SE IL PD CRITICA BUBBICO
Per avere un’idea della questione petrolifera e, complessivamente, di quella energetica è necessario comprenderla uscendo dalla retorica. Noi stiamo provando a farla analizzando punto per punto il decreto legge del Governo Meloni e parlando di questioni di merito.
Nei giorni scorsi abbiamo ricordato che chi dice che il Governo nazionale commissaria le Regioni per le estrazioni dice semplicemente il falso.
Il Decreto non prevede nessun commissariamento, non elimina la procedura concordata, molto semplicemente prevede che l’intesa tra Stato e Regioni debba svolgersi in un tempo fisso trascorso il quale e dopo ulteriore sollecito, il Governo ha la possibilità di nominare un Commissario ad Acta con il compito di verificare le condizioni dell’intesa.
Per capirci ed uscire dai tecnicismi, un Governo Regionale che esprimesse motivatamente un diniego all’intesa, può serenamente farlo purchè lo faccia nei tempi previsti dalla normativa.
L’INTESA LA FECE BUBBICO
Il centrosinistra all’opposizione chiede a gran voce una discussione sulla questione. Una discussione che, però, troviamo surreale nei modi e nel merito.
Iniziamo con il dire che il Partito Democratico e le forze di centrosinistra “tradizionale” non possono rivendicare alcuna forma di verginità sul tema estrattivo e dovrebbero avere una certa coerenza logica nelle cose che dicono senza cancellare quello che è accaduto.
Le estrazioni petrolifere non sono iniziate oggi, non sono state autorizzate dal Governo Bardi e volute da Governo Meloni, sono iniziate qualche decennio fa.
All’epoca il Governatore della Regione Basilicata era Filippo Bubbico. Fu proprio Filippo Bubbico a volere gli accordi con le compagnie, se non furono soddisfacenti quegli accordi, se il Petrolio non ha avuto le ricadute sperate, le responsabilità sono da ascrivere esclusivamente a quegli accordi.
Il Partito Democratico e la sinistra intera non può immaginare di fingere che tutto ciò non sia accaduto. Dire, come qualcuno a sinistra fa, che il Petrolio non ha portato benefici alla Basilicata significa criticare proprio i loro governi e il Presidente Bubbico.
In realtà, per essere onesti, i primi accordi tra Regione ed ENI furono sottoscritti nel 1998, negli ultimi anni del Governo di centrosinistra guidato da Angelo Di Nardo nel quale Bubbico era Vicepresidente.
Gli accordi furono poi rimodulati nel tempo con 43 Delibere di Giunta volute dai governi di centrosinistra che hanno di volta in volta ridiscusso le destinazioni dei fondi messi a disposizione dall’azienda petrolifera.
Ogni qualvolta che c’è stato un problema di bilancio o un finanziamento da fare, la Sinistra che ha governato la Regione ha spostato parte dei fondi dovuti per compensazione ambientale verso le esigenze e le emergenze del momento.
Non è il petrolio, se vogliamo essere sinceri, a non aver prodotto sviluppo poiché oltre 20 miliardi di euro sono entrati in questi anni nelle casse della Regione Basilicata.
A non produrre sviluppo sono state le scelte fatte dal centrosinistra di prendere quei soldi e destinarli a coprire i buchi di bilancio.
Lo stesso centrosinistra che oggi accusa Bardi come se il mondo fosse iniziato adesso.
IL CENTRODESTRA HA MIGLIORATO GLI ACCORDI
Il Governo Bardi, appena insediato, ha migliorato molto gli accordi.
Non solo ha aumentato le somme che le compagnie devono dare alla Basilicata in tema di compensazioni ambientali ma ha avviato seriamente delle campagne di monitoraggio sulla salute, ha potenziato l’ARPAB, ha utilizzato le risorse per fare investimenti di lungo tempo. Investimenti che iniziano anche a produrre risultati importanti.
Secondo il dossier dei consulenti del lavoro elaborato sui dati Istat, infatti, la Regione Basilicata non solo ha incrementato nell’ultimo quinquennio il numero dei giovani che sono rientrati dall’estero ma è la Regione italiana che ha avuto il maggiore incremento.
Segno evidente che le politiche del lavoro si sono sviluppate in modo serio e che i risultati iniziano ad arrivare. Se a questo si aggiunge anche la ricerca che la Regione ha finanziato sulla salute dei lucani nell’area delle estrazioni, è chiaro che l’approccio del Governo Bardi è stato molto più serio.
LE VACUE PAROLE DI LACORAZZA
Come sempre accade, a sinistra prova ad ergersi a primo della classe Piero Lacorazza. In un ennesimo tentativo trasformistico della sua carriera politica, il capogruppo del Partito Democratico ha deciso di ergersi a paladino dell’ambiente.
Potremmo domani vederlo alla testa dei cortei no-triv, magari insieme a quelle stesse persone che oggi blandisce e che ieri gli rimproveravano di aver messo il tenente Giuseppe Di Bello a guardare la biblioteca dopo il caso dei pesci morti nella diga del Pertusillo.
Non ci meraviglieremmo di assistere a questa scena.
La coerenza si perde nella brevità della memoria dei social.
Nel merito il comunicato del primo della classe è un misto di banalità e di concetti sconclusionati. Una serie di contraddizioni che sono già interne al comunicato stesso che assomiglia ad un tentativo disperato di dire tutto e il contrario di tutto.
Nello stesso comunicato, infatti, il nostro Lacorazza, da un lato dice che “i poteri tra Stato e Regioni sono regolati dalla Costituzione, dalla giurisprudenza e dalle norme che si sono consolidate nel tempo, in quanto l’energia è materia concorrente” dall’altro critica il Decreto sull’energia dicendo che “la Meloni deve rispettare la Basilicata e Bardi deve chiarire”.
Ora noi non è che vogliamo essere molto rigorosi nell’utilizzo del principio di non contraddizione ma se i poteri tra stato e Regioni sono regolati dalla Costituzione in materia concorrente, cosa deve chiarire Bardi e in che modo la Meloni avrebbe mancato di rispetto alla Basilicata?
A noi non risulta una modifica del titolo V della Costituzione.
I rapporti tra Stato e Regioni non sono cambiati. Lacorazza continua, peraltro, con un terrorismo verbale senza limiti e destituito da ogni fondamento quando chiede a Bardi di dire se “si sta discutendo di Montegrosso (Brindisi di Montagna) o di fare qualche pozzo nel metapontino dove si produce la fragola oppure a Matera o nella sua prossimità o, ancora, nel Vulture, dove si produce l’Aglianico, e festeggiarne così il ruolo di Città del vino?
Oppure vogliamo mettere un pozzo nel parco naturale del Pollino?”.
Vogliamo tranquillizzare Lacorazza, gli accordi, le richieste per i permessi di ricerca e di estrazione non sono segreti, seguono il normale iter procedurale e sono pubblici, continuare a raccontare di rischi potenziali senza che esista alcun atto a supporto è solo terrorismo.
Se e quando verranno presentate richieste le si valuteranno caso per caso, come si è sempre fatto.
Noi, peraltro, siamo convinti che l’efficienza dimostrata dal Governo Regionale non produrrà nessun rischio commissariamento.
Siamo portati ad escludere che, fino a quando al governo ci sarà Bardi, la Regione possa superare i termini per dare il proprio motivato parere costringendo il Governo a nominare il commissario ad acta.
Massimo Dellapenna

