IL GOVERNO AL LAVORO PER FERMARE I VIOLENTI
Mentre a Milano si fa la conta dei danni e un’altra ondata di violenza sembra pronta ad iniziare, mentre i genitori degli arrestati fanno la fila davanti alle questure ed Ilaria Salis esprime solidarietà ai violenti criticando le forze dell’ordine, il Governo prepara una serie di misure per rispondere alle crescenti preoccupazioni dei cittadini ed arginare la situazione prima che sfugga totalmente di mano.
Si è tenuta ieri una riunione di un vertice per la sicurezza con Giorgia Meloni, Piantedosi, Salvini, Lollobrigida e i principali esponenti del Governo mentre è prevista per oggi la riunione del Consiglio dei Ministri per varare nuovi strumenti legislativi con ulteriori restrizioni.
È un problema che riguarda ormai tutt’Europa dove sempre più evidente è il pericolo all’ordine pubblico che sta nascendo dalla saldatura tra gruppi estremisti di sinistra e immigrati di seconda e terza generazione che sembrano animati da una voglia di- struttiva senza precedenti.
In Francia il Ministro dell’Interno prevede di poter adottare forme di vero e proprio coprifuoco come se si trattasse di una situazione di guerra.
LE PROPOSTE AL VAGLIO DEL GOVERNO MELONI
In Italia la discussione all’interno della maggioranza è piuttosto chiara. Tutti i partiti della coalizione di governo non si limitano a condannare le violenze senza alcuna indulgenza verso i promotori e le loro presunte ragioni ma, soprattutto, vogliono adottare misure più restrittive.
I dati che vengono forniti danno l’idea di una ampia partecipazione di minorenni, in alcuni casi addirittura giovanissimi (il più giovane dei fermati ha 12 anni) che, malgrado le restrizioni ultimamente approvate, godono di una certa forma di impunità dovuta alla minore età.
Ed è proprio sui minorenni che si concentrerà l’azione del Governo. Giorgia Meloni immagina un ulteriore pacchetto di misure sul modello del decreto Caivano con una responsabilità oggettiva attribuibile alle famiglie dei colpevoli.
Si immagina anche un cambiamento delle regole di ingaggio della polizia per la tenuta dell’ordine pubblico durante le manifestazioni anche se questo è un tema piuttosto spinoso sul quale non è facile agire.
NESSUNA CITTADINANZA PER CHI DELINQUE
Per quanto provocatoria possa sembrare, desta un certo interesse la proposta di Salvini di prevedere che, in caso di responsabilità per disordini, il minorenne non possa più acquisire la cittadinanza italiana e l’espulsione immediata degli immigrati responsabili di tafferugli.
Una proposta che inquadra il cuore del problema e che determina chiaramente come la manovalanza della violenza sia da ricercare proprio nei “maranza”, immigrati di seconda generazione nati in Italia che hanno scelto di usare i privilegi della loro condizione di vita in una Nazione occidentale per distruggere la sicurezza delle città.
IL FILO ROSSO A SINISTRA
Ed è proprio la saldatura tra estrema sinistra e immigrati di seconda generazione a determinare il piano del rischio violenza che può diventare terrorismo se non fermata in tempo.
Una saldatura che non sembra, però, preoccupare la sinistra parlamentare da tempo impegnata nel tentativo di aggregare a sé il consenso di quelle fasce sociali.
Basti pensare alle parole di Sala, sindaco di Milano, che dopo le violenze ha attaccato la polizia e il Viminale e non i violenti che hanno devastato la città da lui amministrata.
IL DIFFICILE BILANCIAMENTO TRA DIRITTO DI PROTESTARE E BLOCCO DELLA VIOLENZA
Durante la Prima Repubblica, nella stagione degli anni di piombo, il Partito Comunista Italiano e la CGIL presero una linea chiara non solo di distanza ma anche di rottura con ogni tipo di violenza politica condannando sia i movimentismi studenteschi sia, a maggior ragione, il terrorismo. Una frattura sicuramente dolorosa che ebbe la sua chiara epifania nella cacciata di Lama, leader della CGIL, dall’Università.
Oggi la sinistra parlamentare e il sindacato guidato da Landini giocano su un piano inclinato nel quale cercare di far coincidere la generica condanna alla violenza con la necessità di ascoltare le ragioni dei violenti.
Una posizione che, da un lato favorisce la legittimazione politica dei violenti che il PCI e la CGIL cercarono di evitare in tutti i modi, dall’altro costruisce un muro difficilmente arginabile rendendo difficile un approccio con- diviso al contrasto al fenomeno.
Proprio la linea della chiarezza prima e della fermezza dopo adottata dal PCI e dalla CGIL durante gli anni di piombo favorirono l’adozione di soluzioni bipartisan contro i violenti.
Oggi questa soluzione sembra impraticabile. Il Governo si trova, quindi, solo nel contrasto alla violenza con tutte le limitazioni che ci sono in un contesto in cui l’opposizione potrebbe soffiare sui formalismi per contrastare ulteriori restrizioni e in cui il Presidente del Consiglio ha già aperto un fronte polemico con la magistratura dopo la sua dichiarazione di non voler aumentare i loro stipendi.
La porta è stretta ma certamente un go- verno di destra non può lasciare che la piazza venga occupata dai violenti senza agire.
Robberto Lamattina

