«LO METTO NEL CEMENTO»Lopiano e Quaratino attinti da misure cautelari per estorsione

«LO METTO NEL CEMENTO»

Allo stato attuale ci sono 19 nomi conosciuti tra le persone coinvolte nelle indagini condotte dal PM Vincenzo Montemurro e coordinate dal Procuratore della Repubblica Camillo Falvo.

Ci permettiamo di dire “allo stato attuale” perché l’indagine sembra essere molto più corposa con un occhio di attenzione particolarmente attento rivolto dagli inquirenti nei confronti delle attività amministrative e degli appalti del Comune di Potenza.

I 19 nomi (Antonio Lopiano, Rocco Quaratino, Luigi Lopiano, Luciano Varrese, Paola Olivieri, Marco Cerverizzo, Vincenzo Albano, Orazio Colangelo, Salvatore Discianni, Francesco Carmine Giuzio, Federico Anna Stenta, Umberto Zara, Leonardo Lucia, Petro Metastasio, Carlo De Angelis, Gerardo Vaccaro, Raffaele Bartali, Angelo Pietrafesa, Gioele Santangelo) sono soltanto quelli per i quali la Procura ha chiesto al Giudice per le Indagini Preliminari Antonello Amodeo l’applicazione di una misura cautelare. In particolare la Procura della Repubblica aveva chiesto la custodia cautelare in carcere per i Lopiano e la custodia agli arresti domiciliari per tutti gli altri.

Il GIP ha applicato la custodia cautelare agli arresti domiciliari per i Lopiano, l’obbligo di presentarsi 3 volte a settimana alla Polizia Giudiziaria per Quaratino rigettando per tutti gli altri e riservandosi ulteriori misure all’esito degli interrogatori da fissarsi con separato atto.

IL BUSINESS DEI PANNI USATI

Le indagini alzano il velo su un sistema alquanto articolato e complesso che riguarda la Città di Potenza con imputazioni che vanno dall’estorsione alla corruzione, al centro delle quali ci sono da un lato alcune minacce e azioni violente, dall’altro la messa a disposizione di relazioni finalizzate a concludere e facilitare appalti con procedure irregolari.

I procedimento prende le mosse dalle denunce presentate da Paola Oliveri in merito alla raccolta degli indumenti usati nel Comune di Potenza. In questa vicenda entrano in gioco Rocco Quaratino (all’epoca dei fatti Consigliere Comunale eletto in Fratelli d’Italia e passato con Noi Moderati) e Antonio Lopiano che è il filo conduttore di tutta l’indagine. In particolare Quaratino e Lopiano avrebbero garantito la possibilità di mettere cassonetti ultronei rispetto a quelli previsti dal Comune di Potenza chiedendo in cambio compensi in denaro corrispondenti al numero di cassonetti posizionati.

Quando, ad un certo punto, l’accordo tra Olivieri e il duo si rompe, Lopiano e Quaratino pretendono il saldo di quanto richiesto con minacce fisiche e anche con la pretesa possibilità di fare intervenire la macchina amministrativa del Comune.

IL SUBAPPALTO DEL TRAUMA CENTER

Il secondo filone, emerso nel settembre 2025 parte dall’intervento dei Carabinieri presso l’esercizio Ingromarket a seguito delle dichiarazioni di Gianluca Manzi.

Quest’ultimo, infatti, riferiva di reiterate pressioni esercitate da Quaratino e Lopiano per invitarlo ad intervenire presso la società La Cascina (appaltatrice dei lavori del Trauma Center del San Carlo) per favorire una ditta da loro indicata per il subappalto di due milioni di euro. In particolare, hanno avuto modo di appurare gli inquirenti, le interlocuzioni con il Manzi, dopo un approccio tranquillo, si sono trasformate in minacciose.

Durante le indagini relative al subappalto del Trauma Center emergeva che Lopiano (che nel frattempo aveva rotto i rapporti con il Quaratino) insieme al padre cercavano di favorire l’impresa di Marco Cerverizzo per i lavori di pavimentazione.

Emergeva, inoltre, che Lopiano avrebbe coltivato un rapporto di utilità reciproca con Vincenzo Albano funzionario ACTA e RUP di un servizio sperimentale di raccolta porta a porta. In questa vicenda entra il voto di scambio con l’Albano che avrebbe favorito l’assunzione di Mazzarella presso il Pellicano Verde in cambio del sostegno elettorale promesso da Lopiano e Orazio Colangelo.

IL RUOLO DELL’ASSESSORE GIUZIO

Il Lopiano avrebbe, sempre secondo la prospettazione accusatoria, avuto un accordo criminale con l’assessore comunale Francesco Carmine Giuzio per l’affidamento dalla ditta Cerverizzo dei lavori di ristrutturazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica assegnato a Luigi Lopiano.

Secondo la Procura (che aveva chiesto la misura cautelare degli arresti domiciliari) l’assessore avrebbe turbato mediante collusioni la procedura amministrativa diretta a stabilire la scelta del contraente in una procedura negoziale con l’invito a tre operatori economici al fine di assegnare i lavori di ristrutturazione di un appartamento comunale al- l’impresa di Cerverizzo Marco.

In particolare Cerverizzo predispose il computo e l’offerta, partecipò agi in- contri, reperì Rocco San- tarsiero e, secondo le captazioni, promise utilita o migliorie.

Orazio Colangelo dipendente comunale e vicino ai Lopiano fece da tramite e contattò Giuzio che garantì sull’affidamento dell’appalto. Il tutto finalizzato ad un supporto elettorale.

Nella vicenda sarebbe coinvolto anche Vito Di Lascio che, però, non risulta tra i destinatari del provvedimento.

Su Giuzio il GIP ritiene che sia necessario procedere agli interrogatori ai sensi dell’art. 291 comma 1 quater cpp poiché “la più recente e consolidata giurisprudenza di legittimità esclude che il fatto, così come contestato e accertato nel corso delle indagini, assuma rilevanza penale” Le indagini accuratamente svolte dalla Procura della Repubblica suffragano le ipotesi investigative con intercettazioni telefoniche, riscontri nelle chat, osservazioni e pedinamenti oltre che con documentazione bancaria.

Massimo Dellapenna

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