«NO A NUOVE ASIMMETRIE COMPETITIVE»
Siamo preoccupati per il modo in cui la riforma dell’artigianato sta prendendo forma.
Condividiamo l’allarme lancia- to da Confindustria attraverso la voce del vicepresidente nazionale Francesco Somma e del presidente della Piccola Industria, Fausto Bianchi, sulle possibili ricadute che non risparmierebbero nemmeno il nostro territorio».
Così il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco D’Alema, in merito alla legge di riforma dell’artigianato che prevede la possibilità di estendere fino a 49 addetti i limiti previsti per le imprese artigiane. «Non è in discussione – spiega il presidente – la volontà che anima il provvedimento di modernizzare il quadro normativo di riferimento per accompagnare l’evoluzione dell’impresa artigiana, tanto importante per l’economia lucana, ma bisogna essere molto cauti nel non generare nuove asimmetrie competitive tra imprese che operano sugli stessi mercati».
Per Confindustria Basilicata, se l’obiettivo della riforma è aiutare le imprese a nascere, investire, innovare, assumere e crescere, la risposta non può essere quella di allargare semplicemente il perimetro dell’artigianato.
«La concorrenza – incalza D’Alema – deve avvenire sulla produttività, sulla qualità, sull’innovazione, sulla capacità di investimento e sulle competenze.
Non sulla possibilità di scegliere, a parità di attività economica sostanziale, il regime normativo più conveniente.
A questo si aggiunge che non possiamo permetterci di costruire una riforma che, anche involontariamente, trasformi il costo del lavoro in uno strumento di competizione tra forme d’impresa».
Tra gli elementi critici da valutare, Confindustria Basilicata indica il diverso trattamento che può derivare dall’inquadramento delle imprese operanti in settori o mercati analoghi, in termini di differenziale del costo del lavoro, ma anche di sistemi di welfare e altri oneri collegati all’attività aziendale.
«Per questo – conclude D’Alema – non chiediamo di difendere un confine burocratico tra industria e artigianato ma una riforma che riconosca e premi la crescita, anzi- ché creare convenienze a evitarla. Per la Basilicata questo è ancora più importante.
Abbiamo bisogno di più imprese che investono, più imprese che esportano, più imprese che assumono e più imprese capaci di inserirsi nelle filiere nazionali e internazionali.
Non abbiamo bisogno di nuovi confini artificiali tra categorie produttive.
La nostra richiesta, quindi, è molto concreta: prima di ampliare il perimetro dell’impresa artigiana, il Governo quantifichi gli effetti della riforma sui diversi territori, sulla finanza pubblica, sul costo del lavoro e sulla concorrenza tra imprese».

