IN 3 REGIONI DEL SUD, L’80% DEI COMUNI IN DISSESTOMaglia nera per Calabria, Campania e Sicilia. Serve un cambio di passo

IN 3 REGIONI DEL SUD, L’80% DEI COMUNI IN DISSESTO

Comuni italiani in dissesto finanziario, maglia nera per Calabria, Campania e Sicilia.

È qui che si concentrano il 63,6 per cento delle procedure di crisi nel complesso attivate e l’80,4 per cento dei dissesti dichiarati negli ultimi cinque anni.

È quanto emerge dalla Relazione al Parlamento della Corte dei Conti sui Comuni in situazione di crisi finanziaria negli ultimi cinque anni.

La magistratura contabile raccomanda una «riforma delle regole» che punti alla prevenzione piuttosto che alla gestione tardiva delle crisi. Massima attenzione, poi, verso le piccole realtà con meno di 5000 abitanti.

LA FOTOGRAFIA

Al 31 dicembre 2025 risultano 1448 procedure attivate, relative a 1033 Comuni (818 dissesti e 630 riequilibri). Attualmente sono interessati da una procedura di dissesto attivo 227 amministrazioni locali, mentre il numero di quelle coinvolte nelle procedure di crisi attive ammonta a 484.

Nel complesso, evidenzia la Corte dei Conti: «le crisi conclamate coinvolgono circa 6,5 milioni di abitanti e una massa passiva stimata in 6,2 miliardi di euro».

LE CRITICITÀ MAGGIORI

Nel documento si evidenzia che solo «il 16,1 per cento dei riequilibri avviati risulta concluso, mentre il 35,2 per cento è sfociato nel dissesto».

E ancora, si legge che «dei 23 dissesti dichiarati nel 2025, 14 erano stati preceduti da un riequilibrio non andato a buon fine».

Gli occhi sono puntati soprattutto sulla durata delle procedure: «solo il 17, 1 dei dissesti concluso, dal 2007, nel quinquennio previsto e 99 dei 227 dissesti ancora attivi che lo hanno superato». Una situazione che va attenzionata per la magistratura contabile perché il protrarsi delle situazioni di crisi può incidere sull’effettiva capacità degli enti di raggiungere un equilibrio finanziario stabile.

L’altra criticità riguarda la concentrazione territoriale.

La situazione peggiore è in tre regioni del Sud: Calabria, Campania e Sicilia. In Calabria il 54 per cento dei Comuni ha sperimentato almeno una procedura, in Sicilia il 41 per cento, mentre in Campania il 39 per cento.

Cosa c’è che non va? È colpa degli amministratori ‘incapaci’? «Nei territori più colpiti – secondo la Corte – le crisi non possono essere ricondotte solo alla gestione del singolo ente, ma riflettono fattori economici, sociali, organizzativi e istituzionali che interessano l’intero sistema multilivello, con una forte eterogeneità degli interventi regionali, tra sostegno finanziario, assistenza tecnica, fondi di prevenzione e sistemi autonomi di monitoraggio».

Che fare? Si suggeriscono interventi differenziati per le realtà locali. Il monito riguarda soprattutto le piccole realtà realtà locali, i 229 Comuni in crisi con meno di 5000 abitanti, dove appare «prioritario un affiancamento tecnico tempestivo».

Per i 47 enti con più di 30mila abitanti si punta su strumenti più strutturati, mentre per le realtà più grandi si guarda all’esperienza dei Patti con il Governo.

Una cosa è chiara, la scelta degli interventi deve tenere conto della natura e della gravità dello squilibrio.

LA RIFORMA DEL TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI (TUEL)

Bisogna voltare pagina, basta con la gestione tardiva delle crisi. La Corte richiama «l’esigenza – è scritto nel documento – di una riforma organica del Titolo VIII del Tuel che regola l’ordinamento, l’organizzazione e la finanza allo scopo di superare un sistema in prevalenza reattivo, uniforme e restrittivo».

Si tratta della sezione del Tuel che disciplina appunto gli enti locali deficitari o dissestati, stabilendo cosa succede e che procedure applicare quando entrano in crisi finanziaria.

Vi è, poi, la «necessità di integrare le banche dati BDAP e SIOPE+ in un archivio nazionale delle criticità». Altro punto evidenziato riguarda «l’adozione di indicatori trasparenti, differenziati e predittivi, collegati al ciclo di bilancio».

«L’obiettivo – si legge nella relazione – è passare dalla gestione tardiva della crisi a una politica di prevenzione e risanamento, fondata sulla tempestività, proporzionalità, affiancamento e responsabilità condivisa».

Lucia Stefania Manco

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