Anche le “Lettere lucane”, come le “Cronache lucane”, andranno in ferie fino al 18 agosto. L’editore mi ha chiesto se volessi continuare a scriverle ugualmente online, ma ho ritenuto giusto riposarmi anch’io. Sembra una cosa da niente, ma scrivere ogni giorno una “lettera” è un piccolo sacrificio emotivo, perché tendo sempre, quando scrivo – ma è una maledizione – a mettermi a nudo, a mostrare ferite, a maneggiare sentimenti bastardi come la nostalgia, la paura, il rammarico, il dolore, l’assenza. Una volta Angelo Oliveto, giornalista lucano della Rai a cui sono legato da un’antica amicizia, mi disse che noi scrittori, a differenza loro che facevano cronaca – all’epoca Angelo lavorava alla “Gazzetta del Mezzogiorno” – potevamo permetterci il lusso di appuntare su un pacchetto di sigarette le nostre impressioni e di vedercele pubblicate. In parte aveva ragione. Ma sui giornali non debbono finirci soltanto notizie, ma anche analisi, racconti, recensioni, ecc. Sennò un giornale è troppo povero. Tant’è che quando raccontiamo la storia di un quotidiano, spesso ricordiamo le cosiddette firme, le anime in pena sospese tra letteratura e giornalismo che, appunto, scrivevano impressioni “su un pacchetto di sigarette”. Ma, per quanto mi riguarda, mi è costato fatica, questo stare sui giornali col cuore aperto. E tuttavia ho grande rispetto dei cronisti, che svolgono un lavoro prezioso, tanto che mi definisco non giornalista, ma scrittore ospitato abusivamente sui quotidiani. A volte i miei figli mi chiedono quale sia il mio vero lavoro, e io ho sempre difficoltà e spiegarlo con una parola sola, perché la verità è che ho fatto troppe cose, e tutte male. Come il Margite dell’omonimo poema pseudo-omerico, so molte cose, ma tutte male. Eppure sto imparando ad accettarmi per quello che sono; anche perché se il ciuccio non l’ha fatta a tre anni, la coda, è probabile che non la farà mai più.

diconsoli@lecronache.info

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