CONTI PUBBLICI, ITALIA PROMOSSA
Né bocciatura, né salto di classe. Si mantiene sostanzialmente stabile il giudizio di Fitch, l’agenzia internazionale di rating, sui conti pubblici italiani, secondo le previsioni (BBB+ e outlook stabile).
Dal punto di vista dei mercati, almeno per ora, non cambia il quadro con cui gli investitori guardano ai nostri bilanci.
L’Italia resta dunque nella fascia di affidabilità riconosciuta ai Paesi con una situazione finanziaria complessivamente solida, ma con alcune vulnerabilità importanti.
La decisione arriva in un momento nel quale la stabilità dei conti pubblici italiani è diventata uno dei principali argomenti a favore del governo di Giorgia Meloni.
Dopo anni nei quali il debito, il deficit e la difficoltà di tenere insieme crescita e finanza pubblica hanno rappresentato una fonte costante di preoccupazione per i mercati, l’esecutivo rivendica una gestione più prudente dei conti.
Una valutazione che, anche prima del verdetto di Fitch, trovava riscontro nella relativa tranquillità con cui gli investitori stanno guardando al debito italiano.
Ma la conferma del rating non equivale a un’assoluzione. Il problema principale rimane quello di sempre.
L’Italia ha un debito pubblico molto elevato e una crescita economica troppo debole per ridurne rapidamente il peso.
È proprio questo il limite che continua a distinguere il nostro Paese dagli altri ex grandi malati della zona euro.
La fotografia internazionale è del resto cambiata. Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna hanno compiuto negli ultimi anni progressi importanti e i loro titoli di Stato non sono più considerati automaticamente più rischiosi rispetto a quelli dei grandi Paesi europei.
Il Portogallo, proprio nei giorni scorsi, ha ricevuto da Fitch un ulteriore miglioramento del rating. L’Italia invece rimane indietro soprattutto per la dimensione del debito e per le difficoltà a far crescere in modo stabile l’economia.
Il giudizio di Fitch arriva quindi anche come una sorta di pagella sulla capacità del governo di mantenere la rotta nei prossimi mesi.
La legislatura si avvicina alla sua fase finale e il tema dei conti pubblici sarà inevitabilmente intrecciato con quello politico.
La maggioranza può rivendicare la durata del governo e una maggiore continuità rispetto al passato, mentre l’opposizione continua a contestare la qualità della crescita e l’efficacia delle politiche economiche.
La stabilità politica, in questo senso, ha avuto un peso non secondario. Reuters ha sottolineato nei giorni scorsi come proprio la continuità dell’Esecutivo abbia contribuito a rassicurare gli investitori sulla gestione delle finanze pubbliche.
Ma la stessa analisi evidenzia anche il rovescio della medaglia e cioè che sul fronte delle riforme strutturali e della crescita, i risultati sono meno evidenti.
Sarà la partita dei prossimi anni. Tenere sotto controllo il deficit è necessario, ma non sufficiente.
L’Italia deve contemporaneamente finanziare il welfare, sostenere gli investimenti, affrontare i costi dell’invecchiamento della popolazione e trovare nuove occasioni di crescita.
Tutto questo con un debito che lascia al governo meno margini di manovra rispetto a molti altri Paesi europei. La conferma di Fitch non apre dunque una nuova fase.
Per quella serviranno una crescita più robusta e una riduzione credibile del peso del debito. Anche la reazione dei mercati, almeno nella giornata che precede il verdetto, racconta un’Italia osservata con attenzione ma senza particolare allarme: lo spread tra Btp e Bund si muoveva intorno agli 86-87 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano era intorno al 4,36-4,38 per cento.
La vera prova, quindi è quella che attende il governo nella prossima legge di bilancio e, soprattutto, quella che dovrà affrontare chi guiderà il Paese dopo le elezioni.
Lucia Serino

