È GIUSTO INFORMARE

IL TESTO DELLE ACCUSE NEI CONFRONTI DEL DOTT. YOUSSEF SIHER

Dott. FELICE LIMA, ex sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Messina:

Finalmente ho trovato e letto il decreto di fermo del dott. Youssef Siher.
In attesa di avere il tempo di scriverne una analisi tecnica dettagliata, ne faccio un commento sintetico.
Purtroppo l’art. 114 comma 2 del codice di procedura penale vieta la pubblicazione “degli atti [processuali] non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari”, sicché non posso riportare testualmente le incolpazioni.
Da cittadino, sento il dovere di dire, però, che chiunque legga quell’atto avendo una laurea in legge e un minimo di esperienza di processi penali non potrà non cogliere come si tratti di imputazioni tecnicamente surreali, che lasciano veramente sgomenti.
Ancora più surreale la “motivazione” (????) dell’aggravante del terrorismo. Veramente se non l’avessi letto non ci avrei creduto.
Si resta ancora più sgomenti se si considera che quest’atto è stato firmato anche dal Procuratore della Repubblica di Milano e che, con una motivazione assurda per non dire inesistente, si è ritenuto un pericolo di fuga che serviva per legittimare il fermo che, per così dire, “mette il carro davanti ai buoi”
Nella logica per così dire “ordinaria”, infatti, il Procuratore della Repubblica avrebbe dovuto chiedere una misura cautelare al GIP, che avrebbe deciso se concederla o no.
Adesso il GIP viene, invece, chiamato a convalidare o no un fermo e, se non lo convaliderà, sarà crocifisso da una montagna di infamie come complice di un terrorista.
Per i “non addetti ai lavori”, invece, basti considerare che, nel capo “a” di incolpazione, lo slogan “lo stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame” è l’UNICO FATTO addebitato a fondamento di quella incolpazione e viene considerato prova di “istigazione a commettere delitti contro l’ordine pubblico”
Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere a immaginare il Procuratore di Milano che ferma un Ministro che ha detto in pubblico “Noi dichiariamo guerra all’evasione fiscale” (tranquilli che tanto nessun Ministro intende dichiarare guerra all’evasione fiscale) accusandolo di “istigazione a commettere delitti contro l’ordine pubblico”!
Come ho già scritto ieri, a questo link https://tinyurl.com/2zczb9he c’è la pagina Instagram oggetto delle accuse, da dove è tratto il brano sullo “stato che ci piscia addosso” e ognuno potrà constatare quanto sia assolutamente legale e sostanzialmente innocua.
P.S. – Mi chiedo se ora questo mio post possa essere utilizzato per arrestarmi per complicità nel terrorismo
P.P.S. – Le mie considerazioni su questa questione prescindono da qualsiasi opinione si possa avere sul dott. Siher e sulle sue convinzioni politiche.
Il problema non è se condividiamo o no i pensieri e le azioni del dott. Siher, ma quanto siamo lontani da una minima parvenza di democrazia.
P.P.P.S. – Ho appena scoperto un sito dove è stato pubblicato il testo integrale del decreto di fermo, così che ognuno possa averne cognizione diretta.
È qui:
https:/lorenzodagostino.substack.com/p/youssef-siher-le-carte-del-fermo
Youssef Siher, le carte del fermo.
Cosa dicono veramente i documenti sul giornalista e attivista arrestato per i disordini del 17 ottobre a Milano
OTT 27, 2026
Youssef Siher è stato fermato il 24 ottobre con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Nei giorni precedenti, diversi giornali lo avevano presentato come «la mente» dei disordini del 17 ottobre. Ma nel decreto di fermo non gli viene contestata alcuna partecipazione materiale ai saccheggi: le accuse riguardano i messaggi pubblicati sui social e il tentativo di organizzare nuove manifestazioni per il 24 ottobre, mai svoltesi. Tra gli elementi citati dalla Procura figurano slogan contro il governo Meloni, commenti degli iscritti a un gruppo Telegram e perfino richieste di informazioni a un’intelligenza artificiale.
Fermo Siher Oscurato
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La vicenda si intreccia con l’ennesimo decreto Sicurezza del governo Meloni, approvato il 20 ottobre: una delle nuove fattispecie di reato, entrata in vigore il 23, viene contestata a Siher già il giorno successivo. Per sostenere la finalità terroristica, la Procura cita anche la paura provocata nella popolazione dallo schieramento di polizia ed esercito e dalla chiusura preventiva dei negozi. E per motivare il pericolo di fuga osserva che Siher, «sebbene italiano di seconda generazione», avrebbe capacità e contatti per far perdere le proprie tracce. Pubblichiamo qui il decreto integrale, con i dati personali oscurati, perché chiunque possa leggere direttamente le accuse e giudicare la distanza tra ciò che è scritto nelle carte e ciò che è stato raccontato sui giornali.
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Il caso Siher e il coraggio di dire che il re è nudo
Un magistrato che smonta pubblicamente l’atto di un collega è un evento raro.
Per questo il post di Felice Lima, ex sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Messina, merita di essere letto con attenzione, e anche con un certo stupore.
