NOBEL PER LA PACEIl premio alla giurista sudafricana Navy Pillay

NOBEL PER LA PACE

Il Nobel per la pace 2026 è stato assegnato alla giurista sudafricana Navanethem Pillay.

«Ha contribuito con eccezionale coraggio e integrità a costruire un ordinamento giuridico globale più completo», si legge nelle motivazioni del Comitato norvegese per il Nobel.

Una vita per i diritti umani, Pillay ha ricoperto vari incarichi.

Tra gli altri quello di presidente della Commissione indipendente d’inchiesta dell’Onu sui territori palestinesi occupati, denunciando il genocidio a Gaza.

L’annuncio ha suscitato immediate e contrastanti prese di posizione nella comunità internazionale. Tra i primi a congratularsi con Pillay il Segretario generale dell’Onu, il Commissario per i Diritti umani delle Nazioni Unite, la presidente della Commissione europea e il premier spagnolo.

Dura, invece, la reazione israeliana: «Premiata la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno», si legge in una nota del ministero degli esteri.

Stesso tenore le dichiarazioni in un post su Truth dell’avvocato di Trump e da quest’ultimo ricondiviso.

Poco dopo è arrivato anche l’annuncio del Dipartimento del Tesoro Usa di sanzionare la Corte penale internazionale.

Anche in Italia vi sono state reazioni, polemiche e interrogativi.

PILLAY, LA CARRIERA E IL NOBEL

Nata a Durban da una famiglia di origini indiane, Pillay è stata la prima donna non bianca a esercitare la professione forense nella provincia del Natal nonché ad entrare nell’Alta Corte del Sudafrica.

In prima linea nella difesa degli attivisti antiapartheid, tra cui Nelson Mandela, successivamente è stata presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, giudice della Corte penale internazionale tra il 2003 e il 2008 e Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani dal 2008 al 2014.

Di recente ha guidato la Commissione indipendente dell’Onu per Gaza che ha accusato di genocidio Israele. Pillay ha saputo del conferimento del Nobel mentre era Norimberga, nel Palazzo di Giustizia, per una conferenza sul diritto penale internazionale.

«Spero non sia uno scherzo, voglio ancora verificarlo. Essendo un avvocato e un giudice, esigo prima le prove», avrebbe commentato con stupore e ironia.

Con riferimento alle sue indagini alla guida della Commissione indipendente del- l’Onu sul conflitto a Gaza ha dichiarato: «Molti mi rendono omaggio per il mio coraggio, ma perché mai ci vorrebbe coraggio per dire la verità? Si interpreta la legge e si esaminano i fatti per formulare decisioni imparziali».

«Se applaudite un pò più forte, forse potrei spartire il premio con lui», queste invece le sue dichiarazioni riferendosi alle rivendicazioni del presidente statunitense Donald Trump in merito alla risoluzione di conflitti internazionali.

LE REAZIONI

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha sottolineato che Pillay «ha dimostrato che la forza del diritto deve prevalere sul diritto della forza e che la difesa dei diritti umani è la garanzia più sicura contro l’ingiustizia».

«Dal suo lavoro in Sudafrica in difesa di Nelson Mandela e altri – ha aggiunto Guterres – al suo ruolo di giudice internazionale in casi relativi a crimini inter- nazionali, compreso il genocidio in Ruanda, al suo mandato come Alto Commissario per i Diritti Umani, alla presidenza della Commissione internazionale indipendente di inchiesta delle nazioni Unite sui territori palestinesi occupati ha dimostrato che la forza del diritto deve prevalere sul diritto della forza e che la difesa dei diritti umani è la garanzia più sicura contro l’ingiustizia».

Per l’Alto Commissario Onu per i Diritti umani, Turk, «il Nobel a Pillay in un momento in cui i diritti umani sono sotto attacco su molti fronti assume un significato profondo».

Messaggi di congratulazioni sono arrivati da più parti. Tra i primi quello del suo connazionale, il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa: «un Nobel che porta speranza in Sudafrica e in tutto il mondo», queste le sue parole.

Plauso anche da parte del primo ministro spa- gnolo Sancez e altri leader europei. Dura la reazione di Israe- le.

Il ministero degli Esteri israeliano ha diffuso una nota dai toni duri in cui cita il gerarca nazista, ministro della propaganda del Terzo Reich e braccio destro di Hitler:«Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay è la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele.

Ora che la commissione ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno».

Di analogo tenore critico la reazione diffusa sui canali social dal legale del presidente Trump: «il Comitato – ha asserito – si è coperto di vergogna in modo irreparabile sminuendo un premio un tempo prestigioso», definendo la giurista priva di credibilità istituzionale.

Poco dopo l’assegnazione del premio a Pillay il Dipartimento del Tesoro Usa ha annunciato sanzioni alla Corte Penale Internazionale.

In Italia l’assegnazione del Nobel ha innescato polemiche, sollevando interrogativi da parte del M5s sulla posizione del governo italiano rispetto alle questioni internazionali.

Il capogruppo M5s Piron- dini ha sottolineato come il riconoscimento non sia stato conferito al presi- dente americano Trump «nonostante la proposta avanzata in passato dalla premier Meloni, quando i rapporti tra i due leader erano particolarmente cordiali».

A suo avviso «il Nobel a Pillay costituisce un monito per quei leader che si rifiutano di definire chiaramente le situazioni di crisi e che non hanno mai utilizzato il termine genocidio in riferimento agli eventi nella Striscia di Gaza».

Netta presa di posizione da parte di Bonelli, deputato Avs: « Chiediamo al governo Meloni e al ministro Tajani di prendere le distanze dalle parole di Sa’ar».

Lucia Stefania Manco

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