LA MAGGIORANZA SILENZIOSA STA COL CDX
Se l’opposizione sperava di ottenere un consenso dai disordini di piazza, ha dovuto immediatamente ricredersi davanti alla pervicacia e alla testardaggine del Governo Meloni e del Presidente del Consiglio.
Giorgia Meloni ha agito immediatamente con la logica del buon senso che è propria della storia della destra sociale. Una strategia piuttosto composita che va analizzata nel dettaglio. Come prima cosa il Governo ha diviso i violenti dalle legittime proteste dei lavoratori.
Contro i primi che si sono manifestati a Milano, Bologna ed in altre città del Nord ha immediatamente utilizzato il pugno duro. I giovani che hanno spaccato le vetrine hanno capito che il tempo del dialogo è terminato.
La fermezza si è tradotta negli arresti, nelle denunce e nella comunicazione dell’invio dei militari per i prossimi giorni a Milano.
Nei confronti dei trasportatori, degli agricoltori e dei pescatori che protestavano, al contrario, ha avviato una linea di dialogo.
Immediatamente ha sbloccato risorse aggiuntive mettendo sul tavolo somme di denaro sufficienti per affrontare l’emergenza.
Dopo l’incontro tra Salvini e gli autotrasportatori il Governo ha approvato un decreto legge che ha trasformato le parole in moneta contante.
Nei confronti dei recalcitranti che volevano continuare una protesta ormai svuotata di significato cercando di estorcere l’impossibile con la minaccia di paralizzare l’Italia, il Governo ha mostrato il volto della repressione e della sanzione.
I camionisti che bloccavano le strade o usavano violenza su chi voleva riprendere a lavorare sono stati identificati, denunciati mentre la polizia ha scortato chi voleva tornare a lavorare ed era impossibilitato a farlo dalla prepotenza di pochi.
LA FRATTURA DEL FRONTE SINDACALE
Se il risultato di questa linea è stata l’immediata liberazione delle autostrade, ancora più interessante è quello che il Governo ha fatto sul fronte sindacale.
La CGIL, come da tradizione da quanto governa il centrodestra, ha immediatamente convocato uno sciopero generale contro la finanziaria.
Lo ha fatto ancora prima dell’approvazione della finanziaria stessa. E’ una mossa che Landini fa da quattro anni. La prima manifestazione contro la finanziaria del Governo Meloni fu convocata dal capo del sindacato con la bandiera rossa ancora prima che il Governo si insediasse.
Il dialogo che, però, Meloni ha tenuto con le altre parti sociali e la scelta ideologicamente oppositiva della CGIL ha fatto emergere in tutta la sua pienezza la frattura esistente nel mondo sindacale.
La CISL ha apertamente detto di non aderire allo sciopero generale non tanto per i contenuti ma, proprio perché convocato ancora senza alcun contenuto. Il ragionamento che il sindacato che fu della Democrazia Cristiana fa è molto semplice: noi non siamo disponibili a scendere per protestare contro una finanziaria che ancora non esiste. I quattro anni del Governo Meloni hanno determinato la frattura del sindacato con l’estrema sinistra sindacale che si muove autonomamente contro il Governo e senza il supporto dei sindacati moderati.
LA CRISI DELL’OPPOSIZIONE
Quello che non si vede è la proposta politica dell’opposizione.
Davanti ad una Nazione che ha protestato in più punti l’opposizione non è stata in grado di cavalcare la protesta né di guidarla restandone addirittura imprigionata e vittima.
Sulle violenze di piazza il Partito Democratico non ha marcato una netta frattura né segnalato una distanza cercando di nicchiare con giochi di parole e posizionamenti di circostanza.
Bonelli e Fratoianni si sono presentati dai camionisti in protesta e sono stati cacciati via in malo modo. Cosa che è successa anche a Futuro Nazionale.
ENI CONFERMA IL TETTO SUI CARBURANTI
Proprio ieri Eni ha confermato il tetto sui carburanti fino a fine anno.
Una risultato che da un lato è una vittoria del Governo, dall’altro è la dimostrazione che le forze vive della Nazione continuano a scommettere su una vittoria del centrodestra.
Il risultato complessivo di questa settimana è che Fratelli d’Italia cresce di due punti percentuali nei sondaggi mentre il campo largo per essere competitivo con il centrodestra deve provare a tenere insieme una coalizione che vada da AVS ai moderati.
Si tratterebbe di una condizione piuttosto improbabile considerato che Marattin ha già virato sul centrodestra, lo stesso Calenda sembra interessato ad un dialogo con il polo conservatore mentre Renzi deve essere nascosto nelle foto di famiglia per evitare di toccare la suscettibilità di Conte e dell’estrema sinistra.
LA MAGGIORANZA SILENZIOSA
Se dovessimo leggere i post di facebook, sommare ad essi le proteste di piazza e mettere insieme i malumori sindacali arriveremmo ad immaginare una situazione nella quale la sinistra più radicale è maggioranza in Italia.
Tutti continuano a sottovalutare lo zoccolo duro costituito dalla maggioranza silenziosa.
Sono gli italiani che non chiedono miracoli al Governo, che sanno di doversi rimboccare le maniche e che sono stanchi dei disordini di piazza.
Sono la maggioranza, non scrivono sui social, non scendono in piazza ma esprimono la propria opinione nei sondaggi e vanno a votare.
E’ una quota di italiani che prende sempre di più le distanze dalla sinistra massimalista e rivoluzionaria per avvicinarsi, anche nelle componenti che si aggregarono ad un centrosinistra a trazione moderata, alla coalizione di governo.
Sabato i manifestanti si accingono a replicare a Milano ed in altre città, troveranno la folgore e una situazione completamente diversa da quella che hanno trovato la settimana scorsa.
Qualsiasi cosa dovesse succedere non farebbe che rinforzare il consenso intorno alla maggioranza. La lezione degli anni 60 e 70 la sinistra ha difficoltà ad impararla e metabolizzarla.
Roberto Lamattina