Lima dichiara di aver letto il decreto di fermo di Youssef Siher e lo definisce tecnicamente surreale. Parla di imputazioni che lasciano sgomenti, di una motivazione dell’aggravante di terrorismo che non avrebbe creduto possibile se non l’avesse letta, di un pericolo di fuga che servirebbe soltanto a legittimare il fermo, mettendo, come scrive lui, il carro davanti ai buoi.
Gli attacchi di un magistrato a un altro magistrato sono quasi sempre sospetti. Troppo spesso nascondono rancori personali o regolamenti di conti tra correnti. Qui però il quadro è diverso. Lima non attacca una persona: smonta un atto, ragiona da tecnico e da cittadino, e premette che le sue considerazioni prescindono dalle idee politiche del dott. Siher. Il suo argomento più impressionante è il più semplice. Secondo lui, l’unico fatto addebitato a fondamento di una delle incolpazioni sarebbe uno slogan, e quello slogan sarebbe considerato prova di istigazione a commettere delitti contro l’ordine pubblico. Lo slogan è tratto da una pagina Instagram che, scrive Lima, ognuno può verificare essere perfettamente legale e sostanzialmente innocua.
Ma non serviva nemmeno leggere il decreto per porsi delle domande. Bastava guardare la tempistica. Siher è stato fermato il 24 ottobre, a poche ore da una nuova manifestazione. La pagina “Movimento 17 ottobre”, stando alle stesse cronache, è nata la sera del 18, cioè dopo gli scontri e i saccheggi del 17 e 18 ottobre, e non risultano suoi contatti con i devastatori. Eppure la Procura è arrivata a contestare la finalità di terrorismo e a chiedere il carcere.
C’è poi il contorno, che ormai conosciamo bene. Siher e sua moglie sono stati esposti a una gogna pubblica alimentata da una parte dei media, sempre pronta a prendere per buona la versione del potere. L’idea di una “mente” dietro la piazza soddisfa una vecchia tendenza italiana: cercare sempre chi tira i fili, il burattinaio, il regista occulto. Se poi il regista è un giovane intellettuale di origine marocchina, la narrazione è perfetta, e il resto viene da sé.
Nel frattempo la gip di Milano, Tiziana Landoni, ha deciso di non convalidare il fermo e di non disporre alcuna misura cautelare, contrariamente a quanto chiesto dalla Procura. Secondo la ricostruzione del Sole 24 Ore, il giudice ha ravvisato la mancanza di gravi indizi di colpevolezza: le frasi contestate sono espressioni di critica rivolte allo Stato e al governo, non accompagnate da un incitamento concreto ad azioni violente. Anche il pericolo di fuga, su cui il decreto faceva leva, non è stato ritenuto concreto, né bastano a giustificarlo il rifiuto di fornire la password del telefono o le posizioni politiche dell’indagato. Sul piano formale, la mancata convalida non è una censura del pubblico ministero. Ma sul piano sostanziale è difficile non leggervi una conferma di ciò che Lima aveva scritto prima ancora di conoscere la decisione.
Il decreto porta la firma del procuratore Marcello Viola, uno dei magistrati più potenti d’Italia, e della pm Francesca Crupi. Non è in discussione l’esercizio dell’azione penale, che è un presidio di legalità. È in discussione il modo. Se le valutazioni di Lima sono fondate, e la decisione della gip sembra confermarle, a questo livello di approssimazione tecnica non si può parlare di errori. Si tratta di colpe: o di incompetenza, o di compiacenza (quella che la scuola Bellomo aveva eretto a criterio di selezione e a condizione per i propri allievi). In entrambi i casi sono colpe che hanno colpito la libertà, il nome e la vita di Siher e di sua moglie. Chi ne risponde? La risposta che conosciamo è: quasi nessuno. Il CSM, che troppo spesso sembra una scuola dove tutti vengono promossi, non offre garanzie. Il sistema di valutazione interno premia l’allineamento, non la capacità di dire no a un’impostazione sbagliata.
Questa volta il correttivo ha funzionato, e ha funzionato dall’interno: una giudice ha detto no a un pubblico ministero. È un fatto rassicurante, ma sarebbe un errore accontentarsi. Un sistema non si giudica dai casi in cui l’anello di controllo regge, ma da quelli in cui cede. E sappiamo bene che in tanti altri casi il giudice ha seguito la stessa strada sbagliata e dannosa del pm, convalidando fermi infondati, disponendo carcerazioni sproporzionate, avallando impostazioni accusatorie che il tempo ha poi smentito. Chi ne ha pagato il prezzo, in libertà, reputazione e anni di vita, ha trovato di rado qualcuno disposto a risponderne.
Questo è il vero nodo. Giudici e pubblici ministeri non rendono conto del proprio operato a nessuno che sia estraneo alla corporazione. A giudicarli sono il CSM, con la sua prassi di promozioni quasi automatiche, e i loro stessi colleghi. Nessun potere, in una democrazia, può essere sottratto a un controllo esterno e indipendente, e quello giudiziario, che dispone della libertà delle persone, meno di tutti. Servono contrappesi reali: una responsabilità effettiva per le colpe gravi, una valutazione di professionalità affidata anche a soggetti terzi, un’informazione che non faccia da cassa di risonanza alle tesi delle procure, e il coraggio della politica di discuterne senza che ogni proposta venga bollata come attacco all’indipendenza dei magistrati. Quell’indipendenza è un bene prezioso, ma non può coincidere con l’irresponsabilità.
