IL GOVERNO PRENDE DALLE BANCHE PER RIDURRE LE TASSE
Mentre tutti parlano di tassare gli extra profitti delle banche e delle assicurazioni, Giorgia Meloni nella finanziaria e senza colpo ferire lo ha fatto.
In sostanza il Governo prevede un contributo da parte di Banche ed Assicurazioni pari a 3,4 miliardi di euro, somma che servirà a ridurre il carico fiscale per il ceto medio con la riduzione dell’Irpef e l’ampliamento delle partite iva che potranno usufruire di una sostanziale flat tax.
Si tratta, nelle intenzioni di Giorgia Meloni e della sua squadra, di una vera e propria ridistribuzione delle risorse.
Una misura di destra sociale che va incontro alla Nazione reale.
L’ABI CONTRO LA MISURA
La misura, però, non è piaciuta all’ABI.
Il Presidente della Lobby dei banchieri nella giornata del risparmio ha criticato la manovra.
Secondo Patuaelli, infatti, «è venuto fuori un mosaico preoccupante perché verrebbe aumentata ulteriormente la pressione fiscale attraverso l’IRES e ci sarebbe un più gravoso aggravio per l’Irap, già aumentata del 3,5% l’anno scorso» secondo i banchieri, infatti, “ridurre dal 90% al 30% il tetto per le varie detrazioni produce un innalzamento molto forte del gravame dell’IRAP e tutto questo ricade sugli azionisti perché le banche non sono più enti pubblici ma società private con milioni di azionisti italiani ed internazionali”.
Secondo i rappresentanti della finanza bancaria italiana, il sistema creditizio avrebbe aiutato il Governo e, quindi, lo Stato ed i cittadini anche nel risanamento dell’ex Banca Popolare di Bari poiché il sistema bancario avrebbe pagato un miliardo per il risanamento mentre gli incassi li incamera lo Stato.
SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA
Il Presidente di ABI ha incassato la risposta piccata di Giorgietti.
Il Ministro dell’Economia ha ricordato come il sistema bancario sia stato aiutato dallo Stato e ora ha il dovere di restituire quello che ha ricevuto perché, ha precisato il Ministro, «siamo tutti sulla stessa barca» da proteggere in tempi di burrasca.
E’ un miglio decisivo, l’ultimo miglio per salvaguardare le finanze dello Stato e nessuno può tirarsi indietro, soprattutto, il sistema del credito che è la spina dorsale del sistema economico nazionale che in quel sistema si muove e della sua salute si muove.
Del resto, come ha ribadito lo stesso Giorgetti, il sistema finanzia- rio ha beneficiato dei risultati del risanamento dei conti pubblici, gli oneri che vengono chiesti sono complessivamente riassorbibili senza riflessi negativi.
LA MISURA DEL SISTEMA CREDITIZIO PER LA NAZIONE
L’Italia ha avuto una grande tradizione di banchieri che hanno ben compreso l’importanza sociale del credito.
Fra tutti spicca la figura di Donato Menichella che ebbe la capacità, a cavallo della seconda guerra mondiale, di succedere a Beneduce alla guida dell’IRI e, poi, ad Einaudi alla guida della Banca d’Italia quando ancora quest’ultima esercitava un potere vero e pieno sul sistema economico italiano.
Domenico Menichella nel 1960, in un memorabile discorso concluse dicendo «se a noi non sarà dato di raccogliere i frutti dell’azione risolutiva che caratterizzerà i prossimi anni, ci rimarrà pur sempre la soddisfazione di aver compiuto il nostro dovere, preparando ai nuovi compiti la generazione che ci seguirà ed apprestando, con vigile cura, le attuali strutture del sistema creditizio, impresa anch’essa che non è stata agevole, se si considera la condizione di cose che per gravi eventi ereditammo dalla generazione precedente la nostra».
Una conclusione che, da sola, dava l’idea della grande capacità di tutela dell’interesse nazionale e di tecnicismo votato alla politica di un uomo che rifondò il mondo dell’impresa e quella del credito riuscendo ad essere immutabile e coerente ma assolutamente di fiducia sia ad un interventista come Beneduce che ad un liberista come Einaudi.
Perché le formule economiche cedono il passo davanti all’interesse nazionale ed ora il sistema del credito deve far capire se vuole essere sulla stessa barca della Nazione intera o chiamarsene fuori.
Roberto Lamattina

