AL MUSEO DI MURO LE GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO

Ospiterà le scuole con il laboratorio “La capsula del tempo”, presso l’edificio cinquecentesco

Sabato 26 e domenica 27 settembre 2026 tornano in Italia le Giornate Europee del Patrimonio, la più estesa e partecipata manifestazione culturale d’Europa, promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata per l’Italia dal Ministero della Cultura.

Nel corso delle due giornate sono previste visite guidate, aperture straordinarie, convegni e tante altre iniziative che avranno luogo nei musei e nei luoghi della cultura pubblici e privati presenti su tutto il territorio nazionale.

Anche il Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano, domenica 27 settembre, dalle ore 17:00 alle 19:00, in occasione delle Giornate Europee dedicate al tema “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”,  ospiterà il percorso laboratoriale “La capsula del tempo”, rivolto alle bambine e ai bambini della scuola primaria.

(Immagine esemplificativa)

Il laboratorio, organizzato in collaborazione con l’associazione Archeoworking, è pensato per avvicinare i bambini all’archeologia attraverso il gioco, la creatività e l’immaginazione.

Sarà necessario portare con sé una scatola e prepararsi a viaggiare nel tempo: «Realizzeremo insieme un manufatto, compilando una vera scheda del reperto e lasciando un messaggio destinato a chi, un giorno, potrebbe ritrovarlo -rendono noto dal Museo- Sarà un modo divertente per scoprire come gli oggetti raccontano le persone, le comunità e il tempo in cui sono vissute, trasformando i bambini in piccoli archeologi del presente».

(Foto di eventi con scolaresche)

Il tema di quest’anno, “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”, invita a riflettere sulle sfide contemporanee legate alla conservazione dei beni materiali e immateriali, incoraggiando una responsabilità condivisa per tramandare la memoria storica alle generazioni future.

Il Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano nasce nel 2003, all’interno del prestigioso edificio cinquecentesco del Seminario Vescovile che costituisce, con la Cattedrale, l’Episcopio e la Curia un unico complesso monumentale che si sviluppa con l’adiacente Castello.

Sulla sommità dell’abitato di Muro Lucano si configura dunque una vera e propria acropoli. Istituito nel 1565 ad opera del Vescovo Filezio de Cittadinis, il Seminario di Muro Lucano è il più antico della regione.

Il percorso museale si snoda all’interno dei tre piani dell’edificio, secondo un criterio cronologico e topografico su una superficie complessiva di 980 mq. e comprende cinque sezioni.

La prima sezione è dedicata al Mestiere dell’Archeologo, allo scavo stratigrafico, alla decifrazione delle storie che la terra racconta a chi cerchi di interpretare il suo linguaggio. È stato ricostruito uno scavo stratigrafico, con gli strumenti dell’archeologo, mettendo in evidenza l’importanza delle relazioni tra i diversi strati del terreno, considerando i reperti contenuti in essi.

Una sezione stratigrafica riporta i livelli archeologici diversi pertinenti alle epoche più significative della storia della regione. Questo primo momento è specialmente dedicato ai ragazzi e alle scuole, per approcciare all’archeologia, dallo scavo ai reperti.

Seguono poi la seconda sezione, intitolata “Dalla Terra alle Genti: I Peuketiantes”, illustra i risultati degli scavi archeologici condotti negli ultimi due decenni nell’importante comparto territoriale del Marmo-Platano e, in particolare, nell’antico centro di Baragiano, che ricopriva un ruolo primario nell’organizzazione insediativa in età arcaica con la ricostruzione di un settore della necropoli in località Le Destre.

La terza sezione, intitolata “Un popolo guerriero: i Lucani” si sviluppa al secondo piano ed è relativa alla definizione dell’ethnos dei Lucani nel corso del IV secolo a.C. su un territorio abitato in precedenza da genti cosiddette nord-lucane, probabilmente identificabili con i Peuketiantes di Ecateo di Mileto.

In particolare, sono stati analizzati gli abitati fortificati di Baragiano e di Raia San Basilio di Muro Lucano, con l’esposizione dell’epigrafe del meddix Mais Arrios, le necropoli lucane di Vietri di Potenza e di Savoia di Lucania e il santuario della Mefite di Fontana Bona di Ruoti.

La quarta sezione è relativa alla romanizzazione del territorio e il titolo, ispirato a un noto passo del geografo di età augustea Strabone, è “… E ora i Lucani sono Romani”. Le élites locali imitano modelli di comportamenti politici, sociali e culturali presenti nella città di Roma, qui esemplificati dai monumenti funerari ricostruiti, come quello di Rufus proveniente da contrada Caselle, nel territorio di Muro Lucano (I secolo a.C.) o dal monumento funebre rinvenuto a Vietri di Potenza.

Altre epigrafi sono relative a stele e ad are realizzate quali piccoli monumenti funebri per personaggi residenti in villae o vici (agglomerati rurali) dell’area, da Bella, da Balvano, da Vietri di Potenza e da Pescopagano databili fra il I secolo a.C. e il II secolo d.C.

La quinta sezione “Momenti di vita in una villa romana imperiale” è relativa alle trasformazioni del territorio nella media e tarda età imperiale. Un’esemplificazione è la villa-palazzo di San Giovanni di Ruoti, di cui sono stati ricostruiti due ambienti con mosaico, una finestra bifora dell’alzato del secondo piano della grande sala absidata (praetorium).

Sono esposti anche reperti provenienti dalle ville dell’alta valle del Bradano, quali quelle di San Pietro di Tolve, San Gilio e Masseria Ciccotti di Oppido Lucano che si sviluppano lungo una delle più importanti strade della regione, il tratturo che collegava la Lucania all’Apulia. Quest’ultima villa ha restituito un importante mosaico figurato con le Stagioni e Aion (il Tempo Assoluto).

 

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