Il caso Siher, finora, si è chiuso bene. Ma il prossimo cittadino fermato per uno slogan potrebbe non trovare una gip come quella di Milano. Finché la sorte di una persona dipenderà dalla fortuna di incontrare il giudice giusto, e non da un sistema che garantisce a tutti le stesse tutele e fa rispondere chi sbaglia, non potremo dire di avere risolto il problema.
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Ji Haime la ringrazio molto per il suo generoso apprezzamento.
Mi permetto due chiose.
1. Ho vissuto tutti i miei 40 anni di magistratura lottando in maniera concreta contro il corporativismo. Si badi, malattia che colpisce tutte le professioni e non solo la magistratura. Per questo ho pagato i prezzi tipici di queste dinamiche. Ho avuto una soddisfazione: di essere citato da Palamara – di cui penso e ho detto tutto il male possibile – come uno dei pochissimi (cinque ne elenca lui) magistrati che hanno denunciato da sempre il “sistema” eversivo di cui lui era espressione (non, come finge di credere la magistratura, l’unico protagonista, ma uno dei tanti comprimari).
2. Sarebbe bello potere avere un controllo della professionalità dei magistrati “esternalizzato”, ma, purtroppo, questo non è possibile in Italia.
Per poterlo fare dovremmo essere un Paese nel quale ci sia un numero discreto di professionisti che abbiano un onore e non si prostituiscano e una classe politica disposta ad affidare quel controllo a questi professionisti onorati.
Nella realtà del nostro Paese, se fosse passata la riforma costituzionale bocciata dal referendum, della professionalità dei giudici si sarebbe occupata quella, moglie dell’indagato per corruzione, che dice che bisogna “levarsi di mezzo la magistratura che è un plotone di esecuzione”, quello che è Ministro dei Trasporti ma straparla sempre e solo di cose che neppure capisce (“Scusi, chi sono i maranza?”, “Non lo so”), quello che dice che il dottor Siher sarebbe stato arrestato in flagranza e che “il diritto internazionale conta fino a un certo punto” e un’altra schiera di parenti, amici e amanti a cui dare uno stipendio.
Dunque, come peraltro avviene per tutte le altre professioni, il giudizio di professionalità è affidato alla stessa corporazione (ripeto, avviene per tutti e con tutti: medici, ingegneri, notai, professori universitari, ecc.).
3. Ma, secondo me, non è questo il problema. Perché in un Paese civile il “controllo di qualità” sarebbe affidato all’opinione pubblica.
In Germania qualche anno fa si è dimesso un Ministro perché si è scoperto che aveva copiato parte della tesi di laurea.
In Italia non si dimette gente che è socia di prestanome della camorra!!!!!!
In un Paese civile, frequentato da professionisti seri, la sanzione per chi ha firmato il decreto di fermo sarebbe la più grave: il discredito presso i professionisti che frequentano lo stesso contesto lavorativo. E, come accaduto per il Ministro tedesco, produrrebbe le dimissioni.
Ma in Italia, come detto, nessuno si dimette e, peggio, nessuno ha a cuore il proprio onore. Sia perché pochi lo hanno un onore, sia perché la società fa di tutto per fare sapere che l’onore non è un valore.
Dunque, ci ritroviamo con la Santanché che pubblica post in difesa della legalità
Grazie ancora di cuore per questa occasione di dialogo (e per la strepitosa vignetta sullo “avere una mente”)
Hanno avuto una mente. Per un attimo.

🔹
Proc n. 38210/2026/21 R.G.N.R. Mod. 21
Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Milano
FERMO DI INDIZIATO DI DELITTO
~ art. 384 segg. c.p.p. ~
Il Pubblico Ministero
visti gli atti del procedimento penale indicato in epigrafe nei confronti di:
SIHER Youssef , res a
Difesa d’ufficio dall’avv. del foro di MILANO
INDAGATO
a) per il reato p.p. dagli artt. 81 e 414 comma 1 nr 1 e 3 c.p. e art 270 bis 1 c.p. perché in qualità di amministratore del canale Movimento 17 ottobre presente sulla piattaforma social Instagram, creato a seguito degli scontri e degli atti di devastazione e saccheggio avvenuti il 17 ottobre 2026, pubblicamente istigava a commettere delitti contro l’ordine pubblico, in particolare pubblicava contenuti del seguente tenore :
“lo stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame”
Fatto aggravato dall’aver commesso il fatto per finalità di terrorismo e attraverso strumenti informatici o telematici.
