Le Cronache Lucane

SULLE TRACCE DELLA “MONNA LISA” DA MILANO ALL’ANTICA LAGO LIBERO

di Leonardo Pisani Il genio italico per eccellenza, figlio naturale di Ser Piero da Vinci, nato ad Anchiano, una frazione

di Leonardo Pisani
Il genio italico per eccellenza, figlio naturale di Ser Piero da Vinci, nato ad Anchiano, una frazione di Vinci nell’aprile del 1475, studiato e analizzato in tutti i suoi aspetti, Leonardo fa ancora discutere e resta ancora misterioso in molti particolari. Sulla Gioconda, il suo quadro più famoso, che solo nell’ultimo periodo della sua vita, se ne distaccò vendendolo a re Francesco I di Francia, poi vi sono diverse teorie su chi sia in realtà la donna ritratta. Ne parliamo con Raffaello Glinni, con un viaggio ideale da Amboise a Lagonegro.
Allora Glinni, Leonardo era legatissimo alla Monna Lisa, come mai? Non era certamente molto sensibile al fascino femminile
«Fra le leggende metropolitane più diffuse, una famosissima è quella che vorrebbe Leonardo da Vinci omosessuale, ma i fatti in realtà sono ben diversi, così come dimostrerebbero le ricerche sul suo legame affettivo con Isabella D’Aragona eseguite dalla nota studiosa tedesca Maike Vogt-Lüerssen, nonché dagli ultimi studi scientifici sulla grafia del genio».
Eppure di un Leonardo preso sentimentalmente da donne, non se ne parla molto. Ma a parte questo, cosa cambia se il genio toscano fosse stato etero o omosessuale?
«Nulla per quanto riguarda la sua arte e scienza in generale, molto invece per la “Gioconda”. Ma ricordiamo, adesso, da dove trae origine la storia sulla improbabile omosessualità di Leonardo. Firenze 1476: La questione nasce durante l’apprendistato di Leonardo presso la bottega del Verrocchio a Firenze, iniziato nel 1470. Il giovanissimo Leonardo mostra immediatamente il segno del proprio eccezionale talento, in un ambiente con fortissima concorrenza, in cui gli incarichi per gli artisti provenivano in prevalenza dalla Chiesa.
Come minare immediatamente l’ascesa dello straordinario Leonardo? Esattamente come oggi, con un’accusa falsa che lo estromettesse da ogni incarico. E in un ambiente dove si profilava l’azione del Savonarola, quale migliore accusa se non l’omosessualità.
L’8 aprile 1476 fu così presentata una denuncia, ovviamente anonima, agli Ufficiali di notte e de’ monasteri contro diverse persone, tra le quali Leonardo, per sodomia consumata verso il diciassettenne Jacopo Saltarelli. Verso l’omosessualità, la pena prevista in questi casi era severa (…) prevedeva anche la perdita di ogni commessa da parte della Chiesa. L’accusa venne però immediatamente archiviata, cosa davvero difficile dato il periodo storico e il presunto reato, poiché evidentemente totalmente infondata.
Ciò nonostante, per qualcuno il mero sospetto è ancora oggi una prova inconfutabile, tuttavia la vita successiva di Leonardo smentisce in toto tal eventualità».

Isabella D’Aragona

Quindi quale sarebbe il legame l’eterosessualità presunta di Leonardo e la Monna Lisa?
«La studiosa tedesca Maike Vogt-Lüerssen è tornata a proporre la propria ipotesi che identificherebbe in quel volto dal sorriso enigmatico non. secondo la tesi comunemente accettata, Lisa Gherardini, sposa del mercante fiorentino Francesco del Giocondo, bensì Isabella d’Aragona, figlia dell’erede al trono di Napoli Alfonso II e di Ippolita Maria Sforza, colta duchessa di Milano. Isabella sarebbe stata, come si vedrà, non solo la sposa segreta di Leonardo, ma anche la vera Gioconda ritratta, il che spiegherebbe il motivo per il quale Leonardo abbia gelosamente tenuto con sé il dipinto tutta la sua vita. Isabella d’Aragona divenne la sposa infelice di Galeazzo Maria Sforza, in una sorta di «esilio» a Pavia voluto da Ludovico il Moro, che non si conveniva al suo carattere fiero e al suo status di duchessa della città lombarda».
Affascinante teoria ma Glinni le chiedo: la le prove dove sono?
«Secondo la ricercatrice e storica dell’arte, che ha esposto recentemente i risultati dei suoi accurati studi in occasione di una conferenza tenutasi a Palazzo Medici Riccardi, Isabella d’Aragona, dopo la morte del marito, avrebbe addirittura sposato in seconde nozze l’amato Leonardo da Vinci che, ricordiamo, fu tra i principali pittori di corte degli Sforza tra il 1482 e l’alba del 1500. Dal maestro avrebbe avuto cinque figli, due dei quali riposerebbero accanto alle spoglie della madre nella sagrestia del Convento di San Domenico Maggiore a Napoli. Proprio lì, secondo quanto sostiene Maike Vogt-Lüerssen sulla base delle proprie indagini, si troverebbero anche i resti dello stesso Leonardo, in realtà mai sepolto ad Amboise in quella tomba che venne in seguito profanata. I resti sarebbero stati dispersi tra la chiesa napoletana, la chiesa di San Nicola di Bari e la chiesa di Vaprio d’Adda».

