in due parti: una parte asettica ed ipertecnologica, dove dominano macchinari e strumenti di ultima generazione, ed un’altra silenziosa ed ovattata, con soffitti fatti di mattoni, dove nella penombra riposano in botti di legno i vini adatti all’invecchiamento. È un labirinto di gallerie, oggi diventato patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Antiche tradizioni e moderne tecnologie, se sapientemente usate, non possono che dare risultati sorprendenti, come i vini della cantina Coppo.

FONTE
Le Cronache Lucane
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