In luogo imprecisato epoca anteriore e prossima al 20 ottobre 2026
b) per il reato p.p. dagli artt. 81 e 110, 414 comma 1 e 3 c.p. e art 270 bis 1 c.p. perché in concorso con la moglie HAMMOUD Sagia, in qualità di amministratore del gruppo Movimento 17 ottobre presente sulla piattaforma social Telegram, creato a seguito degli scontri e degli atti di devastazione e saccheggio avvenuti il 17 ottobre 2026 pubblicamente istigava a commettere delitti contro l’ordine pubblico, in particolare pubblicava contenuti di tipo eversivo tra i quali quelli di incitamento alla rivoluzione ed all’utilizzo di tecniche di guerriglia urbana nonché comunicati finalizzati alla convocazione, in diverse piazze d’Italia, per il 24 ottobre 2026, di facinorosi, al fine di porre in essere delitti contro l’ordine pubblico ; in particolare
– in data 18 ottobre 2026 dopo aver pubblicato il post con cui costituiva il gruppo 17 Ottobre, proseguiva dicendo “dobbiamo fare come la Francia, li sono ben organizzati e soprattutto attivi
– in data 22 ottobre 2026 pubblicava un documento denominato Rivoluzione, istruzioni per l’uso, liberamente ispirato dal manuale della Rivoluzione Egiziana de 2011” consistente in una sorta di vademecum per come affrontare gli scontri di piazza
Fatto aggravato dall’aver commesso il fatto per finalità di terrorismo e attraverso strumenti informatici o telematici.
In luogo imprecisato in epoca compresa tra il 22 e 24 ottobre 2026
c) per il reato p. e p. dall’art 420 bis c.p. perché in qualità di amministratore del gruppo
Movimento 17 ottobre presente sulla piattaforma social Telegram, creato a seguito degli scontri e degli atti di devastazione e saccheggio avvenuti il 17 ottobre 2026 pubblicando messaggi organizzativi e finalizzate a fidelizzare gli appartenenti al citato gruppo Telegram, istigava ed incitava la formazione di gruppi di facinorosi dando indicazioni sulle modalità su come agire in occasione della manifestazione di piazza da lui indetta in data 24.10.2026, sui luoghi dove concentrarsi e su come affrontare le forze dell’ordine
In luogo sconosciuto in data 23 ottobre 2026
Rilevato che sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato in ordine ai reati contestati desumibili dall’attività di indagine svolta dalla DIGOS di MILANO ed in particolare da quanto emerge dalla CNR del 23 ottobre 2026 e relativi allegati, dal seguito del 23 ottobre 2026, dalle annotazioni del 24 ottobre 2026 della Polizia Postale, dalla annotazione della Squadra Mobile di Milano, dagli esiti della perquisizione informatica sul PC dell’indagato da cui emerge che lo stesso risulta essere l’amministratore del canale Movimento 17 ottobre presente sulla piattaforma social Instagram e dell’omonimo gruppo presente su Telegram – individuati, a partire dal 18 ottobre 2026, nel corso degli accertamenti di PG svolti per i fatti di devastazione e saccheggio occorsi il 17 e 18 ottobre 2026 nella città di Milano ed in altre citta d’Italia e che abbia istigato ed organizzato il concentramento di piazza, previsto per la data odierna in diverse citta italiane, con fini eversivi
In particolare il presente procedimento trae origine da un’indagine avviata dalla DIGOS di Milano, dalla Squadra Mobile e dalla Polizia Postale a seguito dei gravi episodi di devastazione e saccheggio occorsi in MILANO nelle giornate del 17 e 18 ottobre allorché approfittando di manifestazioni pacifiche indette per il 17 ottobre contro il “caro vita”, “stipendi bassi” “ affitti alti”“sanità scadente “ “sicurezza nelle strade assente” “governo assente “, numerosi facinorosi, a volto coperto, con sciarpe, cappelli e passamontagna, provenienti da varie parti di Italia, avevano iniziato a mettere a ferro e fuoco la città distruggendo e saccheggiando negozi, ingaggiando scontri con le forze dell’ordine e distruggendo l’arredo urbano. I fatti più gravi si verificavano il 18 ottobre allorché diverse zone della città venivano letteralmente devastate dai facinorosi
Come meglio descritto nella CNR del 23 ottobre 2023, a seguito di tali eventi diversi soggetti minorenni e alcuni maggiorenni venivano trattati in arresto per i reati di cui agli art 419, 337, 635 c.p. ; gli arresti venivano convalidati e venivano applicate misure cautelari restrittive
Secondo quanto emerso dagli accertamenti svolti, agli episodi di danneggiamento, saccheggio e depredazione verificatisi nei contesti sopra descritti avrebbero preso parte soggetti tra loro profondamente eterogenei per estrazione sociale, origine e provenienza territoriale, non appartenenti a gruppi o associazioni politiche o d’area, ma accomunati dalla volontà di approfittare della situazione di disordine per porre in essere condotte predatorie ai danni di esercizi commerciali e beni pubblici e privati.
In particolare, è emersa la significativa presenza di giovani e giovanissimi, in gran parte minorenni –tra cui alcuni non imputabili – sia cittadini italiani sia di origine straniera nati o cresciuti sul territorio nazionale, prevalentemente provenienti dalle aree periferiche della città, dai comuni dell’hinterland milanese e molti anche dalle province vicine (Monza Brianza, Varese, Lecco, Lodi, Pavia).
