LEGGE ELETTORALE, OGGI IL VOTO FINALE
L’ Aula del Senato ha concluso, ieri, l’esame del testo di riforma di legge elettorale.
Discussi tutti gli emendamenti, oggi è attesa la votazione finale e poi il cosiddetto “Stabilicum” dovrà tornare alla Camera dei deputati per la terza lettura.
Tra le modifiche introdotte ci sono le preferenze con i capilista bloccati, la revisione della norma sulla raccolta delle firme e l’estensione ai caregiver del voto per i fuori sede. Cambiamenti anche per quanto riguarda il voto all’estero.
Le opposizioni in Aula hanno fatto appello alla Commissione di Venezia, contestando i tempi a ridosso delle elezioni del “cambio delle regole del gioco” da parte della maggioranza.
A pochi passi da palazzo Madama si è tenuto, inoltre, un presidio, organizzato da Alessandro Onorato, leader di Progetto Civico, contro la norma che prevede la raccolta di 6.000 firme in ogni collegio per chi non è già presente in Parlamento e vuole presentarsi alle politiche.
La novità più importante riguarda la previsione di un meccanismo di preferenze, bocciato in prima lettura a Montecitorio con voto segreto.
L’emendamento era stato presentato da Fratelli d’Italia. Il nuovo sistema prevede un premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 42 per cento dei consensi alla Camera e al Senato. Il tetto massimo è fissato a 220 deputati e 113 senatori.
Resta fermo il punto sull’obbligo da parte dei partiti al momento della presentazione del simbolo e del programma di indicare il candidato presidente del Consiglio dei ministri.
Con il via libera all’articolo 5 è previsto l’esonero dalla raccolta delle firme, per potersi presentare alle elezioni, per chi ha costituito un gruppo in almeno uno dei due rami del Parlamento al 31 dicembre 2025. Per chi invece ha un gruppo o una componente alla Camera o al Senato al momento della convocazione dei comizi, le firme da raccogliere so- no almeno 1500 per collegio.
Ne occorreranno ben 6.000 per chi non è presente in Parlamento. Per quanto riguarda il voto all’estero, approvato l’articolo 6 e respinti gli emendamenti delle opposizioni.
Le circoscrizioni sono accorpate, alla Camera scendono a due, mentre al Senato è prevista l’istituzione di un collegio unico nazionale che comprende l’intera circoscrizione.
Via libera anche all’articolo 8 sul voto fuori sede. La norma era stata introdotta alla Camera, la modifica al Senato riguarda l’estensione ai caregiver familiari. Affossati gli emendamenti delle opposizioni che prevedevano l’introduzione di meccanismi per rendere più accessibile il voto, ad esempio modalità online.
I fuori sede non potranno votare candidati nei collegi dei comuni di residenza, ma di domicilio. Punto quest’ultimo contestato dalle opposizioni, che vi hanno ravvisato uno sorta di sradicamento territoriale per l’elettorato oltre al rischio di accentuare disaffezione per la politica.
In Aula le opposizioni hanno fatto appello alla cosiddetta Commissione di Venezia (Commissione europea per la democrazia) che stabilisce che le leggi elettorali non devono essere modificate a ridosso delle elezioni per evitare “vantaggi di parte” o “confusione per gli elettori”.
A sollevare la protesta sono state soprattutto le nuove regole sulla raccolta firme. A pochi passi dal Senato, a Piazza Vidoni, si è tenuta una manifestazione organizzata dal leader di Progetto Civico e attuale assessore ai Grandi Eventi di Roma Capitale, Alessandro Onorato.
Vi hanno preso parte anche Giuseppe Conte, presidente del M5s e altri leader dei partiti di opposizione. A loro av- viso la norma è “antidemocratica”.
Lucia Stefania Manco

