MORTE DI MARIA UNGUREANU: UNA DISGRAZIA SCAMBIATA PER DELITTO

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Sul complesso caso della morte di Maria Ungureanu ci occuperemo nelle prossime ore avendo chiesto come Le Cronache Lucane  la squisita e partecipata collaborazione della dott.ssa Ursula Franco per una analisi approfondita. Dott.ssa Ursula Franco, medico e criminologa consulente della difesa di Daniel e Cristina Ciocan, difesi rispettivamente dall’avv. Giuseppe Maturo e dall’avv. Salvatore Verrillo

Dott. Ursula  Franco siamo un passo avanti per la verità?

«Le risultanze delle indagini escludono un coinvolgimento di Daniel e Cristina Ciocan nella morte di Maria Ungureanu. Non è stato trovato nulla perché un omicidio non c’è stato. È agli atti  che Daniel Ciocan ha riportato Maria a casa la sera del 19 giugno, dopodiché la bambina ha cenato ed è di nuovo uscita, né Daniel né Cristina l’hanno incontrata quella sera. Nulla nel caso della morte di Maria prova l’omicidio perché un omicidio non c’è stato. La bambina era in compagnia di almeno un’altra ragazzina più grande di lei, è su quel fronte che la procura deve indagare per risolvere il caso. Se Maria avesse subito abusi, non avendoli subiti quel giorno, non possono ritenersi il movente di un omicidio, gli abusi e la sua morte sono due fatti ben distinti. Sul fronte degli abusi, se venissero provati, cosa che ritengo difficile, non è certo di Daniel lo sperma trovato dai RIS sulla copertina del lettino di Maria Ungureanu sequestrata a casa sua. Questa inchiesta è nata male, si è scambiata una morte accidentale, come lo sono la maggior parte delle morti per annegamento, per un omicidio, questo errore sta costando caro a due giovani estranei ai fatti».

Dopo oltre 4 mesi in arrivo le conclusioni dell’autopsia sul corpo di Maria? In arrivo le conclusioni dell’autopsia? Quattro mesi fa il rinvenimento del corpo senza vita in una piscina a San Salvatore Telesino della bimba Maria in arrivo le conclusioni dell’autopsia? Potrebbe arrivare la prossima settimana, quando saranno trascorsi quattro mesi da quel terribile giorno, il deposito della relazione conclusiva dell’autopsia di Maria, la bimba di nove anni, rumena, di San Salvatore Telesino, rinvenuta senza vita lo scorso 19 giugno, morta annegata, nella piscina di un casale. L’esame è stato eseguito dal professore Claudio Buccelli e dalla dottoressa Monica Fonzo, le cui valutazioni rappresenteranno un tassello fondamentale dell’inchiesta che il Procuratore reggente Giovanni Conzo, il sostituto Maria Scamarcio ed i carabinieri stanno conducendo. Un lavoro alla cui definizione contribuiranno, ovviamente, con altrettanta importanza, anche gli ulteriori elementi che gli inquirenti ritengono di aver acquisito. Un mosaico complesso nel quale la prospettazione degli indizi dovrà avere, nella ricostruzione dei fatti che verrà fatta, le prerogative della gravità, della concordanza e dell’univocità.  Condizione indispensabile nel perseguimento di qualsiasi ipotesi investigativa. Fin troppo banale sottolineare il peso che avranno una serie di dati relativi all’ora della morte e alla conferma dei segni di abusi che erano stati accertati nell’immediatezza. Nell’indagine in corso per omicidio e violenza sessuale, che potrà contare anche sui risultati di alcune analisi curate dai Ris sul materiale sequestrato all’interno del casale (lenzuolo, coperta, materasso e copridivano) e nell’abitazione della vittima (una copertina e, soprattutto, una maglietta che potrebbe essere della mamma e non della piccola), risultano chiamati in causa, allo stato, Daniel, 21 anni, e la sorella Cristina, 29 anni, anche loro rumeni. Al giovane sono contestate entrambe le ipotesi di reato, alla donna il concorso nella prima.  Assistiti dagli avvocati Giuseppe Maturo e Salvatore Verrillo, hanno sempre respinto ogni sospetto sul loro conto, dicendosi del tutto estranei ad una storia drammatica. Sulla quale si sono fronteggiate, fin qui mediaticamente, le tesi delle criminologhe Roberta Bruzzone e Ursula Franco. La prima, nominata dai genitori della bambina, rappresentati dall’avvocato Fabrizio Gallo, non ha dubbi sul delitto. A differenza della Dott.ssa Ursula Franco che, per conto della difesa, ritiene che Maria sarebbe invece rimasta vittima di un terribile incidente, finendo nell’acqua, nonostante non sapesse nuotare, dopo aver raggiunto la piscina in compagnia di coetanei o ragazzini più grandi. Ursula Franco sostiene: «Sarebbe stata una garanzia per gli odierni indagati e per eventuali futuri indagati che il referto autoptico fosse stato rilasciato prima dei risultati delle analisi dei Ris. È buona regola, al fine di scongiurare possibili errori giudiziari, che i consulenti delle procure non vengano informati dei risultati delle altre consulenze prima che abbiano rilasciato i propri, in modo che le loro conclusioni siano scevre da pregiudizi… non in Italia, evidentemente».

Mimmo Leccese

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