Dal punto vista del modo di muoversi in piazza, si era di fronte ad un fenomeno nuovo: i giovani partono in grandi gruppi – andando in questo caso anche a sfidare i dispositivi delle forze dell’ordine – per poi ridursi a gruppi di 20/30 ragazzi che si muovono sfruttando le piccole vie laterali del centro cittadino concentrandosi su azioni di devastazione e saccheggio. Nelle azioni delittuose si polverizzano riuscendo ad agire anche in gruppi di dieci. Operano tutti travisati e con zaini, portano al seguito martelletti frangi-vetro, scalpelli, armi da taglio, sfollagente, fionde rudimentali, oggetti contundenti anche idonei allo scasso e mostrano una grande capacità nell’apprendere tecniche di guerriglia urbana.
L’attività di monitoraggio online svolta immediatamente dopo i fatti del 17 e 18 ottobre u.s. ha da subito evidenziato una diffusione virale di contenuti attinenti ai disordini e a nuovi appelli alla violenza da parte di numerosi utenti della rete soprattutto attraverso gruppi nati appositamente sulle app di messaggistica istantanea come WhatsApp e Telegram, ma anche sui social in particolare su TikTok.
Le piattaforme di messaggistica istantanea, però, hanno consentito una immediata diffusione dei vari contenuti ad una utenza più facilmente raggiungibile che poteva in modo agile interagire con altri utenti. Ciò ha quindi causato la nascita repentina di numerosi gruppi WhatsApp e Telegram ai quali erano iscritti centinaia di utenti.
Nei giorni successivi si è notato che molti di questi gruppi hanno mutato diverse volte il nome e gli amministratori, mentre i contenuti di rilevanza riguardo alla protesta sono diventati meno frequenti rispetto ad argomenti più futili e non attinenti all’incitamento alla protesta violenta.
A tale tendenza fa però eccezione il gruppo identificato dalla sigla “ Movimento 17 ottobre”, che promuove la protesta contro il governo sia attraverso un profilo Instagram1 che un gruppo Telegram2. Infatti, il sodalizio digitale citato continua ad essere coerente nei contenuti di diffusione delle iniziative di protesta e annovera migliaia di iscritti.
La pagina Instagram “Movimento 17 ottobre” include contenuti violenti, volti a raccogliere diverse forme di disagio e insoddisfazione, accomunate dalla contestazione in merito alle precarie condizioni economiche e sociali del Paese. Si evidenziano, in particolare, post pubblicato il 20 ottobre dal tenore “LO STATO CI PISCIA ADDOSSO E I MEDIA CI FANNO CREDERE CHE PIOVE”, “MELONI DICHIARA GUERRA AL FUTURO DI QUESTO PAESE E NOI DICHIARIAMO GUERRA A QUESTO PRESENTE INFAME”.
Rispetto alla piattaforma Telegram il gruppo, che attualmente conta 6153 iscritti, è strutturato in diverse sezioni denominate “topic” che comprendono diversi argomenti.
Infatti, sono presenti due topic “generali” uno “Comunicati del movimento” e “Materiali per lo studio”. Infine, sono presenti specifici topic relativi alle città Milano, Firenze, Torino, Bologna Rimini, Bari, Roma, Bergamo Trieste, Genova, Padova.
Per quanto afferisce ai contenuti presenti, oltre a quelli relativi ai disordini del 17 e 18 ottobre uu.ss. e all’organizzazione della manifestazione del 24 ottobre p.v. – molti dei quali presenti anche sul relativo profilo Instagram – vale la pena segnalare la presenza di recenti link ad eventi e argomenti diffusi da diverse realtà della sinistra antagonista milanese. Pertanto, come si può apprezzare da alcuni screenshot estratti dalle chat presenti, il gruppo – inizialmente animato da spirito movimentista – sta pian piano strutturandosi dando spazio ad ogni genere di protesta da parte degli utenti, tra cui anche alcune particolarmente violente, come emerge dai messaggi sotto riportati
1 url https://instagram.com/movimento17ottobre registrato proprio nel mese di ottobre 2026, che attualmente conta 18200 follower.
2 ID 4486081523 mail di contatto che attualmente conta 6153 iscritti4
Il COSC di Firenze, nell’ambito dell’attività di monitoraggio del canale “Movimento 17 ottobre” presente sulla piattaforma social Telegram, mediante accertamenti urgenti esperiti nella giornata del 20 ottobre u.s. per il tramite del portale LAW Telegram., ha identificato l’amministratore del suddetto canale nel soggetto avente profilo individuando inoltre quale utenza associata allo stesso l’utenza 3, intestata a SIHER Youssef, a
Inoltre, l’esito degli accertamenti del COSC Firenze ha fornito anche gli ultimi IP di accesso sia al profilo amministratore5 che al canale, individuati in:
– in data 20.10.2026 ore 12:27:13
– in data 20.10.2026 ore 11:11:52
Il SIHER è aderente al nucleo milanese dei GPI – “Giovani Palestinesi d’Italia” e risulta esserne una delle figure emergenti . Ha contatti con ambienti antagonisti, quali il movimento BDS, il Fronte della Gioventù Comunista e varie realtà sindacali di Firenze e Brescia, oltre a n.m.i. centri sociali del Nord-Est Italia.