Comparazione grafica a cura del professor Michele Di Pietro, storico, fotografo e ricercatore

In conclusione?
«Unica soluzione al mistero, riesumazione ed esami del DNA per smentire o confermare quello che la studiosa ha ricostruito principalmente sulla base di fonti storiche dell’epoca: attraverso le analisi e il confronto con i figli di Isabella d’Aragona si potrebbe trovare la soluzione all’interrogativo. La prova principale è costituita oltre che dai chiarissimi riferimenti al casato D’Aragona-Sforza mediante simboli sul vestito della Gioconda, ma soprattutto dalla eccezionale somiglianza tra Isabella d’Aragona e la Gioconda come si evince dal confronto con il volto di Isabella D’Aragona dipinto da Raffaello che la ritrae su di un quadro in esposizione presso il Palazzo Doria di Roma».

La Monna Lisa altro non sarebbe che il diminutivo di L’Isa-bella D’Aragona

 

A parere del centro studi Glinni, Isabella d’Aragona avrebbe poi dato origine alla leggenda della presenza della Gioconda a Lagonegro, in Lucania. La Duchessa, dopo la morte di Galeazzo Sforza, si trasferì nel Italia meridionale, ed era suo soggiorno frequente il Castello di Monteserico presso Genzano di Lucania, e ancora oggi nei pressi di Acerenza esiste una località chiamata «Gioconda». E’ noto che il genio toscano programmò, con il Nobile De Ligny, grande amico della D’Aragona, un viaggio in Lucania proprio nella zona del Principato Citra, quindi dove è sita la città di Lagonegro, dove probabilmente avvenne l’incontro con la duchessa, in alternativa alla località nei pressi di Acerenza. Da tal episodio deriverebbe quindi la notissima storia della presenza della Gioconda in Lucania. Leonardo da Vinci, suscitò in vita tantissime gelosie, anche per il suo aspetto fisico decisamente bello e affascinante. Nel ritratto di Acerenza, Leonardo appare giovane, biondo, con gli occhi azzurri e uno sguardo decisamente intelligente e indagatore, che in nulla assomiglia alla ulteriore fantasia circolante, che lo vedrebbe quale soggetto nascosto della Gioconda, nel quale non vi è traccia di occhi azzurri e capelli biondi. Ci sono tuttavia dei documenti del 1600 da studiare, rintracciati dal Dott. Nicola Barbatelli del Museo delle Antiche Genti di Lucania, nei quali una cronaca redatta da un canonico della Abbazia di Cava dei Tirreni porterebbe effettivamente a confermare le ricerche su Lagonegro (all’epoca lago libero) quanto alla presunta tomba della Gioconda, per la quale risulterebbe costruito un catafalco dai Nobili del luogo, coinvolgendo quanto alla posizione , anche zone limitrofe , quali le chiese di Maratea e Rivello . Un’altra pista conduce alla madre di Leonardo la misteriosa Caterina, descritta ” di buon sangue “ quindi nobile decaduta.Ed effettivamente una ricerca conduce in Lucania a un ramo della nobile Famiglia Caterini, cui fu inflitta una grave sanzione nella disputa fra i D’Aragona e i D’Angiò, con la perdita di beni e la sanzione della schiavitù per taluni membri, con il trasferimento di alcuni componenti in Toscana per debiti con la Banca dei Medici, di cui il padre del Vinci era Notaio. Da lì nome Caterina de Caterini.Si trattava certamente di una donna molto importante visto il trattamento di favore alla stessa e al figlio riservato, che fu trattato al pari degli altri figli di ser Piero. Del resto che ci fosse un’attenzione particolare di Leonardo per la Lucania, è attestato nei suoi codici, avendo egli programmato e compiuto con ogni probabilità un viaggio in quelle zone e che ci fossero rapporti tra la Lucania e la toscana lo attesta ancora oggi la presenza in Basilicata di molti cognomi toscaneggianti.
L.P.

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