CATTIVI MAESTRI O NESSUN MAESTRO?
Nel corso della settimana appena trascorsa, alla luce delle violenze verificatesi nel corso delle manifestazioni del 17 ottobre (e dei saccheggi avvenuti in Piazza Duomo a Milano il giorno seguente), si è molto parlato dell’influenza che i “cattivi maestri” eserciterebbero sui nostri giovani.
Ne ha parlato an- che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera l’altro ieri.
Sul banco degli imputati sono stati posti, in particolare, quei commentatori, giornalisti o politici, della sinistra, che avrebbero giudicato con benevolenza e interesse le proteste verificatesi in Spagna e soprattutto in Francia, chiedendosi perché la gioventù italiana non fosse attraversata dallo stesso fremito di ribellione, dalla stessa indignazione verso le ingiustizie del nostro tempo, da quell’energia che spinge ad impegnarsi in politica e scendere in piazza.
«Eccovi accontentati», è stato detto. Ma gli atti di teppismo e di vandalismo che hanno colpito soprattutto le città del Nord sono anche colpa vostra e delle vostre irresponsabili riflessioni. Solo che per parlare di “cattivi maestri” dovrebbero, appunto, esserci, in generale, dei “maestri”, qualunque sia il loro orientamento culturale.
Ce ne sono in Italia? Aggirandosi per gli scaffali delle nostre librerie si fa fatica a trovare autori che analizzino la nostra società, provando a ricavare ricette per tratteggiare “altri futuri possibili”, da realizzare attraverso un impegno politico e militante.
Nessuna traccia di novelli Toni Negri o di riviste come Potere Operaio e nemmeno di opere contemporanee da valutare positivamente.
E davvero si fa fatica a definire “maestri”, per quanto “cattivi”, gli opinionisti da talk che discettano in tv o in qualche quotidiano sempre meno letto.
Anche per la semplice ragione che risulta difficile credere che gli studenti e i giovanissimi scesi in piazza abbiano formato le proprie opinioni attraverso media come la televisione o la carta stampata (quanto a quel reperto vintage rappresentato dai libri, non vale nemmeno la pena parlarne), che notoriamente non sono soliti frequentare.
Chissà, forse qualcuno più smanettone di chi scrive potrebbe indicare qualche nome conosciuto navigando nel vasto oceano del web…
Eppure la domanda sorge spontanea: le violenze a cui abbiamo assistito sono causate da “cattivi maestri” o dall’assenza di maestri? L’impressione è che nel nostro paese serpeggi aridità e rassegnazione civile nel mondo intellettuale: un’indolenza che pervade, per molti aspetti, l’intero mondo occidentale (molto meno altre aree del pianeta, che infatti sfornano gli autori più interessanti del momento).
Gli unici a immaginare davvero l’avvenire e a progettare il mondo che sarà (peraltro con passione e impegno concreto) nel nostro “spazio di civilizzazione”, sembrano ormai essere solo gli Elon Musk, i Peter Thiel, i Sam Altan e, in generale, i guru della Silicon Valley e dell’Intelligenza Artificiale, con le loro utopie tecnocratiche, che spaziano dal transumanesimo a nuove forme di neoplatonismo ultraelitario.
“Cattivissimi maestri”, secondo l’opinione di chi scrive, ma le cui idee non sembrano aver influenzato i giovani contestatori.
Forse i nuovi “cattivi maestri” sono i vari Youssef Siher (il fondatore del gruppo telegram “Movimento 17 ottobre” arrestato ieri) che si aggirano per l’Europa? Gli allarmi ci sono, la platea sempre più vasta di popolazione immigrata di seconda e terza generazione – apparentemente integrata, ma nei fatti fortemente legata alle culture di origine (spesso distorte) – rappresenta, secondo diversi rapporti di intelligence di vari paesi europei, il brodo di cultura ideale in cui disseminare utopie jihadiste e sentimenti di rivalsa anti-occidentale, capaci di suscitare rivolte a sfondo sociale e razziale come quelle che da anni attraversano le banlieues francesi o fenomeni come i “lupi solitari”, ovvero azioni di terrorismo individuale, oggettivamente incontrollabili e imprevedibili.
Tutti problemi che cominciano ad interessare, come è evidente a chiunque voglia guardare i fatti senza pregiudizi ideologici, anche il nostro paese, che li inizia a conoscere sulla sua pelle solo ora, essendo da meno tempo, rispetto ad altre nazioni del Vecchio Continente, divenuto meta di arrivo dei grandi flussi migratori provenienti dal sud del mondo.
Eppure, almeno in questo frangente, appare inverosimile che un nerd trentenne abbia potuto significativamente influire sulle azioni e sulle intenzioni di migliaia di ragazzi scesi in piazza.
Parliamo al massimo (e solo le inchieste della magistratura potranno confermare questa ipotesi) di un aspirante agit-prop da chat, pallida caricatura di professionisti della disinformazione e della manipolazione politico-culturale dei tempi della Guerra Fredda, come quelli descritti da Vladimir Volkoff in romanzi come Il Montaggio, recentemente riedito da Settecolori.
Insomma, il teppismo da consumatori frustrati che ha prodotto il saccheggio dei negozi firmati nel centro di Milano, sembra più il frutto dell’assenza di valori e, quindi, di “maestri”, che degli insegnamenti di “cattivi maestri” – il prodotto di un relativismo morale nichilista in salsa maranza.
Proprio quel relativismo la cui dittatura fu oggetto della denuncia dell’ultimo vero “maestro” (buono, in questo caso) che l’Europa abbia conosciuto: Joseph Ratzinger.
Alessandro Sansoni