3 Il canale viene gestito attraverso il sistema informatico automatizzato “bot” @M1710bot_bot.
4 Cittadino italiano, titolare di patente di guida nr. rilasciata in data 19.12.2024, non risulta essere possessore di autoveicoli, privo di precedenti di polizia e/o penali. Risulta titolare di passaporto n. emesso dalla Questura di Brescia in data 23.09.2019, inoltre risulta aver contratto matrimonio a Oltrona di San Mamete (CO) il 12.09.2026 con HAMMOUD Sagia, a Como, residente a
Nota quale referente della sezione milanese dell’organizzazione giovanile “Giovani Palestinesi d’Italia”
5 @M1710bot_bot.5
Egli, inoltre, gestisce un blog nominato “ Rihla ” in cui sostiene posizioni anti-israeliane e anti-occidentali e, dal gennaio 2024, si presenta come Presidente dell’associazione “Organizzazione Alba Nascente” costituita con l’obiettivo di contrastare l’islamofobia e il razzismo, considerata prossima alla prassi della Fratellanza Musulmana.
Da verifiche su fonti aperte il SIHER risulta essere un’analista politico, ricercatore e giornalista. Lavora come Research Trainee presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’ISPI, scrive per testate come Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.
Il predetto risulta titolare della mailbox e di un account Instagram attivo Vanity name “Youssef Siher”6
All’Url sono presenti collegamenti a diversi articoli scritti da SIHER Youssef e pubblicati in diversi siti. Dalla visione di quanto pubblicato in rete dal predetto gli argomenti trattati fanno riferimento a diversi temi afferenti al Nord-Africa e al medio-oriente, in particolare al sostegno della causa palestinese.
Con seguito delle ore 16 del 23 ottobre 2026 la POLIZIA POSTALE , a seguito degli accertamenti in rete, comunicava di aver individuato un ulteriore post pubblicato sul medesimo canale Telegram in cui si dava conto di una “contro convocazione” per il giorno 24 ottobre
In particolare durante l’attività di monitoraggio alle ore 15:10 circa l’admin del gruppo Telegram “Movimento 17 Ottobre” provvedeva a chiudere i topic, ossia i sottogruppi che facevano riferimento alle diverse provincie italiane, lasciando agli utenti esclusivamente la possibilità di leggere i post sui seguenti topic:
Comunicati del Movimento;
Generale;
Chat Generale;
Materiali per lo studio;
Grafiche e Materiali.
In particolare, alle precedenti ore 14:58 lo stesso utente amministratore pubblicava sul topic
“Comunicati del Movimento” un post, che è diventato immediatamente virale, intitolato
“2° COMUNICATO del Movimento del Movimento 17 Ottobre” all’interno del quale l’autore faceva riferimento al nuovo decreto-legge approvato, come “un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo”. Quindi stante le nuove regole il sodalizio risponde annullando tutte le piazze annunciate senza rinunciare alla protesta di piazza. I nuovi concentramenti in ogni città saranno comunicati alle ore 14:30 (del giorno 24 – ndr). Per l’organizzazione lo stesso rimanda al proprio gruppo locale di riferimento che si dovrà dirigere verso il punto di ritrovo più vicino e solo alle 15:30 verrà comunicata la piazza finale ( cfr post nell’annotazione di PG delle ore 16 del 23 ottobre 2026 della polizia postale della Lombardia).
In data odierna l’indagato, dopo varie ricerche essendosi reso irreperibile presso la residenza di Brescia, veniva rintracciato in un appartamento sito in Milano, dove si trovava insieme alla moglie HAMMOUD Sagia ed altre due donne, dove veniva sottoposto a perquisizione personale
Venivano rivenuti anche il telefono cellulare dell’uomo ed un notebook marca HP modello ELITE BOOK 6 raggiungibile al link
A seguito della perquisizione informatica disposta da questo PM ed eseguita dalla Polizia Postale della Lombardia, peraltro sul solo note book privo di Password (per lo smartphone l’indagato non ha fornito le credenziali di accesso), emergeva innanzitutto come sul gruppo Telegram 17 ottobre vi fossero altri contenuti di tenore eversivo in particolare di incitamento alla rivoluzione ed istruzioni pratiche su come mettere in atto tecniche di guerriglia urbana, e dall’altro come anche la moglie di SIHER Youssef, identificata in HAMMOUD Sagia, fosse amministratore del medesimo gruppo Telegram ( cfr annotazione del 24 ottobre 2026).
Inoltre emergeva come dal citato gruppo fosse stato programmato l’invio, rispettivamente per le ore 14.31 e 15.31, di disposizioni organizzative sui luoghi ossia le varie piazze d’Italia, dove gli appartenenti al citato gruppo Telegram ed i loro adepti avrebbero dovuto riunirsi, per dare corso ad azioni che, alla luce di quanto circolato sul gruppo Telegram e in prosecuzione dei fatti del 17 e 18 ottobre sarebbero degenerati in violenze e devastazioni (cfr annotazione del 24 ottobre 2026 della Polizia Postale Lombardia)
Grazie all’intervento della Polizia Postale, l’invio degli ordini di cui al punto che precede, venivano bloccati cosicché il piano criminoso non veniva portato a termine.
