MALTRATTAMENTI, NO AL RIENTRO DELL’EDUCATRICE
Sono accusate di aver deliberatamente compiuto maltrattamenti su bambini dell’asilo nido le tre educatrici della cooperativa “Il Melograno”.
La giustizia penale ha inflitto loro la sospensione dall’attività per un anno.
L’anno è trascorso. Due delle tre educatrici non hanno, per ovvi motivi prudenziali, deciso di riprendere servizio.
Una ha scelto di farlo. È un argomento delicato che si muove sul sottile filo intercorrente tra la prevenzione e i diritti di un indagato che, in quanto tale, è assistito dalla presunzione di non colpevolezza.
Su questo filo sottile, però, c’è la tutela di bambini piccolissimi.
Noi crediamo che, in questi casi, fermo restante il diritto della lavoratrice a riprendere a lavorare, questo diritto possa essere svolto altrove e non a contatto con i bambini.
LA PROTESTA DEI GENITORI
Ieri, davanti ai cancelli dell’asilo, è iniziata la protesta dei genitori. Una protesta civile, pacata, educatissima che si è limitata ad invocare il principio di precauzione.
L’educatrice si deve presumere non colpevole fino a sentenza definitiva. I genitori, però, sono legittimamente preoccupati.
Noi lo siamo con loro. Onestamente anche il nostro proverbiale garantismo si ferma davanti al rischio oggettivo di correre il rischio di mettere a contatto con i bambini chi potrebbe essersi già macchiata di gravi violenze ai loro danni.
Tutto questo senza contare che ci sono i bambini i cui genitori hanno fatto la denuncia. Come potrebbero anche solo immaginare di poter condividere gli spazi con quell’educatrice?
Quell’educatrice, del resto, come potrebbe essere serena nella sua attività? Si tratta di tutelare il più debole.
Nel processo penale il più debole è l’indagato. In questo caso i più deboli sono i bambini. Se anche soltanto una delle accuse mosse all’educatrice fosse parzialmente vera, infatti, la sua presenza determinerebbe a carico di bambini piccolissimi, un danno esistenziale di non poco conto, quasi insuperabile.
IL SINDACO MINACCIA LA RISOLUZIONE DEL CONTRATTO ALLA COOPERATIVA IL MELOGRANO
Dopo la manifestazione dei genitori è intervenuto, questa volta con un po’ di ritardo, il Sindaco Telesca.
In una nota ha detto chiaramente che l’amministrazione comunale sarebbe pronta a risolvere il contratto con la Cooperativa.
La risoluzione sarebbe giuridicamente motivata con il fatto che la Cooperativa non avrebbe ottemperato all’ordine, impartito dall’amministrazione comunale, di esibire la documentazione comprovante il percorso educazionale svolto dall’educatrice, la sua formazione e i controlli medici psicoattutudinali cui la stessa si sarebbe dovuta sottoporre nell’anno appena trascorso.
Non sappiamo se è la scusa giuridica per una motivazione politica. Certo è che l’amministrazione co- munale, dopo le manifestazione dei genitori, ha aperto gli occhi è si è mossa.
Noi ci permettiamo di consigliare al Sindaco di proseguire lungo questa strada e di risolvere il contratto con la Cooperativa.
Siamo di quelli che preferiscono qualche polemica sindacale al rischi di maltrattamenti nei confronti di bambini piccolissimi.
Del resto, il solo fatto che la Cooperativa abbia anche soltanto immaginato di poter rimettere l’educatrice al suo posto denota una scarsa sensibilità francamente incompatibile con un ruolo così delicato.
IL SILENZIO DI FINIZIO
Chi, invece, continua a tacere è il Consorzio CS Cooperazione e Solidarietà al quale afferisce la cooperativa Il Melograno.
La Cooperativa le cui educatrici sono accusate di aver usato violenza contro dei bambini, infatti, non agisce da sola ma si muove in affiliazione in un Consorzio Cooperativistico guidato da Michele Finizio, direttore di Basilicata24.
Già quando uscì la notizia dei maltrattamenti denunciammo sia la situazione sia il rumoroso silenzio della testata sui fatti e sulle vicende giudiziarie.
Siamo andati a controllare, abbiamo scoperto che anche questa volta Basilicata24 ha omesso di parlare della vicenda e che Michele Finizio risulta ancora essere il Presidente del Consorzio cui afferisce la Cooperativa Il Melograno.
Evidentemente Finizio non utilizza il principio di precauzione che invocano i genitori e che ha usato il Sindaco Telesca.
Massimo Dellapenna