Come sopra accennato la disamina del device sottoposto ad ispezione informatica restituiva un quadro oltre modo allarmante sull’operato dell’indagato
In primo luogo dall’analisi del computer Notebook marca HP- MODELLO EliteBook 840 G3 sequestrato all’indagato gli operanti, con la nota a firma dell’ispettore Bassi della Polizia Postale, del 24.10.2026 davano conto di come lo stesso avesse attiva l’applicazione Telegram Desktop configurata con l’account avente utenza nr a lui in uso all’indagato (vedi annotazione della Squadra Mobile) nella cui sezione Comunicati del Movimento 17 Ottobre risultavano attivi i due messaggi programmati relativi all’indicazioni della piazze in cui concentrarsi.
Inoltre risultava che avesse utilizzato il devices in questione anche per collegarsi al proprio whatsapp web dove all’interno era attivo l’account denominato Youssef Siher sempre associato all’utenza nr : in tale pagina si poteva riscontrare la presenza di diversi messaggi da parte di terzi che chiedevano informazioni sulla manifestazione del 24 ottobre ; inoltre sul browser Chrome risultava essere stato fatto accesso ad un portale di l’IA a cui l’indagato aveva chiesto informazioni per la realizzazione di strategie rivoluzionarie nonché, tra l’altro, per la realizzazione del secondo comunicato, poi pubblicato in data 23 ottobre 2026, in cui si dava conto del cambio di programma rispetto alle originarie indicazioni (vedi sopra e annotazione del 23 ottobre 2026)
Infine all’interno della path del notebook c:/users/user/downloads/ è stato rinvenuto un file pdf denominato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso.pdf”, con data di ultima modifica 21/10/2026, che risulta essere in parte simile a quello rinvenuto all’interno del canale Telegram denominato “movimento 17 ottobre” di cui al capo b) delle imputazioni; in particolare trattasi del documento dal titolo: “Rivoluzione, istruzioni per l’uso Liberamente ispirato dal manuale della Rivoluzione egiziana del 2011”; che è è una guida che spiega come organizzare una mobilitazione collettiva di disobbedienza civile contro il Governo Meloni e le sue politiche. Il testo individua tre obiettivi principali: manifestare il proprio dissenso, coinvolgere il maggior numero possibile di persone e proteggere i partecipanti alla protesta. In seguito, descrive le diverse fasi della mobilitazione, dalla riunione iniziale tra amici, conoscenti e compagni fino alla marcia verso un punto di ritrovo prestabilito. Suggerisce inoltre di coinvolgere i passanti e gli abitanti, per ampliare la partecipazione. Una parte del documento è dedicata all’abbigliamento e all’attrezzatura da portare, come acqua, un kit di primo soccorso e altri prodotti utili. Vengono citati anche strumenti da utilizzare durante gli scontri con le forze dell’ordine, come scudi e vernice spray. Le indicazioni contenute all’interno del manuale sono spesso accompagnate da immagini, in particolare alcune immagini mostrano la parte più pratica del documento “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”.7
Illustrano l’abbigliamento, gli oggetti e le tattiche che, secondo gli autori, dovrebbero essere utilizzati durante una manifestazione di protesta. In particolare, viene mostrato un abbigliamento composto da felpe con cappuccio, occhiali protettivi, kefiah e guanti, presentati come strumenti per proteggersi dai lacrimogeni e dagli scontri. Le immagini illustrano anche l’uso di scudi e vernice spray per contrastare le forze dell’ordine, nonché la possibilità di oscurare i vetri dei mezzi blindati e le telecamere di sorveglianza.Un’altra illustrazione rappresenta il lancio di un lacrimogeno verso la folla e il testo suggerisce di raccoglierlo e rilanciarlo contro le forze di sicurezza. La parte centrale illustra alcune tattiche collettive per affrontare gli sbarramenti delle forze di sicurezza, mantenere l’organizzazione del corteo, ripetere slogan semplici e coordinare i movimenti della folla. Il documento contiene anche indicazioni su come reagire in presenza di lacrimogeni e situazioni pericolose, alcune delle quali possono però esporre i manifestanti a seri rischi.
Con ulteriore annotazione la PG operante collazionava ulteriori post pubblicati sul gruppo TELEGRAM “17 ottobre”
Dagli stessi si appurava che il gruppo Telegram era nato la sera del 18 ottobre, alle ore 19.58, ed il suo amministratore aveva iniziato a dare indicazioni sulla sua mobilitazione
Sono stati molteplici gli inviti di Siher Youssef alla cautela al fine di limitare i controlli delle forze dell’ordine
La risposta degli utenti è stata da subito interessata tanto che non sono mancati sia commenti approvazione e condivisione che quelli in cui venivano apertamente auspicate azioni violente.
Si riportano alcuni messaggi del 19 ottobre u.s.. e del 23 ottobre postati dopo l’entrata in vigore del d.l. nr. 190 del 22 ottobre u.s. pubblicati dagli appartenenti del gruppo che incitano ad assaltare le banche.
A seguito dell’aumento della visibilità il gruppo, inizialmente animato da spirito movimentista, ha impresso poi un’impronta più politica stante la presenza di diversi link ad eventi e argomenti diffusi da diverse realtà della sinistra antagonista milanese. Si riportano alcuni messaggi de 23 ottobre u.s..
Infine, è stato osservato che lo stesso in data 22.10.2026 ha pubblicato un file pdf contenente istruzioni che descrivono le modalità operative da tenere in manifestazione durante eventuali scontri con le forze dell’ordine.
La Guida è riportata a pag. 10 dell’annotazione del 24 ottobre 2026 della POLIZIA POSTALE di MILANO
L’insieme degli elementi sopra evidenziati fa emergere in maniera evidente il modus operandi e le finalità dell’indagato che ha approfittato di quanto accaduto nelle giornate del 17 e 18 ottobre per creare un gruppo Telegram di migliaia di persone ( oltre 6 mila) al fine di dare corso ad un progetto finalizzato a porre in essere atti delittuosi con finalità eversive al fine, di fatto, di ingenerare terrore nella popolazione.
Invero il complessivo assetto creatosi ha certamente facilitato il SIEHR a rendere concreti i suoi intenti istigatori che si sono estrinsecati in una forza di suggestione e persuasione tale da poter incitare terze persone alla concreta commissione di delitti, al fine di dare corso all’invocata rivoluzione contro l’attuale Governo; l’efficacia di tale istigazione si riscontra altresì dal fatto che l’indagato è riuscito a costituire un gruppo di 6153 soggetti, parte dei quali hanno dimostrato di essere pronti a usare la violenza per portare a termine il proprio obiettivo contro il Sistema (cfr commenti presenti sul gruppo Telegram sopra riportati)
Siamo di fronte quindi ad una condotta istigatrice realmente efficiente ed efficace a spronare le persone ed indurle a commettere fatti illeciti, che sarebbero dovuti accadere proprio a ridosso dei comunicati inviati dall’indagato sul gruppo Telegram in data 23 e 24 ottobre 2026, e che non sono accaduti solo grazie all’intervento della PG operante che e’ riuscita ad bloccare l’invio dei messaggi che conteneva le indicazioni delle piazze dove i manifestanti avrebbero dovuti concentrarsi per dare corso alla sommossa
Con riferimento alla finalità di terrorismo ed in particolare il fatto di aver fortemente intimidito ed cagionato timore nella popolazione che ha visto schierati nelle città di Milano e altrove spiegamenti di forze di polizia e financo l’esercito creando cosi la percezione di un situazione di grave pericolo;
dall’altra canto la percezione di paura e terrore è emerso dall’atteggiamento tenuto dai negozianti che hanno chiuso i negozi o predisposto barriere al fine di impedire la distruzione ed il saccheggio dei loro esercizi commerciali
In altre parole, il comportamento tenuto dall’indagato per mezzo del suo gruppo ha certamente creato un forte tensione sociale ed un reale impatto intimidatorio sulla popolazione che ha certamente percepito il pericolo di nuovi atti analoghi a quelli commessi il 17 e 18 ottobre
L’insieme di questi elementi fa ritenere dimostrata la sussistenza in concreto degli elementi necessari per la configurabilità del reato di cui all’art 414 c.p. sia per quanto riguarda l’istigazione alla commissione di reati contro l’ordine pubblico ma anche , per i motivi sopra indicati, l’aver agito per finalità di terrorismo, tramite l’uso di strumenti informatici e telematici
Considerato che alla luce di quanto sopra riferito appare evidente la sussistenza del concreto pericolo di fuga dell’indagato che sebbene italiano di seconda generazione e che inoltre, anche in relazione al suo profilo personale, ha dimostrato di avere particolari abilità e capacità di muoversi e di aver contatti relazionali che lo potrebbero aiutare a far perdere le sue tracce
VISTO
l’art. 384 c.p.p.
DISPONE
il fermo di in relazione al delitto contestato
Gli Ufficiali e Agenti di P.G. della SQUADRA MOBILE di MILANO, del COSC Lombardia, della DIGOS di MILANO che eseguiranno il presente provvedimento:
a) daranno immediata notizia dell’esecuzione al Pubblico Ministero del luogo in cui sarà eseguito,
trasmettendo il verbale di fermo anche a questo Ufficio
b) informeranno immediatamente dell’esecuzione del fermo il difensore che il fermato nominerà di fiducia al momento del fermo od in mancanza il difensore d’ufficio che verrà nominato
c) se vi è consenso da parte della persona fermata, daranno notizia senza ritardo ai familiari dell’avvenuto fermo
d) condurranno la persona fermata al più presto, e comunque non oltre le ventiquattro ore, nella Casa Circondariale o Mandamentale del luogo di esecuzione del fermo, a disposizione della locale Autorità Giudiziaria
e) notificheranno alla persona fermata, all’atto dell’esecuzione del presente provvedimento, l’informazione di garanzia e del diritto alla difesa ex artt. 369 e 369 bis c.p.p.
Si trasmetta il presente provvedimento in copia, per l’esecuzione, a
Milano, _________ ore ___________
Il PUBBLICO MINISTERO
Consegnata copia per l’esecuzione al _________________________________________________
in data __________ alle ore ______________
_______________________________
(firma del ricevente)

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